Architetti in carcere. Allo studio spazi rinnovati al servizio dei detenuti

Un protocollo d'intesa firmato dall'amministrazione di Borgo San Nicola, Università del Salento e Ordine degli architetti mira alla riqualificazione delle celle e delle aree comuni, intervenendo sul comfort ed il design. "Maggiore attenzione ai bisogni delle persone private della libertà"

LECCE – Il regime carcerario ha inizio con un atto di violenza: la detenzione, per l’appunto, che è sinonimo di una grave perdita della libertà personale. Libertà di azione, di movimento, di iniziativa, di gestione dei ritmi e degli spazi della propria vita. Questa riflessione, formulata dalla direttrice della Casa circondariale di Lecce, Rita Monica Russo, ha dato il la ad un progetto che mira a ridurre, almeno dal punto di vista architettonico, le disfunzioni del sistema penitenziario italiano, riqualificando gli spazi delle celle e delle aree comuni.

Il relativo protocollo d’intesa è stato firmato questa mattina presso il carcere di Borgo San Nicola dalla stessa direttrice, dal prorettore dell’università del Salento, Lucio Giannone  e dal presidente dell’Ordine degli architetti, Ppc di Lecce, Massimo Crusi. Per la prima volta tre istituzioni molto distanti tra loro hanno deciso di collaborare, mettendo a frutto pratiche e conoscenze, al fine di offrire sollievo ai detenuti, razionalizzando gli spazi e rinnovando il design delle sale dedicate ai momenti di socializzazione.

La fase progettuale sarà affidata ad un team di architetti chiamato a partecipare ad un concorso di idee; la fase preliminare si studio e ricerca ad indirizzo sociologico e pedagogico sarà compito dell’ateneo mentre l’amministrazione carceraria potrà mettere a frutto le risorse operative già esistenti al suo interno, come la falegnameria in cui si producono mobili e complementi d’arredo.

Il progetto non necessita di ingenti risorse e si inserisce in un più ampio programma di interventi attuati dall’amministrazione penitenziaria per dare seguito alle indicazioni emerse dalla nota sentenza Torreggiani: è bene ricordare come la Corte dei diritti dell’uomo, con tale provvedimento, abbia multato l’Italia a causa dei trattamenti disumani e degradanti subiti dalle persone all’interno degli istituti penitenziari e che lo stesso carcere di Lecce è stato oggetto di sentenze risarcitorie nei confronti di detenuti. 

“Vi è necessità di intervenire all’interno delle carceri italiane e non solo per far bella figura con Strasburgo, ma venire incontro alle esigenze delle persone, compresi i lavoratori della polizia penitenziaria che subiscono le restrizioni degli spazi e potrebbero essere agevolati nei loro compiti di sorveglianza da una disposizione più funzionale degli oggetti e del mobilio”, ha commentato ancora Monica Russo.

L’amministrazione di Borgo San Nicola, del resto, non è rimasta con le mani in mano ed ha già messo a punto degli interventi a beneficio dei detenuti e delle guardie carcerarie: dalla pitturazione delle pareti ai regimi detentivi “aperti” che consentono una maggior libertà dei detenuti di media sicurezza, senza compromettere l’efficacia dell’azione di sorveglianza che è principalmente affidata ai mezzi elettronici.

“Anche l’architettura può divenire un fulcro attorno al quale costruire un progetto per il miglioramento della qualità della vita delle persone – ha aggiunto il presidente del Ppc, Massimo Crusi -: l’organizzazione ottimale degli spazi è fondamentale per chi li abita. E questo Protocollo apre una riflessione non scontata su cosa sia e come possa declinarsi il comfort anche in situazione di vita complesse e sulla funzione sociale dell’architettura nel favorire le relazioni tra le persone”.

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Un comitato d’indirizzo, a carattere misto, seguirà l’attuazione del protocollo. In questo incontro di sinergie una ruolo importante sarà giocato dall’Università del Salento chiamata ad offrire il proprio contributo di ricerca teso a valorizzare la dignità delle persone. “Il progetto fa appello alle tre anime dell’ateneo – ha spiegato il prorettore Giannone -: la didattica, la ricerca e la terza missione come impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio. E’ importante che le attività accademiche dell’ateneo salentino, in questi settori, coinvolgano anche il contesto carcerario: così possiamo incrementare la responsabilità sociale del trattamento penitenziario”.

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