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Anziano lasciato morire carbonizzato in casa, a processo il figlio

Disposto il rinvio a giudizio di Vittorio Leo, l’agente immobiliare 49enne di Collepasso accusato di aver provocato la morte del padre Antonio, di 89 anni. Risponderà di omicidio preterintenzionale

COLLEPASSO - “Si è trattato di un incidente. Non volevo ucciderlo. Ma quando il corpo di mio padre ha preso fuoco, sono rimasto immobilizzato dal panico”. Si difese così, dopo il suo arresto, Vittorio Leo, l’agente immobiliare 49enne di Collepasso (nella foto) accusato di aver provocato la morte del padre Antonio, di 89 anni,Vittorio Leo-4 lanciandogli, in segno di stizza, l’alcol contenuto in una bottiglietta mentre era ai fornelli per preparare il pranzo. Ed è questo che l’uomo ribadirà, attraverso il suo avvocato, Francesca Conte (nella foto), a partire dal 16 giugno nel processo davanti alla Corte d’Assise di Lecce. In aula, non ci saranno parti civili: la sorella dell’imputato (persona offesa nel procedimento con l’avvocato Elvia Belmonte) ha comunicato la volontà di non costituirsi, nell’udienza preliminare discussa in mattinata dinanzi al giudice Cinzia Vergine.

Dal banco degli imputati, Leo dovrà difendersi dal reato di omicidio preterintenzionale sostenuto nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Luigi Mastroniani,titolare del fascicolo. Inizialmente, il reato ipotizzato era di omicidio volontario, ma al termine delle indagini, il magistrato concluse che il 49enne non aveva intenzione di ammazzare il genitore, sebbene non fece nulla per impedirne l’evento.

Proprio sulla scorta di queste valutazl-avvocato-francesca-conte-2-2-2ioni, lo scorso febbraio, il difensore aveva avanzato richiesta di attenuazione della misura cautelare al gip Giovanni Gallo che però la respinse per una serie di ragioni: dal mancato aiuto ai comportamenti avuti da Leo subito dopo il decesso, come quelli di aver pulito casa, mangiato un piatto di pasta e riposato sul divano, prima di allertare i soccorsi, e le dichiarazioni rese dallo stesso ai carabinieri appena giunti in casa.

Il gip lasciò in carcere Leo, considerando inoltre che il movente risiedesse nell’odio maturato negli anni nei confronti della vittima e che ci fosse il rischio di reiterazione del reato nei riguardi di altri familiari o persone a lui vicine.

Ora la stessa istanza (di attenuazione della misura) è al vaglio del giudice Vergine, la cui decisione è attesa nelle prossime ore.

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