Anziano carbonizzato in casa, disposta perizia psichiatrica per il figlio

Il 6 novembre, il giudice Gallo assegnerà a uno specialista il compito di accertare se Vittorio Leo fosse “lucido” quando diede fuoco al genitore

COLLEPASSO - Sarà una perizia psichiatrica a stabilire se Vittorio Leo, agente immobiliare 48enne di Collepasso fosse capace di intendere e di volere quando lasciò morire il padre Antonio, di 89 anni, arso dalle fiamme nella villetta di famiglia.

Nelle scorse ore, il gip Giovanni Gallo, su richiesta del pubblico ministero Luigi Mastroniani, ha fissato per il 6 novembre l’incidente probatorio, durante il quale sarà assegnato allo specialista Domenico Suma il compito di svolgere gli accertamenti ritenuti necessari a chiudere l’inchiesta.

Era il 29 maggio scorso, quando i carabinieri giunsero nell’abitazione trovando il corpo carbonizzato dell’anziano. Ad allertarli, dopo quasi cinque ore dal decesso, fu proprio il figlio che, per sua stessa ammissione, nel frattempo pulì casa e per rilassarsi mangiò un piatto di pasta.

Dopo l’arresto in carcere con l'accusa di omicidio volontario, durante l’interrogatorio, l’indagato davanti al giudice Gallo confermò la versione già resa davanti al pm e ai militari: “Si è trattato di un incidente. Non volevo ucciderlo. Ma quando il corpo di mio padre ha preso fuoco, sono rimasto immobilizzato dal panico. Alcuni momenti neppure riesco a ricordarli”. Insomma, stando al suo racconto, il genitore, con il quale aveva un rapporto conflittuale, si trovava ai fornelli per cucinare, e in reazione a un’offesa ricevuta, gli lanciò addosso l’alcol contenuto in una bottiglietta utilizzata in quel momento per medicare una ferita. Le fiamme raggiunsero così la vittima che si trascinò in bagno cercando invano di spegnerle.

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