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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Surbo

Appalti pubblici sospetti a Surbo, arriva il verdetto: otto assoluzioni

Emessa la sentenza nel processo nato dalle indagini su alcuni interventi comunali, rispetto ai quali erano state ipotizzate alcune illecite procedure di affidamento, per un valore complessivo vicino alla somma di un milione di euro

SURBO - Erano gravissime le accuse e inizialmente riguardavano un sistema di appalti pubblici fondato su illeciti e su intrecci mafiosi. Ma quei riflettori puntati in questi anni sul Comune di Surbo e sul titolare di una ditta che si era aggiudicata alcuni lavori di ristrutturazione e manutenzione, oggi si sono spenti. Il processo ha stabilito che non fu commessa alcuna irregolarità dall’imprenditore 41enne Oronzo Trio della “Trio Costruzioni” e da altri otto imputati. Il verdetto non lascia dubbi: “Il fatto non sussiste”.

Alle stesse conclusioni, all’esito del dibattimento, era giunta la stessa pubblica accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi che per tutti aveva chiesto l’assoluzione, eccetto che per Trio, per il quale aveva invocato una condanna a tre anni di reclusione. Ma, come detto, i giudici hanno dato ragione all’imputato che, assistito dagli avvocati Roberta Capodieci e Antonio Savoia, è riuscito a dimostrare la correttezza del proprio operato.

I reati contestati, a vario titolo, nell’ambito delle indagini iniziate nel settembre del 2014 dai carabinieri erano di minaccia, estorsione, falsità materiale in atti pubblici, frode nelle forniture pubbliche e finanziamenti illecito a partiti. In alcuni casi, fu riscontrata anche la modalità mafiosa.

La sentenza emessa questa mattina dal collegio della seconda sezione penale (presidente Fabrizio Malagnino, a latere, i colleghi Annalisa De Benedictis ed Edoardo D’Ambrosio) ha interessato oltre al titolare della ditta, il procuratore speciale della stessa, Vincenzo Trio, 43 anni di Surbo; un pluripregiudicato della Sacra Corona Unita Antonio Pellegrino, 47enne di Squinzano; Oronzo Fasano, 44, di Surbo e Giuseppe Conte, 66, di Surbo, esecutori materiali dei lavori; Alessandro Monaco, direttore tecnico della azienda; di 45 anni; il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Surbo, Giovanni Frassanito, di 61 anni; il 58enne titolare di una ditta appaltatrice, Franco Mele.

A finire sotto la lente di ingrandimento del personale dell’Arma tutti gli interventi comunali circa ristrutturazioni, manutenzioni e adeguamento normativo, rispetto ai quali sarebbero state ipotizzate alcune illecite procedure di affidamento dei lavori, per un valore complessivo vicino alla somma di un milione di euro.

Al vaglio degli inquirenti finirono interventi di urbanizzazione primaria e di riqualificazione di Piazza Unità d’Europa nel comune di Surbo; lavori che, stando al quadro investigativo, non furono mai effettuati o furono realizzati in difformità rispetto al capitolato tecnico. Non solo. Sarebbero stati falsificati i certificati di regolare esecuzione degli interventi relativi all’appalto. L’imprenditore Trio, inoltre, era accusato di aver minacciato alcuni operai per costringerli a tollerare il mancato pagamento di arretrati dello stipendio e del trattamento di fine rapporto, facendo leva dell’amicizia con un noto esponente della Scu. Lo stesso titolare, inoltre, avrebbe persino finanziato la campagna elettorale dell’ex vicesindaco Franco Vincenti, poi diventato assessore.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

Facevano parte del pool dei difensori, oltre agli avvocati Capodieci e Savoia, Laura Minosi, Angelo Vantaggiato, Ladislao Massari, Luigi Covella, Cristiano Solinas e Luigi Rella.

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