Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Omicidio Zuccaro: invocato ergastolo e chiesto riconiscimento premeditazione

La richiesta è stata formulata questa mattina dal procuratore generale Antonio Maruccia nel corso dell'udienza nel processo d'appello. Lorenzo Arseni, 49enne, è stato condannato in primo grado a vent'anni, in abbreviato, dato che non era stata riconosciuta una delle aggravanti

Il momento in cui Arseni apre il fuoco.

LECCE – Riconoscere l’aggravante della premeditazione con condanna quindi all'ergastolo o, comunque, in subordine ricalcolare la pena a trent’anni di reclusione (errata corrige rispetto a versione precedente, Ndr). La richiesta è stata formulata questa mattina dal procuratore generale Antonio Maruccia nel corso dell’udienza per il processo d'appello sull’omicidio di Gianfranco Zuccaro, di San Cesario di Lecce, morto a 37 anni sotto i colpi d’arma da fuoco esplosi da Lorenzo Arseni, 49enne, anch’egli di San Cesario. L’assassinio di Zuccaro, bodyguard, risale alla mattina del 7 luglio del 2012. Avvenne nel pieno centro del comune alle porte del capoluogo.

In primo grado Arseni era stato condannato, con rito abbreviato, a vent’anni. L’accusa, rappresentata dai pubblici ministeri Antonio De Donno e Roberta Licci, aveva chiesto l’ergastolo per l’autore dell’assassinio, inquadrando l’episodio in un contesto mafioso e avvenuto con premeditazione. Ma, accogliendo le tesi dei legali di Arseni, gli avvocati Massimiliano Petrachi e Ladislao Massari, che nelle loro arringhe avevano confutato le aggravanti, il 25 settembre scorso, il gup Carlo Cazzella non aveva riconosciuto la premeditazione, ma solo la modalità mafiosa.

La difesa aveva evidenziato, attraverso circostanze, testimonianze e riscontri, come l’omicidio fosse maturato in un contesto di acredini e forti contrasti personali tra Arseni e Zuccaro. L'assassino ha sempre sostenuto davanti agli inquirenti d’aver agito in maniera istintiva, sparando non per uccidere ma per ferire. Alla base vi sarebbe stata la gelosia.

La sera prima dell’omicidio, infatti, Arseni avrebbe saputo dalla moglie che Zuccaro in più occasioni l’avrebbe infastidita, rivolgendole avance e apprezzamenti. In alcuni casi, sempre in assenza del marito, il bodyguard si sarebbe recato presso l’abitazione della coppia. La domenica mattina del 7 luglio, Arseni avrebbe quindi deciso di incontrare il suo rivale nel bar abitualmente frequentato d quest’ultimo per chiarimenti, portando però con sé una pistola perché Zuccaro era indubbiamente un uomo prestante e che di questa fisicità ne aveva fatto un lavoro.

Lorenzo Arseni-7La conversazione tra i due sarebbe proseguita all’esterno: Zuccaro avrebbe inizialmente negato ogni contatto con la compagna dell’arrestato, ma mentre i due si stavano separando, il bodyguard (sempre secondo quanto raccontato da Arseni) avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti nei confronti della moglie, schernendolo.

A quel punto, accecato dalla gelosia, il 49enne avrebbe estratto la pistola dal marsupio, sparando una serie di colpi “alla cieca”. Zuccaro morì in pochi istanti, dopo essersi trascinato per alcuni metri per le ferite causate da tre colpi di pistola calibro 7.65 che gli trapassarono il fegato e un polmone. L’omicidio dunque, secondo la versione fornita dall’assassino, non avrebbe avuto mandanti, né modalità mafiose, ma sarebbe stato solo il frutto di una folle e accecante gelosia. Una tesi, questa, che non ha mai convinto a fondo gli inquirenti.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, nel corso delle indagini (e avvalendosi anche delle fondamentali riprese del sistema di videosorveglianza di un'attività commerciale, in piazza), scoprirono ben presto chi fosse stato a uccidere il bodyguard, ma Arseni, intanto, era già fuggito.

Trascorse la latitanza a Lendinuso, marina di Torchiarolo, nel brindisino. A distanza di oltre un mese dall’omicidio, i militari diretti dal capitano Biagio Marro scovarono la moglie, risalendo così al nascondiglio dell’imputato. La donna sotto a uno degli ombrelloni della spiaggia adriatica, assieme al figlio di sei anni. Pedinata fino all’abitazione – una villetta messa a disposizione da presunti complici e presa in affitto da terzi –, i carabinieri sorpresero Arseni e lo arrestarono.

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