Cronaca

Il papà cantante in tour per il suo bambino: “La lotta per Loris riparte dal Salento”

Storia di un bimbo affetto da malformazioni congenite e dei suoi genitori costretti a elemosinare l'aiuto della gente comune per l'indifferenza delle istituzioni. Il padre del piccolo catanese racconta il dramma e lancia un appello ai pugliesi affinché sostengano la speranza in un intervento risolutivo

Alessio Ossino durante l'intervista

LECCE – Si chiama EEC, Ectrodattilia-displasia Ectodermica-palatoschisi, la sindrome pluri-malformativa congenita di cui è affetto Loris Ossino, uno splendido bambino catanese che certamente non ha chiesto di venire al mondo con sette dita su dieci, un solo rene e quello che i medici hanno definito come “un buco al cuore”. Eppure la vita di questa creatura, che compirà due anni il prossimo 16 novembre, è incominciata così. E affinché Loris possa affrontarla nel migliore dei modi, i suoi genitori stanno facendo ogni sacrificio possibile. A cominciare dalla separazione forzata – i coniugi vivono in casa dei rispettivi genitori – a causa delle difficoltà economiche legate al continuo bisogno di cure del piccino.

Il suo papà, Alessio, trentenne cantante neomelodico con alterne fortune, è arrivato da qualche giorno nel Leccese per iniziare un viaggio/appello alla ricerca di un sostegno economico per poterlo operare; perché la speranza di un intervento risolutivo c’è, ma i soldi per affrontare viaggio, soggiorno, intervento e riabilitazione a Milano no. Un calvario che per Loris è incominciato all’età di sei mesi, con una crisi respiratoria dovuta a broncopolmonite.

“Il bambino era diventato cianotico – racconta Alessio, con negli occhi la sofferenza provata in quegli istanti concitati – e i sanitari dell’ospedale di Catania disposero il trasferimento d’urgenza in elisoccorso presso la struttura ospedaliera di Messina, dove, in seguito a un’ecografia, scoprimmo che il problema era molto più serio”.

Da quel momento, per seguire e curare il bambino, la famiglia – che frattanto si è vista pignorare l’immobile acquistato con un mutuo per dei ritardi nei pagamenti di alcune rate – ha dato fondo a ogni risorsa finendo sul lastrico. E, come se non bastasse, la strada da percorrere per Loris era ancora irta di difficoltà. Una tra tutte l’indifferenza dell’amministrazione comunale di Catania che, pur di fronte a continue richieste di aiuto da parte degli Ossino, non avrebbe preso a cuore la sfortunata vicenda del piccolo.

“Sembra incredibile a dirsi, ma ricevere un rifiuto in casa propria – racconta il giovane padre durante l’intervista realizzata nella redazione di LeccePrima – da chi è chiamato ad assolvere dei doveri nei confronti degli elementi più fragili della comunità, per mandato, prima che per indole, è una cosa che ti fa sentire invisibile, trasparente. Abbiamo sollecitato più volte il sindaco Bianco sulla questione, con lettere e appelli pubblici, ma lui, semplicemente, si è girata dall’altra parte. Adesso, gli sforzi della mia famiglia, già ridotta allo stremo, sono giunti a livelli insostenibili. Ho manifestato sotto Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio, ma i politici non hanno fatto che rinviare accampando ogni genere di scusa. E, intanto, che doveva fare mio figlio, morire per mancanza di fondi? Questo non lo accetto, piuttosto mi lascio morire io”.

Momenti di forte scoramento cui Alessio Ossino, da un anno a questa parte, non è nuovo; come quello che l’ha visto sul tetto del nosocomio di Napoli, quando Loris aveva meno di un anno ed era ricoverato presso l’ospedale Loreto già da alcuni mesi, minacciando di buttarsi di sotto per la disperazione. Episodio che non si è trasformato in tragedia solo grazie all’intervento di alcuni agenti di polizia, e che, paradossalmente, è finito sulle pagine di cronaca di giornali e televisioni locali e nazionali proprio per il gesto estremo tentato dal cantante siciliano. Lui, Alessio, in televisione ci è già stato per lanciare una richiesta d’aiuto, e qualcosa, stando alle sue stesse parole, aveva iniziato a muoversi. Ma c’è bisogno di un aiuto costante e concreto, un sostegno da parte dello Stato, delle istituzioni, proprio quelle in cui la famiglia Ossino a smesso di credere per via di una incomprensibile, e ingiustificabile, latitanza.

