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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Annullare i debiti grazie alla legge “Salva suicidi”: ecco come funziona

Famiglie indebitate e imprese in crisi, soprattutto al Sud. Gli strumenti per risollevarsi ci sono, tra questi la legge cosiddetta “Salva suicidi”. Ma come funziona? Chi può beneficiarne? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Antonio Manco, gestore della crisi da sovraindebitamento

LECCE - Dipendenti e pensionati che non arrivano a fine mese, anche a causa di cessioni e pignoramenti di stipendio e pensione; imprenditori subissati di debiti con banche e con l’Agenzia delle Entrate; mutui divenuti insostenibili; società di recupero crediti che chiamano a qualunque ora del giorno; aste giudiziarie sempre più affollate di immobili che verranno il più delle volte svenduti a prezzi risibili: sono tante le casistiche che indicano i sintomi del sovraindebitamento.

Spesso chi vive tali situazioni lo fa in silenzio, talvolta rassegnato, talvolta subendo il peso dei sensi di colpa, quasi sempre sentendosi intrappolato in una condizione che va ben oltre le proprie forze.

Tuttavia, gli strumenti per uscire dall’angolo ci sono e, tra i più importanti, spicca la legge cosiddetta “Salva suicidi”, entrata in vigore nel 2012 ma a cui in pochi ancora ricorrono. Come funziona e chi può beneficiarne? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Antonio Manco, dello studio Metodo Legale, gestore della crisi da sovraindebitamento.

In cosa consiste la legge “Salva suicidi”?

“E’ la legge numero 3 del 27 gennaio 2012 con la quale, per la prima volta, si è tentato di affrontare in maniera sistematica la grossa problematica dell’indebitamento privato, sia per consumatori che per piccole imprese, autonomi e professionisti.

Il principio di base è che un indebitamento privato fuori controllo rappresenti un rischio anche per la collettività; la soluzione indicata dalla legge è quella di dare una seconda chance ai soggetti ritenuti meritevoli, i quali potranno accedere all’istituto dell’esdebitazione (cioè la cancellazione dei debiti) una volta approvato ed attuato un piano di risanamento”.

In cosa consiste questo piano? Può farci degli esempi?

“In estrema sintesi, un piano è un progetto per il risanamento di tutti i debiti che fanno capo ad un individuo o a nucleo famigliare, in base a quelle che sono le effettive possibilità economiche e finanziarie del debitore.

Gli esempi di chi può accedere a un piano di questo genere possono essere davvero tantissimi e le situazioni molto varie.

Può darsi il caso dell’artigiano che, dopo aver cessato la propria attività, si ritrova a dover affrontare cartelle di pagamento per debiti sproporzionati rispetto alle proprie possibilità economiche.

Ci sono piccoli e medi imprenditori (per esempio nel campo della ristorazione) che hanno sofferto le chiusure da lockdown e ora hanno davanti montagne di debiti con fisco e banche.

Oppure c’è il dipendente o il pensionato che ha troppi finanziamenti sulle spalle, il più delle volte perché mal consigliato in fase di consulenza al credito: si trova così a dover pagare, ogni mese, rate su rate per mutui, cessioni del quinto, finanziamenti, carte di credito, magari pignoramenti sullo stipendio.

Ma gli esempi possono ancora essere tantissimi: nella mia esperienza sono molto frequenti i casi di persone divorziate che, proprio a seguito dello scioglimento dell’unione matrimoniale, hanno cominciato a subire un progressivo tracollo finanziario; oppure ludopatici che hanno sperperato intere fortune con le slot machine; o, ancora, uomini e donne che hanno perso il proprio posto di lavoro o hanno dovuto trascurare la propria attività professionale magari a causa di malattie proprie o di famigliari.

Gli esempi fatti hanno tutti almeno un elemento in comune: i debiti contratti sono eccessivi e sproporzionati rispetto alle reali possibilità di chi è obbligato a pagarli. Un buon piano di risanamento è quindi finalizzato a ristabilire un valido equilibrio fra quanto si deve restituire e quanto può essere restituito nella realtà”.

Quali requisiti sono necessari per accedere alla legge?

“Bisogna che alla base vi sia un giudizio di meritevolezza del debitore. Ciò significa che quest’ultimo non deve essersi indebitato, oltre le proprie capacità di rimborso, in maniera consapevole e volontaria. Questo però non significa che chi ha contratto debiti debba necessariamente essere ritenuto esente da colpe. È anzi abbastanza comune che i soggetti sovraindebitati abbiano commesso degli errori, talvolta anche gravi, nella propria vita finanziaria. Tuttavia, giustamente, la legge non tollera casi di indebitamento fraudolento, doloso o gravemente colposo.

È consigliabile, in ogni caso, farsi consigliare da esperti del settore. Chiunque di noi è di solito un pessimo giudice di se stesso e ciò vale ancora di più in questa materia”.

Attraverso questa legge, fino a quanto può essere annullato il debito?

“Dipende. La percentuale di possibile riduzione del debito va da 0 a 100, ovviamente ogni caso necessita di una valutazione specifica.

In casi estremi si può infatti annullare l’intero debito senza esborso di denaro, fatte salve le spese di procedura. All’estremo opposto vi sono i casi in cui i debiti non vengono affatto falcidiati, bensì razionalizzati mediante la previsione di rate sostenibili.

In tutte le ipotesi, però, è necessario raggiungere un giusto equilibrio fra le ragioni del debitore e quelle dei creditori, sicché, di norma, le percentuali di riduzione sono molto diverse e variano in base alle circostanze”.

