Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Muro Leccese

Appropriazione di soldi Fratres, confermata la condanna

Confermata in appello la sentenza nei confronti dell'ex presidente regionale del gruppo di donatori di sangue. Spariti dal conto dell'asssociazione 168mila euro. L'avvocato ricorrerà alla Cassazione

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LECCE - Confermata la sentenza nei confronti di Maurizio Di Bari, 49enne di Muro Leccese, ex presidente del consiglio regionale della Fratres Puglia, per appropriazione indebita. Ed il suo legale annuncia il ricorso in Cassazione. La sentenza è stata pronunciata della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Lecce, composta dal presidente Rodolfo Borselli e da Andrea Tronci e Antonia Marsalò, quali giudici estensori. E' stata depositata il 13 maggio scorso. Due anni di reclusione, dunque, e 900 euro di multa per l'uomo, accusato di essersi appropriato, in più riprese ed in concorso con l'ex amministratore, di diverse somme di denaro dal conto bancario dell'ente che si occupa di volontariato nella donazione del sangue. La cifra ammonta a poco più di 168mila euro ed i soldi sarebbero stati sottratti ai vari gruppi locali.

L'inchiesta, condotta dal pm Maria Cristina Rizzo, nacque da una denuncia sporta presso la Procura di Lecce il 26 marzo del 2006 da Vincenzo Manzo, neopresidente, subentrato al suo predecessore, dimissionario. "Anche in Puglia - spiegava Manzo nella denuncia - esiste una sede regionale della Consociazione retta fino a qualche tempo fa dal mio predecessore che aveva fissato la sede a Muro Leccese e acceso un conto corrente presso una banca di Maglie per il deposito dei contributi per circa 350mila-400mila euro, versati ogni anno dalle Ausll della Regione Puglia", da distribuire "in favore dei gruppi al fine di raccogliere la raccolta del sangue". Terminato l'anno 2002, nel corso del 2003 si dovevano devolvere in favore dei gruppi la seconda tranche di contributi loro spettanti relativi all'anno 2001", con sollecitazioni che sarebbero provenute dai consiglieri regionali che dai gruppi della Fratres.

"Dall'estratto conto della banca - spiegò a suo tempo il neo presidente -, emergeva un saldo al 31 dicembre del 2002 di 219mila e 626 euro e 18 centesimi. Eppure, inspiegabilmente non si procedeva alla distribuzione dei contributi". Il 18 febbraio del 2003, alcuni consiglieri regionali si recarono presso la banca di Maglie per verificare la situazione economica del conto dell'associazione e capire a cosa fossero dovuti i ritardi. Ma qui, "apprendevano che in realtà alla stessa data, e cioè al 31 dicembre del 2002, il saldo attivo era di 55mila 924 euro e 70 centesimi e che al 18 dicembre del 2003 il saldo attivo era di 12mila 309 euro e 71 centesimi". E, dunque, notevoli sarebbero stati gli ammanchi. Con una consapevolezza: gli unici autorizzati ad effettuare operazioni e movimenti bancari erano il presidente e il precedente amministratore.

Il consiglio regionale della Fratres, nella seduta del 22 febbraio del 2003, all'unanimità revocò il mandato a Di Bari e all'amministratore allora in carica, ritenuti gli unici responsabili di tale appropriazione. Le indagini avviate dal pm, con la consulenza del perito Daniele Garzia, hanno dunque permesso di appurare l'ammanco di 168mila 17 euro e 76 centesimi. Venne così instaurato il processo presso il Tribunale di Maglie, con l'ex presidente, difeso dall'avvocato Sergio Santese e l'ex amministratore della associazione regionale Fratres, difeso dall'avvocato Franco Melissano. L'associazione era rappresentata dall'avvocato Luigi Corvaglia. L'ex amministratore, optando per il patteggiamento, concordò la pena sospesa ad un anno e sei mesi sei di reclusione, più 600 euro di multa, beneficiando della riduzione di un terzo della per la scelta del rito abbreviato.

L'ex presidente regionale, invece, andò a dibattimento ed il giudice titolare, Carlo Cazzella, al temine di un lungo processo, lo condannò a due anni di reclusione e 900 euro di multa, con il beneficio della sospensione condizionale della pena per ciò che riguarda la detenzione. La sentenza venne pronunciata il 1° aprile 2008 e depositata il 1° settembre dello stesso anno. Una pena pesante, in considerazione dello scopo sociale e benefico del gruppo. Una sentenza alla quale è stato posto appello tramite del suo difensore, l'avvocato Santese. Ma la Corte d'Appello di Lecce ha confermato la condanna, con richiesta di restituzione in favore dell'associazione di 180mila euro. Nei motivi depositati il 13 maggio scorso, la Corte ha affermato che "Nessun dubbio può legittimamente avanzarsi in ordine alla penale responsabilità dell'imputato". Ma la condanna non è ancora definitiva e l'ex presidente ricorrerà in Cassazione entro l'8 luglio prossimo.

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