Anno giudiziario, riforma della prescrizione, il presidente Vetrone: “Soluzione frettolosa”

Il numero uno della Corte d’Appello di Lecce ha parlato dei rischi del “congelamento” dell’istituto e sulla giustizia locale ha dichiarato: “La situazione non è idilliaca ma le risposte sono state adeguate e apprezzabili”

LECCE - “Nessun cambiamento significativo nel sistema della giustizia locale. La situazione non è idilliaca, ma ciò non toglie che, pur a fronte d’innegabili disfunzioni, la magistratura del distretto leccese è riuscita anche nel periodo in esame ad assicurare ai cittadini una risposta di giustizia adeguata e qualitativamente apprezzabile”.  Lo ha dichiarato il neo presidente della Corte d’Appello di Lecce Lanfranco Vetrone in occasione della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è celebrata in mattinata nel Palazzo di giustizia di viale Michele de Pietro: “Se vi sono ancora in questo distretto luci e ombre, ciò accade non diversamente da come accade nell’intero territorio nazionale e soprattutto, risente della mancata soluzione di problemi che si pongono oltre i limiti di questo ambito di giurisdizione”, ha aggiunto, soffermandosi su una delle questioni, tra le più dibattute degli ultimi tempi: la legge che ha introdotto nel nostro ordinamento il congelamento dei termini di prescrizione (l’istituto che decide l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo) con la pronuncia della sentenza di primo grado (di condanna o di assoluzione) o del decreto penale di condanna.

Ed è stata proprio questa una delle ragioni per le quali la Camera penale di Lecce ha indetto giorni di astensione dalle udienze e ha deciso di non partecipare alla cerimonia nell’aula magna del Tribunale, come annunciato ieri, al termine dell’Assemblea.

Riforma sulla prescrizione, “soluzione frettolosa”

“Se è vero che l’esigenza della norma è stata quella di evitare che crimini, anche gravi e di grande allarme sociale, rimangano impuniti, la soluzione prescelta appare frettolosa, giustificata dalla necessità di adeguare il nostro ordinamento giuridico a quello degli altri paesi europei (senza però tenere conto delle peculiarità del nostro sistema giustizia): non è ammissibile che la riforma si limiti a mantenere artificialmente in vita un processo moribondo”. Insomma, secondo il presidente Vetrone, il rischio è che  – nell’attuale sistema giudiziario, pressato da un numero esorbitante di processi, con risorse non adeguate e caratterizzato da meccanismi processuali spesso farraginosi che incoraggiano le tattiche dilatorie – i tempi di definizione diventino inevitabilmente molto più lunghi, abbandonando il cittadino (anche dopo una prima sentenza assolutoria) nella condizione d’imputato per un tempo indefinito, con ricadute negative sia sull’imputato, penalizzato sul piano sociale, lavorativo, familiare, di carriera, che sulle vittime del reato, destinate a patire in attesa del miraggio del risarcimento del danno.

Secondo il numero uno della Corte d’Appello, bisognerebbe lavorare su riforme processuali sistematiche e coerenti in funzione dell’eliminazione dell’arretrato, sullo snellimento dei ruoli, sulla depenalizzazione e sulla riduzione dei tempi di definizione dei processi; in alternativa, ricorrere di più al sistema del “doppio binario” che prevede un raddoppio dei termini per alcune tipologie di reato, attraverso l’ampliamento del catalogo dei delitti che, in un determinato momento storico, la sensibilità sociale e politica avverte di maggiore impatto e allarme ed in relazione ai quali ritiene irrinunciabile giungere all’accertamento della responsabilità, alla punizione del colpevole e al ristoro della vittima (per tali crimini i termini di prescrizione potrebbero essere differenti, significativamente più lunghi)”. In ogni caso, secondo il presidente, c’è il tempo per poter adottare opportuni aggiustamenti perché, considerato che la nuova disposizione varrà solo per i reati commessi dopo la sua entrata in vigore, la “sterilizzazione” della prescrizione opererà concretamente tra anni (dopo il termine massimo di prescrizione per le contravvenzioni).

I progetti, passati e futuri: dalla Cittadella al programma di riqualificazione energetica

Il neo presidente ha annunciato il suo interesse a proseguire il progetto sulla realizzazione della “Cittadella della giustizia”, di cui si discute da anni e per la quale è stata individuata un’area confiscata in località Caracci, in via Adriatica, a Lecce. L’iniziativa sembrava essere giunta a un punto di svolta con la sigla del documento, nel febbraio 2018, fra il suo predecessore Roberto Tanisi, il procuratore generale Antonio Maruccia, il ministero della Giustizia, l’Agenzia del Demanio, l’Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Comune di Lecce, Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche per Campania, Molise, Puglia e Basilicata.

Ma il progetto è ancora fermo. Proprio per questo, lo scorso ottobre, è stata inviata una nota a Roma per sollecitare soluzioni urgenti ai problemi logistici che interessano gli uffici giudiziari di Lecce, la Corte d’appello e Tribunale ordinario, divisi, fra penale e civile in due edifici separati, uno dei quali in affitto.

C’è poi un’altra iniziativa resa nota durante la cerimonia: un “Programma di riqualificazione energetica” finalizzata al risparmio energetico, alla tutela dell’ecologia, a migliorare il confort e la salubrità degli ambienti (con l’installazione di infissi di nuova generazione a tenuta termica ed acustica, pannelli solari fotovoltaici coibentazione di pareti e solai che non permettano scambio termico, o vibrazioni, usando materiali non perniciosi per la salute) nell’immobile di viale de Pietro, di cui è proprietario il Comune di Lecce. Il progetto è stato presentato lo scorso ottobre al sindaco, perché veicolasse la proposta alla presidenza della Giunta dell’Ente Regionale.

Vetrone: “Nel distretto di Lecce, il quadro è incoraggiante”

Ha lanciato un messaggio positivo e di fiducioso sul futuro, il presidente Vetrone: “Nel distretto di Lecce il quadro complessivo è incoraggiante ma, in prospettiva, è ancora possibile migliorare, purché al nostro rinnovato impegno si accompagni una seria politica delle risorse, che abbia attenzione all’amministrazione della giustizia”.

Ha chiuso così il suo discorso, con le parole di Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto che è stato anche magistrato, quando affermò che ciascun magistrato “nella sua lunga carriera, incontra migliaia di cittadini come imputati, come parti offese, come testimoni, come attori e convenuti. Naturalmente, non ricorderà quasi nessuna di queste persone. MA ciascuna di queste… ricorderà quell’incontro… Indipendentemente dal fatto che abbia avuto torto o ragione, ricorderà e giudicherà il suo giudice, ne valuterà l’equilibrio o l’arroganza, il rispetto oppure il disprezzo per la persona, la capacità di ascoltare le sue ragioni oppure l’ottusità burocratica, l’imparzialità oppure il pregiudizio. Ricorderà, soprattutto, se quel giudice gli ha fatto paura o gli ha suscitato fiducia. Solo in questo secondo caso ne avvertirà e ne difenderà l’indipendenza come una sua garanzia, così come una garanzia dei suoi diritti di cittadino. Altrimenti – possiamo esserne certi – egli avvertirà quell’indipendenza come il privilegio di un potere odioso e terribile”.

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