Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Abbandono dell'ex deposito Aspica: archiviato procedimento contro il dirigente

Accogliendo le conclusioni del pubblico ministero, il gip ha escluso la presenza di elementi idonei a sostenere in giudizio l'accusa di omissione di atti d'ufficio e di gestione illecita di rifiuti. Bonocuore ha fatto tutto il possibile

Una foto dell'incendio del 2015.

LECCE - Il procedimento penale nei confronti di Fernando Bonocuore per omissione di atti d'ufficio e per gestione illecita dei rifiuti relativamente al sito ex Aspica presso la zona industriale è stato archiviato.

La ha deciso il giudice per le indagini preliminari, Cinzia Vergine, accogliendo la richiesta del pubblico ministero. La vicenda era nata con la denuncia presentata da un imprenditore, proprietario di un lotto contiguo a quello in questione, che lamentava lo stato di assoluto e prolungato abbandono, aggravato dagli effetti di un incendio di vaste proporzioni divampato solo pochi giorni dopo l'aggiudicazione provvisoria all'asta di quel terreno: era il novembre del 2015. In questo contesto, secondo la denuncia, era sorta una vera e propria discarica a cielo aperto e si sarebbe verificata l'infiltrazione di sostanze nocive nella falda acquifera.

La ricostruzione di tutto l'iter, ha scritto il pm e ha ribadito il gip, non ha portato all'acquisizione di elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio, ma anzi ha consentito di concludere che il drigente comunale, fino al 2018 al settore Ambiente, oggi in altro ufficio, ha posto in essere tutti i passaggi di propria competenza affinché si procedesse allo smaltimento dei rifiuti - circa 20mila metri cubi - e al ripristino dei luoghi. 

La prima ordinanza di Bonocuore risale al 2010, ma da allora nulla è essenzialmente cambiato: l'inerzia della vicenda non è responsabilità del dirigente pubblico, ma di una serie di nodi che si sono succeduti nel tempo. Dal cambio di rappresentante legale della Aspica, che ha influito sull'iter di notifica dell'ordinanza, all'atteggiamento dilatorio dell'azienda che rifiutava le proposte di transazione del Comune rispetto a un credito di mezzo milione di euro che sarebbe stato necessario per procedere alla bonifica dei luoghi. Quando l'amministrazione ha poi smesso di stanziare nel bilancio la relativa somma, era il 2013, la situazione di stallo si è consolidata perchè l'ente non aveva certo la capacità economica per procedere d'ufficio a eseguire l'ordinanza. 

Nel 2016 l'imprenditore ha chiesto l'accesso agli atti e la partecipazione al procedimento amministrativo. Il dirigente ha dunque emesso una nuova ordinanza, simile a quella del 2010, ma anche questa è rimasta lettera morta. Le acquisizione documentali hanno dimostrato che Bonocuore ha svolto le sue funzioni senza mai dimostrarsi "inerte, omertoso, insensibile". Nel 2016, peraltro, era tornato a chiedere alla giunta dell'epoca, senza ottenerlo, lo stanziamento delle somme necessarie a eseguire il disposto dell'ordinanza. Non solo: aveva anche richiesto un parere al sindaco, al segretario generale e agli assessori all'Ambiente e al Bilancio sulla questione e i relativi indirizzi di azione. Nemmeno in questo caso l'iniziativa aveva sortito effetti concreti.

Nel dicembre del 2017 - intanto era cambiata la guida politica a Palazzo Carafa -  una ditta incaricata aveva accertato che i rifiuti in questione non erano classificabili come pericolosi e, di conseguenza, Bonocuore aveva attivato una ricerca di mercato per trovare una ditta specializzata nello smaltimento dei rifiuti.  Il primo luglio dell'anno successivo Bonocuore è stato poi trasferito in un altro settore (Mobilità).

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