menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Anziano carbonizzato in casa, il figlio resta in carcere. Il gip: “Voleva ucciderlo”

Secondo le indagini, l’omicidio fu preterintenzionale. Per questo, il 48enne di Collepasso aveva chiesto un’attenuazione della misura, ma il giudice gliel’ha negata

COLLEPASSO - Resta in carcere Vittorio Leo, il 48enne di Collepasso che provocò il decesso del padre Antonio, lanciandogli del liquido infiammabile mentre era ai fornelli intento a preparare il pranzo.

Il giudice Giovanni Gallo, lo stesso che nove mesi fa dispose il suo arresto, ha rigettato la richiesta di un’attenuazione della misura ai domiciliari avanzata dall’avvocato difensore Francesca Conte, all’esito delle indagini secondo cui l’omicidio non fu volontario, come ipotizzato inizialmente, ma preterintenzionale. In altre parole, secondo il pubblico ministero Luigi Mastroniani, il magistrato titolare del fascicolo, Leo non aveva intenzione di uccidere il genitore, ma non fece nulla per impedirne l’evento, così come lo stesso indagato raccontò al gip Gallo durante l’interrogatorio di garanzia, giustificando il mancato soccorso nello stato di angoscia che lo invase e lo paralizzò.  

Leo riferì che, durante l’ennesimo litigio, gli lanciò addosso l’alcol contenuto in una bottiglietta con il quale si stava medicando una ferita, e che a contatto con le fiamme provocò una vampata di fuoco mortale.

Ma il giudice continua a considerare anche oggi l’indagato inattendibile, oltre che lucido e determinato come emerso dalla perizia psichiatrica redatta dallo specialista Domenico Suma, per diverse ragioni. Tra queste, ci sono quella di non aver aiutato il padre e di aver pulito casa, mangiato un piatto di pasta e riposato sul divano dopo la sua morte, prima di allertare i soccorsi, e le dichiarazioni che rilasciò ai carabinieri appena giunti in casa: “Comandante salite in casa, mio padre è morto, venite a vedere cosa ho fatto… non ce la facevo più a sentire le lamentele di mio padre, oggi non ce l’ho fatta più, prima abbiamo litigato, poi ho preso una bottiglia dell’alcol e poi ho acceso con la fiamma, e poi non mi ricordo più… non so nemmeno io perché l’ho fatto, è stato un momento e tutto è finito”.

Secondo il gip, il movente risiede proprio nell’odio maturato negli anni da Leo nei confronti del genitore e ci sarebbe il rischio che quel sentimento possa spingerlo a commettere gesti simili nei riguardi di altri familiari o persone a lui vicine.

Nei prossimi giorni, il difensore presenterà appello al Tribunale del Riesame.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

LeccePrima è in caricamento