Cronaca

Anziano legato e rapinato in casa: i complici pentiti inchiodano l'ideatore

Luigi Rizzello, 19enne di Patù, arrestato in quanto ritenuto promotore dell'assalto in casa di un 72enne di Montesardo di cui sembra che conoscesse le abitudini. Tre giovani marocchini coinvolti nella vicenda hanno confessato ai carabinieri. Al vaglio la posizione di un quinto soggetto

TRICASE – Sarebbe l’ideatore della rapina e avrebbe coinvolto tre sue amici, marocchini, dopo aver lasciato intendere di conoscere dettagli utili. Di quell’uomo di 72 anni di Montesardo, frazione di Alessano, Luigi Rizzello, 19enne di Patù, sapeva molte cose. Persino l’orario di rientro a casa, dopo aver frequentato un bar del suo paese.

Un’abitudine costante, per l’anziano, che il giovane aveva ben annotato. E per lui, oggi, sono scattati gli arresti domiciliari. Li ha richiesti il pm Giuseppe Capoccia al gip Giovanni Gallo. In virtù del loro atteggiamento collaborativo, invece, i tre marocchini sono indagati a piede libero in concorso in quella rapina, che nel marzo scorso, ha suscitato clamore nella comunità della frazione di Alessano, già scossa da un precedente episodio di furto di una certa entità. Da ricordare, infatti, anche la sottrazione di armi da una villetta di un cittadino avvenuta a febbraio.

Insomma, un piccolo centro solitamente tranquillo, diventato all’improvviso teatro di fatti molto gravi. E che hanno richiesto il massimo impegno dei carabineiri della compagnia di Tricase, comandanti dal capitano Simone Clemente.

La vicenda risale per la precisione al 3 marzo. Nella tarda serata, quattro individui con volto coperto, tre fucili e un coltello, fecero irruzione in casa della vittima, la immobilizzarono nel giardino, la costrinsero ad aprire la porta e a disattivare l’impianto d’allarme. Una volta dentro, legarono l'anziano a una sedia della cucina e, sempre tenendolo sotto il tiro delle armi, gli intimarono di consegnare il denaro.

I malviventi rovistarono ovunque e trovarono appena 50 euro in contanti e altri oggetti, tra cui cellulari, computer e piccoli elettrodomestici. Il tutto, per un valore di circa mille euro. Sicuramente, molto meno di quanto sperato. Insomma, si tuffarono a pesce in una vasca piena di pericoli per ricavarne briciole. Compiendo anche una serie di errori che in breve li avrebbero fatti scoprire.

Quella notte, dopo aver liberato l’anziano, si allontanarono in fretta usando proprio la sua auto, una Toyota Yaris. I carabinieri del Norm di Tricase, avviate le ricerche, all’una di notte ritrovarono il veicolo in località Posto Vecchio, frazione di Salve. Dentro c’era un pezzo di stoffa nero, confezionato a mo’ di passamontagna, con due fori all’altezza degli occhi. Mentre in casa della malcapitato, altri militari, quelli della stazione di Alessano reperirono nel cortile un rotolo di nastro adesivo e in cucina una corda di un paio di metri, usati per imbavagliarlo e immobilizzarlo.

La prima svolta, quasi subito. Tra i beni sottratti, un cellulare Nokia con una scheda Sim inutilizzata da alcuni mesi. Dall’esame dei tabulati gli investigatori hanno scoperto che per alcuni giorni, subito dopo il colpo, l’utenza era stata usata da M.M. marocchino 20enne, residente nella zona di Gagliano del Capo. Una grave errore, perché a maggio i carabinieri si sono presentati per una perquisizione domiciliare, trovando un rasoio elettrico che la vittima ha riconosciuto come suo. 

M.M. e il fratello M. A., di un anno più grande, accompagnati nella stazione dei carabinieri di Gagliano del Capo, alla fine sono crollati, ammettendo di aver partecipato alla rapina e fornendo maggiori informazioni sulle armi utilizzate. Dati poi confermati dallo zio E.M., marocchino, 20enne,  loro complice. Anche in casa di questi è stata eseguita una perquisizione, ma senza trovare nulla. Tuttavia, alla fine ha deciso di collaborare a sua volta, accompagnando i carabinieri in un appezzamento di terreno appartenente a una persona sconosciuta.

Qui, in una vecchia casa in pietra, su una rete per la raccolta delle olive, c’era una tuta da meccanico di colore rosso, simile a quella descritta dalla vittima come l’abbigliamento indossato da uno dei rapinatori. Dietro a un grosso pannello di vetroresina e legno, invece, ecco spuntare due fucili ad aria compressa, calibro 4,5, privi di matricola. Uno, vecchio modello con manico di legno; l’altro, più recente, nero, con cannocchiale. E.M., in seguito, ha anche riferito che quella notte, oltre a lui e ai nipoti, c’era anche Luigi Rizzello, ritenuto vero ideatore della rapina.

Sentiti tutti quanti alla presenza del loro legale, hanno riferito di essere stati contattati da Rizzello, loro amico, accettando l’invito e concordando che avrebbero utilizzato delle carabine ad aria compressa che il ragazzo di Patù già possedeva e usate in precedenza da tutti per sparare per gioco alle bottiglie di vetro.

Durante la preparazione, Rizzello avrebbe riferito loro il dettaglio che l’anziano di Montesardo era solito frequentare un bar di Patù e che la sera rincasava dopo le 19, sapendo anche quale auto usasse e spiegando già che il piano prevedeva la fuga con quella. I tre marocchini e Rizzello si sarebbero fatti accompagnare sul posto da una quinta persona, sulla quale sono al momento ancora in corso accertamenti, per quanto già identificata.

Durante la rapina, Rizzello, stando sempre al racconto dei marocchini, aveva fatto strada in un tratto di campagna usando la lampada del suo cellulare. Poi, avevano rinchuso il cane in un gazebo, attedendo che l’anziano ritornasse a casa. Una circostanza curiosa: dopo la rapina e aver slegato la vittima, le disseo che avrebbe ritrovato l’auto a Presicce. Ma durante il tragitto, temendo che rivelasse subito questa circostanza ai carabinieri (ovviamente), avevabo decuso in corsa di cambiare rotta.

Nel percorso, prima del rientro, avevano anche fatto una sosta per nascondere le armi e la tuta da meccanico. Poi, nel garage di Rizzello, si erano diviso il bottino (orologio, capi di abbigliamento, cellulari, computer e altro). Il racconto dei tre marocchini ha ottenuto il riscontro dei tabulati telefonici. Diverse sono state le telefonate intercorse fra i vari soggetti nei giorni precedenti all’assalto. I percorsi sono poi stati ricostruiti con le celle telefoniche, avvalorando quanto dichiarato. Grave il quadro indiziario a carico di Rizzello che, arrestato, è stato tradotto presso la sua abitazione, dove i militari hanno rinvenuto anche una katana del genere vietato, finita sotto sequestro.

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