Il debitore deve necessariamente vendere tutto quel che possiede?

“In linea di massima no, ma bisogna verificare caso per caso.

Certamente, nell’ipotesi di debiti non derivanti da attività lavorativa, la legge non prevede più, dopo le ultime riforme, la necessità di valutare l’alternativa liquidatoria (ovvero la possibilità di vendere i beni di proprietà) rispetto al piano di risanamento. Questa certamente è una notizia confortante per i consumatori. Resta però ferma la necessità di una analisi preliminare, da parte di un professionista con i giusti titoli ed esperienza, della situazione economica e patrimoniale del debitore. In altre parole, il consumatore potrà preservare il proprio patrimonio, ma è comunque importante non sottovalutare le legittime ragioni dei creditori.

Più complesse e, per certi versi, più interessanti sono le valutazioni da fare quando le problematiche riguardano le imprese”.

Come funziona il risanamento delle imprese in crisi?

“Normalmente comporta un processo più articolato sul piano strategico di lungo periodo, rappresentando un’opportunità fondamentale per permettere non solo la sopravvivenza, ma anche la rinascita di un’economia stagnante come quella del Sud d’Italia.

In questo senso la legge 3/2012, ma anche il nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza (che entrerà presto in vigore), sono strumenti importanti, da non sprecare. L'avvocato Antonio Manco-4

Talvolta la legge 3 viene vista come l’ultima spiaggia prima del tracollo economico, oppure, addirittura, allorché se ne faccia un abuso, un mezzo usato dai furbi per farla franca rispetto ai propri impegni. Tuttavia, se correttamente interpretati e applicati, sia la legge 3/2012 che il nuovo Codice della crisi possono costituire l’occasione per rimettere un’impresa nuovamente in piedi, su basi più solide e con prospettive più ambiziose.”

Quindi la Legge 3/2012, oltre ad un risanamento dei debiti può condurre ad un rilancio dell’impresa in difficoltà?

“Si, certamente. Pensi ad esempio ad un accordo di ristrutturazione che coinvolga i creditori in un piano di rilancio generale dell’impresa in crisi. Piuttosto che perdere tutto e costringere alla chiusura un loro partner, i creditori (compresa Agenzia delle Entrate) saranno ben disposti ad accordare uno sconto sui propri crediti o a dilazionare le somme in maniera conveniente per il debitore, ciò tuttavia sulla base di un piano di risanamento che sia per loro convincente. In tale contesto ha poi un ruolo fondamentale il giudice, il quale, in certi casi, potrà addirittura “costringere” i creditori ad accettare il piano proposto da parte dell’impresa debitrice.

Anche la liquidazione del patrimonio, extrema ratio, può, in qualche misura, essere indirizzata ad un risanamento dell’impresa e non, banalmente, alla sua cessazione. Ma forse il discorso diverrebbe troppo lungo in questa sede.

Ad ogni modo, un buon piano richiede un lavoro di squadra, che coinvolga l’imprenditore, i creditori e altri professionisti per la realizzazione di un business plan realistico e ambizioso”.

Tornando a problematiche più immediate. C’è speranza per chi si è già visto pignorare l’abitazione e rischia di perdere la casa in asta pubblica?

“Quella delle aste giudiziarie è una tematica piuttosto delicata. Chi perde i propri beni in una vendita giudiziaria non raramente vive tale evento come un fatto ingiusto e umiliante. Ciò anche perché i beni ceduti in asta vengono spesso venduti a prezzi molto bassi e insufficienti per ripagare i debiti, con insoddisfazione anche dei creditori.

In tale contesto gli strumenti della legge 3/2012 possono venire in soccorso: in alcuni casi èpossibile presentare un piano che, se approvato dal Giudice, permetta di scongiurare la vendita in asta dell’immobile; nei casi peggiori, sarà perlomeno possibile procedere alla liquidazione del bene con effetto esdebitativo, dunque cancellando la eventuale parte residua dei debiti eccedenti il prezzo di realizzo dei beni venduti”.

Qual è il caso, più importante, che ha trattato sinora?

“Forse non è il caso più importante, ma una piccola storia che mi sta particolarmente a cuore.

Si tratta di una coppia di pensionati: lei, affetta da una malattia degenerativa, ha dovuto sostenere molte spese per pagare viaggi e visite specialistiche. Lui, dal canto suo, le è sempre rimasto eroicamente vicino. Sono entrambe persone semplici e oneste ma, nella loro disperata ricerca di denaro, si sono a volte affidate a gente poco professionale e senza scrupoli. Ne sono scaturiti finanziamenti troppo onerosi e senza neppure che vi fossero i requisiti minimi di finanziabilità. La cosa ammirevole è che questi signori hanno sempre onorato i propri debiti, fino al punto di togliersi letteralmente il pane di bocca. Tuttavia, giunti allo stremo, e prima di farsi pignorare la piccola e modesta casa di abitazione, hanno trovato le forze per rivolgersi alla Giustizia”.

In base alla sua esperienza, come giudica l’operato del Tribunale di Lecce?

“Per quella che è la mia esperienza, il Tribunale di Lecce è molto avanti rispetto all’applicazione della normativa sul sovraindebitamento.

Innanzitutto, i tempi di approvazione dei piani sono soddisfacenti se confrontati con distretti di tribunale di altre Province. Inoltre, sin da subito, i giudici salentini sono apparsi ricettivi rispetto alla normativa e alle diverse riforme susseguitesi nel tempo, attenti a salvaguardare i delicati equilibri che vi sono fra le ragioni dei creditori e quelle dei debitori”.

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