Cronaca

Appicca il fuoco nella sua cella, lo salva un altro detenuto

Tragedia sventata due giorni fa nel carcere di Lecce grazie all’intervento di un 30enne leccese “armato” di estintore che ha domato l’incendio provocato da un recluso. Questo, il giorno dopo, avrebbe inveito contro i poliziotti

LECCE - Momenti di paura quelli vissuti nel carcere di “Borgo San Nicola”, dove un detenuto ha appiccato il fuoco nella sua cella ed è stato scongiurato il peggio solo grazie al tempestivo intervento della polizia penitenziaria e di un altro detenuto.

Quest’ultimo, in particolare, non c’ha pensato due volte: con un estintore ha domato le fiamme che nel frattempo avevano colpito alcuni suppellettili.

Si tratta di Pietro Antonio Del Vescovo, un 30enne leccese che non condivideva la stessa cella in cui si è verificato il rogo, ed è addetto ai lavori interni della struttura.

Il suo supporto si sarebbe rivelato fondamentale a limitare conseguenze nefaste.

Chi ha acceso il fuoco avrebbe riportato ferite lievi, tanto che non è stato necessario il trasporto in ospedale e, si tratterebbe della stessa persona protagonista di un altro grave episodio avvenuto ieri: avrebbe divelto la porta del bagno, utilizzando il vetro della parte superiore contro i poliziotti.

Per fortuna, nessuno di questi ha riportato danni fisici ma uno ha accusato un malore ed è stato necessario ricorrere alle cure mediche. Per lui, la prognosi è stata di cinque giorni.

A rendere nota l’aggressione è stato il sindacato Osapp, in una nota firmata dal segretario regionale della Puglia Ruggiero Damato: “Il detenuto ha grossi problemi psichiatrici, si è dovuto ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio, senza l'uso della forza, e di fatto non dovrebbe essere nel circuito carcerario, ma presso strutture dedicate che a oggi non funzionano come dovrebbero con grave nocumento sul sistema penitenziario e soprattutto a danno della polizia penitenziaria di fatto abbandonata a se stessa”.

Il segretario precisa ancora che per legge, chi è affetto da gravi patologie psichiche dovrebbe essere assegnato a circuiti diversi dal carcere come le Rems e non incombere sulla polizia penitenziaria che non è debitamente formata, non dispone di mezzi adeguati e stanze dedicate con la presenza continua di uno specialista psichiatrico”.

Secondo Damato, non c’è più tempo da perdere: “Auspichiamo che la discussione in corso di una riforma del sistema e del Corpo della polizia penitenziaria venga fatta nell'immediatezza se si vuole conservare lo strumento del carcere per il recupero sociale del reo come stabilisce la Costituzione, ristrutturando e rafforzando lo stesso organo, con nuove figure professionali come psicologi, psichiatri, e poliziotti dedicati al trattamento, separando di fatto sicurezza e trattamento”.

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