Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Morì dopo il parto, chiesta l'archiviazione per 23 medici. I familiari si oppongono

Il sostituto procuratore, Guglielmo Cataldi, ha preso atto delle conclusioni dei consulenti: un intervento chirurgico non riuscì a salvarle la vita, ma sarebbe stato fatto tutto il possibile. Ora la parola al gip Vincenzo Brancato

Il "Vito Fazzì" di Lecce.

LECCE - Il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Guglielmo Cataldi, ha chiesto l’archiviazione del procedimento relativo alla morte di una di 37 anni, Tiziana Franchini, deceduta a causa di una emorragia cerebrale dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio.

La magistratura aveva aperto un fascicolo sulla drammatica vicenda in seguito alla denuncia presentata dal marito della donna, un ferroviere. Ventitré i medici iscritti nel registro degli indagati, delle le unità operative di Ostetricia-Ginecologia e Anestesia-Rianimazione dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Secondo i consulenti nominati dalla Procura, il medico legale Roberto Vaglio e i professori Luigi Specchio e Pantaleo Greco, l’operato dei sanitari è da considerarsi adeguato e tempestivo rispetto alle sue condizioni di salute. I medici, dunque, non avrebbero potuto evitare quel decesso. Di parere opposto i parenti della donna che, attraverso il loro legale, si sono opposti alla richiesta di archiviazione. La parola passa ora al gip Vincenzo Brancato, che dovrà decidere se archiviare o meno il procedimento.
 
Quella di Tiziana Franchini, la trentasettenne originaria di Lecce entrata in coma alcuni giorni dopo aver dato alla luce una bambina il 27 marzo del 2011, fu una morte tragica e inaspettata. La donna da alcuni giorni si trovava ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Le condizioni della Franchini (già madre di un bimbo di cinque anni), si erano progressivamente aggravate dopo aver dato alla luce la seconda figlia al termine di un parto cesareo. La paziente (che aveva già manifestato i sintomi della gestosi), accusò un notevole aumento della pressione arteriosa e mal di testa persistenti, di cui informò il suo ginecologo. A nulla servirono le cure farmacologiche e la somministrazione di analgesici.
 
Dopo quattro giorni i medici del nosocomio leccese decisero di richiedere una consulenza neurologica. Il quadro clinico della madre 37enne continuò ad aggravarsi, tanto da richiedere, il ricovero nel reparto di Rianimazione. La Franchini fu sottoposta a una Tac, che avrebbe evidenziato la presenza di una vasta emorragia cerebrale dovuta, con ogni probabilità, a un aneurisma. La giovane casalinga leccese fu sottoposta d’urgenza a un intervento chirurgico, che non riuscì a salvarle la vita. Per lei non ci fu nulla da fare, la donna entrò prima in coma farmacologico e poi morì, tra la disperazione dei familiari, alcune ore dopo.
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