Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

"Anguriopoli" mostra il suo vero volto alla Regione

Visita degli assessori Gentile e Stefàno alla tendopoli di Nardò e poi vertice in Provincia. Contratti regolari, diritti, caporalato come reato penale: gli immigrati alzano il tiro della protesta

Gli assessori Elena Gentile e Dario Stefano insieme alla responsabile di Finis Terrae, onlus impegnata nella Masseria Boncuri.

NARDO' - Se non fosse stato per la protesta animata e le denunce degli ultimi giorni sullo sfruttamento subito sui campi (sempre più neri) delle angurie a Nardò, oggi nella tendopoli di Masseria Boncuri ci sarebbero stati solo loro: 300 immigrati circa, ancora alle prese con il pizzo da pagare ai "caporali" per farsi trasportare all´alba nelle campagne e per poi tornare nella propria tenda, divisa con altre sette persone, nell´attesa di un pasto qualunque e del proprio turno per una doccia. Ovviamente fredda, perché questo passa il convento, anzi i fondi della Regione, del Comune di Nardò e della Provincia di Lecce che, l´anno scorso, hanno messo insieme una somma da destinare all´allestimento di una tendopoli quasi di fortuna, che ha avuto almeno il merito di aver strappato i braccianti alle lunghe notti trascorse sotto gli alberi.

Se il tempo trascorso non ha spazzato via il vecchio fenomeno del caporalato, vecchio quanto la storia delle lotte bracciantili in tutta la Puglia, almeno è servito per una definitiva presa di coscienza degli immigrati dei propri diritti umani e sindacali. Diritti che, forse, nemmeno immaginavano di poter rivendicare, sollevando un tale polverone di polemiche e rinnovata sensibilità. E il sole cocente d´agosto, quest´anno, ha illuminato la realtà di Masseria Boncuri così com´è: tutta da rifare o quasi.

Il colpo d´occhio delle tende (appena una ventina) allestite intorno al nulla, non sarà sfuggito agli assessori regionali del Welfare e dell´Agricoltura, Elena Gentile e Dario Stèfano, che hanno fatto capolino a Nardò prima di partecipare al vertice convocato in Provincia, con i sindacati, le istituzioni locali e le parti datoriali per discutere e risolvere il problema cardine dei contratti regolari: premessa necessaria per strappare i lavoratori alla tirannia (e alle minacce) dei caporali.

Senza un´anagrafe pubblica dei lavoratori stagionali, regolarmente iscritti ai Centri per l´impiego, cui le aziende possano attingere senza bisogno di altri intermediari, poi, non si va da nessuna parte, continua a ripetere la Cgil. "L´assunzione deve avvenire secondo il contratto provinciale dell´agricoltura che definisce anche le tabelle salariali", spiega il segretario della Flai-Cgil, Antonio Gagliardi a proposito del fatto che questi lavoratori non solo sono sprovvisti del certificato di assunzione telematico da esibire sui campi, in caso di controlli, ma non hanno mai visto una busta paga in vita loro.

E siccome dalla durata dei contratti (evidentemente fasulli) dipende anche la durata del permesso di soggiorno, "c´è stato chi si è visto rinnovare il contratto per soli quattro giorni" , raccontano gli stessi braccianti. Così come sbaglia chi vola con l´immaginario verso scene apocalittiche di barconi pieni di clandestini in cerca di fortuna: la maggior parte di queste persone, proviene da altre parti d´Italia, dove svolge altri lavori. Ci sono elettricisti e operai assoldati in imprese di altro tipo e persino uno studente del Politecnico di Torino, Ivan. Quello stesso Ivan minacciato di morte perché portavoce di una protesta troppo scomoda.

"Se il comune di Nardò, con il Piano sociale di zona parteciperà al nuovo bando promosso dalla Regione e che verrà presentato tra un paio di mesi, qualcosa potrebbe migliorare", ha sottolineato l´assessore Gentile. Sul piatto ci sono 700 mila euro per ogni ambito, immediatamente utilizzabili, che potrebbero servire ad "eliminare le baracche per restituire un po´ di dignità umana". "La nostra presenza non è di facciata perché abbiamo l´ambizione di diventare Puglia dei diritti - ha rassicurato Stefano - ma la costruzione di una nuova cultura della qualità del lavoro è difficile senza la collaborazione delle imprese". Più controlli e l´istituzione del caporalato come reato penale: è ciò che solleciterà al tavolo, invece, Gianluca Nigro della cooperativa Finis Terrae.

In Provincia la verità di Ivan: "Cinque euro per il trasporto, quattro per un panino".

"La crisi non può impedire che si rispettino i diritti umani". La frase pronunciata da Ivan, studente per vocazione e sindacalista per caso, resta come sospesa nell'aria, fluttuante tra i "se" e i "ma" che infarciscono il tavolo tecnico convocato a Palazzo Adorno a seguito del sopralluogo mattutino alla Masseria Boncuri degli assessori regionali Stefàno e Gentile. Certamente non un pour parler a scopi massmediatici ma un momento di confronto inderogabile, e fortemente richiesto dagli scioperanti, che ha almeno il merito di inchiodare alle sedie tutti i soggetti coinvolti in una vicenda che, al pari di quella degli "schiavi del fotovoltaico", svela, giorno dopo giorno, l'essenza del problema, il caporalato. Rispetto al quale non si può più voltare la testa dall'altra parte.

Gran parte del merito della protesta, determinata e pacifica, dei lavoratori di Boncuri è tutto qui ed è grande: Ivan e i suoi hanno capito che soltanto l'emersione del fenomeno nella sua gravità e complessità può portare a qualcosa di buono, anzi, di dignitoso. E per renderne conto, ripetono davanti a telecamere e microfoni quello che già hanno depositato in numerose denunce.

"Ci chiedono 5 euro per un viaggio di 1 chilometro e mezzo, 4 euro per un panino e, dopo una giornata di lavoro che inizia alle tre del mattino e finisce alle sette di sera torniamo distrutti con più meno 20 euro in tasca. Un amico che voleva risparmiare sul trasporto ha preferito andare a piedi al campo ma il giorno successivo non è stato più chiamato. Questo è un sistema sporco che sfrutta e discrimina". La dottoressa Mariano, inviata in rappresentanza del nuovo prefetto Giuliana Perrotta, ascolta con attenzione, prende nota, spesso annuisce.

Nella sala conferenze della Provincia, Ivan è confortato dalla presenza di una quindicina di compagni, e dai sindacalisti della Cgil ma precisa: "Abbiamo iniziato da soli, senza nessuno". Fuori una ventina di altri lavoratori immigrati che, per testimoniare la loro condizione, hanno scelto l'ora più calda di una giornata afosa. Ma se manca l'aria è anche perché, una volta di più, dal racconto di Ivan emerge la punta di iceberg che per troppo tempo ha galleggiato nelle acque dell'economia deregolamentata, nelle quali si addensano squali senza troppi scrupoli. Che non sono poi tanto diversi da quelli che infierivano sul bracciantato agricolo locale, ma che hanno aggiornato il catalogo dello sfruttamento avendo un gran fiuto per i tempi che corrono.

Sindacati, Provincia, Regione, Coldiretti (unica organizzazione datoriale presente) sono lì, ciascuno con la propria verità, ma nessuna sopravanza di un centimetro il peso delle parole di Ivan: i caporali - dice con sicurezza - anche oggi stanno facendo i loro affari. Fino a che qualcuno non li fermerà andranno avanti.


A cura di Marina Schirinzi e di Gabriele De Giorgi.

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