Cronaca

Ammanchi per circa 35mila euro, patteggia la pena il direttore dell'ufficio postale

Ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione (pena sospesa) Ettore Mezzapesa, 56enne di Monteroni di Lecce, accusato di peculato continuato. L'uomo, direttore dell'ufficio postale di Salice Salentino, in via Dante Alighieri avrebbe sottratto, somma dopo somma, dalle casse dell'ufficio, una cifra vicina ai 36mila euro

LECCE – Ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione (pena sospesa) Ettore Mezzapesa, 56enne di Monteroni di Lecce, accusato di peculato continuato. L’uomo, direttore dell’ufficio postale di Salice Salentino, in via Dante Alighieri avrebbe sottratto, somma dopo somma, dalle casse dell’ufficio, una cifra vicina ai 36mila euro.

Sia l’accusa, dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta, che il gup Antonia Martalò che ha poi emesso la sentenza, hanno ritenuto congrua la richiesta di patteggiamento avanzata dal legale dell’uomo, l’avvocato Giampiero Tramacere. Una pena che ha tenuto conto, come evidenziato dal penalista leccese, dell’atteggiamento pienamente collaborativo e resipiscente di Mezzapesa, che già in sede di interrogatorio di garanzia dinanzi al gip Simona Panzera, che aveva emesso la misura cautelare nei suoi confronti (il 56enne a luglio era finito ai domiciliari).

Fino alla data del 27 maggio, in più occasioni, il dirigente dello sportello si sarebbe impossessato del denaro. In primavera, una segnalazione è giunta alla Procura, da parte dell’ufficio ispettivo locale delle Poste italiane, che ha spinto gli inquirenti a raccogliere elementi di prova e testimonianze. Grazie all’acquisizione della documentazione contabile e all’ascolto di numerose persone informate sui fatti, gli ispettori hanno accertato l’ammanco di contanti pari a circa 35mila euro, ai quali se ne sono aggiunti ulteriori 503, in monete. Nel corso di quel sopralluogo, l’indagato spiegò che quelle somme erano state sottratte per far fronte ad alcune spese, dettate da necessità personali.

Una tesi ribadita anche nel corso dell’interrogatorio. Al gip l’arrestato aveva ammesso di aver sottratto il denaro, spinto da impellenti necessità personali. Dopo i primi ammanchi il 56enne non era più riuscito a tirarsi fuori dalla grave situazione in cui era finito e a restituire il denaro. Una lenta e inesorabile discesa che lo aveva portato fino ai domiciliari prima e al patteggiamento dopo.

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