Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Appello del vescovo ai sindaci: “La vera politica deve amare la propria terra”

Nel discorso per la festa di san Vincenzo, monsignor Vito Angiuli, pastore della diocesi di Ugento, parla ai primi cittadini dei comuni del Capo di Leuca ed indica un percorso di corresponsabile condivisione dei problemi aperti

UGENTO - Il 22 gennaio, in occasione della festa di San Vincenzo, protettore di Ugento, il vescovo, monsignor Vito Angiuli, ha convocato in cattedrale tutti i sindaci della diocesi per l’annuale discorso alla città. 

“Il capo di Leuca -  ha esordito -, non è la somma di tante particolarità e tanti egoismi, come molte volte è stato in passato, ma una ‘città diffusa’ e così bisogna vederla se si vuole governare i processi politici ed economici con efficacia, giustizia, moralità. E certamente la radice cristiana della cultura salentina, che si esplicita nel simbolo unitario del Santuario di Leuca nel quale tutti i salentini si riconoscono, può essere questo fattore unificante, un punto sia geografico che di riferimento di senso”.

Solo se esiste questa unità, per Angiuli, si potranno sciogliere i contrasti e i chiaroscuri in una nuova e più sapiente identità: riferimenti al tema del lavoro e alla situazione di un Salento, terra di emigrazione e immigrazione. “Mentre sulle nostre coste – afferma - sbarcano persone che vengono dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo e donne che vengono dall’Est-Europa per trovare occupazione nei nostri paesi e nelle nostre famiglie, molti nostri giovani e, talvolta anche intere famiglie, emigrano in altri paesi altri europei in cerca di lavoro. Come sciogliere questo contrasto?”.

Angiuli ha parlato anche di innovazione tecnologica e salvaguardia del creato, di rispetto dell’ambiente, aprendo ad una terza antitesi e sottolineando che il Capo di Leuca “è una terra che canta e, nello stesso tempo, piange” (da una parte si sviluppano talenti artistici che hanno successo a livello nazionale, ma poi si lascia morire l’artigianato):  come valorizzare le risorse e i nuovi talenti senza disperdere i valori che la tradizione ha tramandato?

Una quarta antinomia riguarda il come conciliare il giusto orgoglio per aver dato i natali a personalità dal forte spessore morale con una prassi (di illegalità diffusa) che non smentisca nei fatti quanto affermato con le parole. La formula corretta della buona politica è una sola, secondo monsignor Angiuli: “A noi tocca soprattutto amare la nostra terra per custodirla e renderla ancora più bella. (…) L’amore alla terra si esprimerà in forme corrette ed efficaci se saremo capaci di mettere da parte ogni forma di autarchia e di individualismo e progettare insieme per mantenere viva la nostra vera identità, quella cioè di essere, nello stesso tempo, uomini nuovi e antichi”.

Il vescovo ha concluso la sua omelia ai sindaci con una bellissima poesia di Davide Maria Turoldo: “Salva la terra che è tua, uomo/ del Sud, la libera terra/ austera e antica! E questa/ cultura sia la placenta/ della tua umanità più vera: qui/ ove vita fiorisce, come/ fra le rocce i germogli, e nessuno/ qui è senza radici:/ tutti orgogliosi d’essere/ nuovi e antichi”.

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