Armi al Panareo, l’indagato confessa: “Volevo proteggermi dall’assassino di mio padre”

In un lungo interrogatorio il 23enne montenegrino ha svelato i retroscena sulla scoperta fatta dagli agenti due giorni fa: “Le pistole me le procurai per paura di Triglietta”

LECCE - "Le pistole erano mie. Me le procurai per proteggermi dall’uomo che uccise mio padre e cercò di ammazzarmi e che poi riuscì ad evadere e si rese latitante per due mesi. Mesi in cui ho vissuto nel terrore”, è questo uno dei passaggi principali dell’interrogatorio sostenuto ieri mattina negli uffici della Questura di Lecce dal 23enne montenegrino denunciato, con altre due persone, per le armi e le munizioni trovate due giorni fa dagli agenti della sezione volanti in un’auto nel campo sosta “Panareo”. fabio-perrone-3-2-3

L’uomo al quale si riferisce l’indagato è Fabio Perrone, il 46enne di Trepuzzi, conosciuto negli ambienti criminali come “Triglietta” (nella foto), che la notte tra il 28 e il 29 marzo 2014 aprì il fuoco contro di lui che all’epoca aveva 16 anni e riuscì a salvarsi, e contro il padre Fatmir Makovic, in un bar di Trepuzzi (nella foto, il sopralluogo dei carabinieri).

Per questa vicenda, la condanna (diventata definitiva) fu quella del “fine pena mai”, ma l’assassino riuscì a fuggire il 6 novembre del 2016, dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove si era recato per una gastroscopia: sfilò la pistola d’ordinanza Il bar di Trepuzzi-3dalla fondina di uno degli agenti di polizia penitenziaria, sparò all’impazzata, ferendo anche un agente e si dileguò con l’auto sottratta a una donna; fu catturato dopo più di sessanta giorni di latitanza vissuti in casa di un compaesano e nel processo che ne scaturì fu condannato a dieci anni di reclusione.

Insomma, è in considerazione di tutto questo che il 23enne avrebbe maturato la decisione di acquistare delle armi (una pistola calibro 6,35 e una calibro 9, sequestrate con tre caricatori e 52 cartucce), allo scopo di tutelarsi, nascondendole in un’auto, una Fiat Stilo, inutilizzata, di cui aveva le chiavi che ieri sono state consegnate ai poliziotti.

Al termine dell’interrogatorio, il ragazzo ha lasciato gli uffici della Questura, dove si era recato spontaneamente con gli avvocati difensori Stefano Stefanelli e Federico Mazzarella, poiché il pubblico ministero di turno Giorgia Villa non ha ritenuto di dover applicare alcuna misura cautelare nei suoi riguardi.

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Risulta dunque indagato a piede libero in concorso con A.T., la 36enne intestataria dell’auto, e J.A., il 43enne serbo al quale sarebbe stato venduto il mezzo

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