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Sabato, 20 Aprile 2024
Cronaca

M Slot rischia il tracollo. I dipendenti protestano per salvare le licenze

La società che noleggia slot machine, in virtù della vecchia interdittiva antimafia, corre il rischio di revoca della licenza. Oltre 60 posti di lavoro sono in bilico. I dipendenti: "Il prefetto dovrebbe intervenire perché quella misura non riguarda l'attuale amministrazione"

LECCE – La mafia non è di casa all’interno di M Slot srl., società capofila nella gestione e nel noleggio di slot machine. Lo hanno ribadito, per la seconda volta nel giro di pochi giorni, i dipendenti che si sono riuniti ai piedi della prefettura per sventare la chiusura della società e la perdita di oltre 60 posti di lavoro. Tanti sono, infatti, gli impiegati smistati tra vari settori (dall’amministrativo al commerciale) ma, se si considerano i collaboratori esterni e le società satellite che completano il quadro dell’indotto, il tracollo economico potrebbe causare danni considerevoli.

I lavoratori oggi speravano di incontrare le autorità prefettizie per chiarire un presunto equivoco che sta determinando la revoca della licenza per il noleggio delle macchinette. E per sottolineare che la tempesta giudiziaria abbattutasi sui precedenti amministratori (la famiglia De Lorenzis di Racale), culminata nella misura dell’interdittiva antimafia, non può ricadere né sugli attuali dirigenti, che fanno capo ad un trust, né sugli stessi dipendenti. Tanto meno alla luce della recente decisione del tribunale di Lecce, sezione del riesame, che è intervenuta sul profilo penale, escludendo il rischio di infiltrazioni mafiose. Nel marzo 2015, sul presupposto dell’assenza di mafia nelle imputazioni che riguardavano i precedenti proprietari, i giudici hanno infatti dissequestrato l’intero compendio aziendale e tutte le quote societarie, restituendole ai precedenti proprietari, quindi ad un soggetto “terzo” che, a detta degli stessi dipendenti, sarebbe una persona d’indiscutibile levatura morale.

Prima di lui, alla guida della società, si erano succeduti tre amministratori nominati dal prefetto, e successivamente due persone scelte dall’autorità giudiziaria, in concomitanza con le misure di custodia cautelare decise per gli ex soci del gruppo. Allo stato attuale, quindi, la vicenda segue due percorsi: quello giudiziario e quello amministrativo. Ed è proprio sul secondo profilo che i lavoratori hanno richiesto un intervento del prefetto e sollecitato la sensibilità delle istituzioni rispetto al concreto rischio che vadano in fumo altri 60 posti di lavoro. Rischio che diviene sempre più concreto, ogni giorno che passa.

Dalla prefettura, però, non è arrivata alcuna risposta. “Solo il prefetto può chiarire i motivi della revoca delle licenze ma ancora non siamo riusciti ad incontrarlo - spiegano Cosimo Scarlino , segretario provinciale Fapis ed Antonio Frasca, sindacalista Cisal - . Oggi un dirigente ci ha fatto sapere che dovremo aspettare fino a lunedì mattina, quando la prefettura diffonderà un comunicato relativo a questa vertenza”.

“La M Slot si trova in questa situazione da circa un anno a causa di una mera presunzione di attività illecita ed la misura preventiva riguardava soggetti che, ad oggi, nulla hanno a che vedere con la società, rinnovata nelle cariche e nella compagine societaria – spiega una lavoratrice -. Tuttavia è scattato un meccanismo che ha spinto le altre società a svincolarsi dalla nostra. Ed in manca di  un atto riabilitativo, da parte della prefettura, teso a chiarire la vicenda, M Slot sarà costretta a sospendere ogni attività. Una ventina di persone sono già state licenziate, negli ultimi mesi, ed è necessario fermare questa emorragia di posti di lavoro”.

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