“Mi rendo conto che se venissi meno, mio figlio non avrebbe molte possibilità. Ma è mai possibile che in questo Paese per essere ascoltati si debba rischiare la vita? Non voglio darmi alle fiamme o commette gesti insensati per ottenere solo quello che la Costituzione chiama e difende in quanto diritti fondamentali del cittadino. Ma cos’altro posso fare se non supplicare, pregare, elemosinare aiuto e solidarietà? La dignità me la sono messa sotto i piedi, ma una vita così innocente non merita di fare la stessa fine”.

In questa storia, tuttavia, non sono mancati gli esempi di solidarietà e altruismo, come il gesto di profonda umanità compiuto da alcuni agenti di polizia e dell’Arma dei carabinieri catanesi che sono arrivati a consegnare generi di conforto, alimenti per il bimbo e addirittura i propri buoni pasto per consentire ad Alessio e Alison, la mamma di Loris, di fare la spesa. E, allo stesso modo, i due giovani di Trepuzzi che, avendo appreso la vicenda attraverso Facebook, hanno invitato il papà di Loris in Salento perché avesse un’altra occasione di far conoscere la situazione del bambino.

“Sono giovani fantastici, che mi hanno accolto in casa propria offrendomi da mangiare e un tetto sulla testa per darmi l’opportunità di raccontare la storia di mio figlio. E, visto che per campare ho sempre cantato, ho scelto di cantare la speranza di Loris in una vita normale alle radio e nelle televisioni, sui giornali e presso i luoghi d’incontro”.

Il testo della canzone, intitolata “O figlio mio”, racchiude in poche frasi il dramma di questa famiglia di comuni eroi dei giorni nostri ai quali il coraggio e la forza di andare avanti, nonostante le avversità, non è ancora venuto meno, mentre il vuoto lasciato dalle istituzioni è una voragine difficile da colmare. Alessio, attualmente disoccupato, girerà per le piazze e i paesi salentini indossando una maglietta con l’immagine di suo figlio, un modo per farsi riconoscere e per avere il piccolo Loris più vicino al cuore. E intanto aspetta un segno, un atto di generosità che lo possa aiutare ad andare avanti, a giungere alla prima, importantissima meta dell’operazione.

“Chiedo ai salentini di aiutarmi – dice con gli occhi in lacrime il padre coraggio –nella battaglia per sottrarre mio figlio all’indifferenza dello Stato e delle istituzioni. Loris non è trasparente, e io combatterò fino alla morte perché anche lui abbia la sua occasione.” Una promessa che Alessio si è tatuato sul braccio sinistro con l’immagine di due guantoni da box e la frase “Il meglio deve ancora venire…” Tra meno di sei mesi Alessio, Alison e il piccolo Loris dovranno recarsi a Milano per stabilire la data del primo di una serie di delicatissimi interventi che restituiranno al bambino una vita migliore e più serena.

“Il mio sogno – rivela Alessio – è fondare un’associazione per i diritti dei bambini affetti da questa malattia. Ce ne sono soltanto 300 in tutto il mondo. Purtroppo, però, come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, non manca mai chi prova a speculare sulla sofferenza e la disperazione altrui. Quindi vorrei invitare chiunque volesse offrirci il proprio sostegno a diffidare di chi, all’infuori di me, chiede denaro in nome e per conto di Loris Ossino”.

Intanto, il cantante neomelodico spera che teatri, ristoranti, locali, enti e associazioni lo chiamino, anche solo per organizzare una serata di beneficienza. Raccontare attraverso il canto la storia di Loris costituirebbe già un aiuto, perché i costi maggiori in questo momento sono gli spostamenti e i soggiorni per consentire ad Alessio di portare il dramma di Loris a conoscenza dell’opinione pubblica.

Per chi volesse aiutare la famiglia di Loris Ossino, attraverso un’offerta di lavoro o una donazione di qualsiasi importo, può contattare Alessio sulla sua pagina Facebook: Alessio cantante neomelodico Ossino.

Questo, intestato a Ossino Alessio Carmelo, è il codice iban per le donazioni: IT72T0760105138250998551014,

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