Armi rubate in caserma. E corruzione, truffe e droga: le mille strade di Bianco

Non solo i mitra a San Cataldo. Anche omaggi a un carabiniere per agevolare amici, autocertificazioni false per guadagnare lo stipendio svolgendo meno ore, giri di cocaina con criminali di spessore. In nove rischiano il processo. E il vero protagonista era un anonimo impiegato civile della forestale

La caserma dell'ormai arcinoto furto.

LECCE – L'ideazione di un piano per rubare mitragliatori e munizioni nel posto fisso di San Cataldo della forestale. E l'assembramento di un gruppo in grado di compiere materialmente quel furto. Ma anche casi di corruzione di un carabiniere, con omaggi per qualche favore. E ancora, episodi legati al mondo degli stupefacenti, con contatti persino con personaggi di un certo spicco nel panorama criminale locale.

Ermanno Bianco, 42enne di Porto Cesareo, era l'uomo buono per tutte le stagioni. Il quadro tratteggiato dagli inquirenti è quello di un personaggio con le mani in pasta in molti affari. Una figura che, se confermata ogni accusa nel proseguimento giudiziario della vicenda, emergerebbe a sua volta per spessore, ben oltre quanto si era creduto fino a questo momento. Il pubblico ministero Massimiliano Carducci, infatti, gli attribuisce una vasta serie di episodi. Avrebbe agito facendo affidamento, specie in alcuni casi, nella sua insospettabile posizione di impiegato civile proprio del Corpo forestale. Una sorta di scranno dall'alto del quale osservare molte cose. Forse troppe. Fino a macchinare progetti per trarne profitto. Compresa una presunta truffa per ricevere il proprio emolumento facendo poco e niente. 

Se Bianco, al momento ancora detenuto ai domiciliari, andrà come già si pensa a processo (la mole di indizi raccolti è notevole), si stabilirà il prossimo 11 novembre. Per quella data è stata fissata l'udienza davanti al gup Michele Toriello. E non solo. Quel giorno si deciderà anche parte del destino di molte altre persone coinvolte a vario titolo nei presunti giri di Bianco. In primis, coloro dei quali già si è scritto molto, ovvero i soggetti che sarebbero coinvolti nella razzia di armi nella piccola e non certo ben difesa caserma della marina di Lecce, dove con sgomento gli agenti scoprirono la mattina del 14 luglio scorso il passaggio di una sorta di ciclone: porta blindata dell'armeria e armadietto devastati e quest'ultimo svuotato. Si tratta di Antonio Boris Arcati, 35enne di Leverano, Angelo Buccarella, 45enne di Porto Cesareo e Salvatore Conte, 48enne di Leverano.

Come detto, però, quel caso rappresenta solo una parte delle vicende che toccano Bianco come protagonista assoluto. Tutti i fatti legati alle sue imprese sono stati accorpati in un unico fascicolo. E riguardano vicende per cui è stato formalmente richiesto il rinvio a giudizio per le seguenti persone: Fernando Aronne, 52 di Nardò, in qualità di appuntato scelto dei carabinieri in servizio a Porto Cesareo all'epoca delle contestazioni; Kristian Rocchino Torsello, 38enne di Porto Cesareo; la moglie di questi, Melissa Romano, 37enne; e ancora, un soggetto ritenuto di rilievo nella malavita locale, quel Roberto Napoletano, 29enne di Squinzano, già inquisito per tentata estorsione ai danni del noto locale Livello 11/8 di Trepuzzi e implicato anche nell'inchiesta nata dall'operazione “Déja vu, ultimo atto” sulla Scu nel Nord Salento; infine, Gianni Semerano, 34enne di Leverano.

Le vie di Bianco sono infinite

Bianco-3-7-2-3La storia del furto nella forestale è stata già sviscerata in ogni dettaglio. Riassumendo, secondo i carabinieri del Nucleo investigativo, comandati dal capitano Biagio Marro, ad agire sarebbero stati Bianco, Buccarella e Conte (furto pluriaggravato in concorso). Avrebbero sottratto due M12 S2, quattro serbatoi, 200 cartucce 9x19 parabellum, un giubbetto e un casco antiproiettile e una placca di riconoscimento per ufficiali di polizia giudiziaria. Per entrare, quella notte fu divelta l'inferriata di una finestra, poi l'intelaiatura della porta blindata e infine, con fiamma ossidrica, l'armadietto. Tutti rispondono quindi anche di detenzione e porto di armi da guerra e relativo munizionamento.

Ad Arcati il pm contesta anche furto aggravato e ricettazione. Avrebbe infatti rubato la Fiat Panda di un suo concittadino leveranese, da usare proprio in occasione della notte del furto e dei precedenti appostamenti per studiare gli ultimi dettagli del piano. Quell'auto sarebbe però ben stata vista da un carabiniere fuori servizio, in vacanza a San Cataldo, dando il via all'indagine. La ricettazione, invece, si deve al ritrovamento in casa sua di una Vespa Piaggio rubata a Porto Cesareo. Detenzione abusiva di munizioni è invece l'altra ipotesi per il rinvenimento anche di dieci cartucce per pistola calibro 9x21.

Altra figura che emerge, quella di Buccarella, in un irradiarsi di strade diverse del gruppo dopo il furto e la suddivisione del bottino. Per sua ammissione, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, avrebbe infatti ceduto per sanare un debito di 2mila euro uno dei mitragliatori a Cosimo Antonio Drazza, un 31enne di Copertino, che nel frattempo era stato già arrestato in Calabria mentre trasportava 2 chili di cocaina con un altro corriere e nel cui fondo privato sono state trovate armi nascoste in quantità, nel corso di una successiva perquisizione della squadra mobile della polizia. Non solo. Buccarella dovrà anche rispondere del fatto che dalle sue mani sarebbero passate altre armi, un Kalashnikov e un mitra Skorpion, sebbene in periodi imprecisati.

Uscendo dalla sfera di quel clamoroso furto e delle sue ramificazioni, ecco che si entra nell'altro mondo di Bianco, quello che correva parallelo e che ha portato a nuove contestazioni a carico suo e di altre persone.

In un paio di questi episodi, sarebbe coinvolto anche Buccarella. I due, infatti, stando alle accuse, avrebbero chiesto all'appuntato scelto Aronne, di accedere allo Sdi, la banca dati delle forze di polizia, raccogliendo informazioni su un'auto in particolare, una Fiat Punto, per verificare se fosse in dotazione all'Arma dei carabinieri e chi l'avesse in uso. E l'accusa è quindi di accesso abusivo a sistema informatico aggravato. Il militare Aronne compare ancora negli atti, sempre con Bianco e Buccarella, in un caso di presunta corruzione. Avrebbe ricevuto una giara antica di terracotta come compenso per aver chiuso un occhio sul fatto che Buccarella, fermato a fine ottobre dello scorso anno a bordo del suo motociclo Honda Cbr, girasse senza assicurazione. Nessuna multa e nemmeno il sequestro amministrativo.

E non solo. Bianco sarebbe stato il tramite verso Aronne anche per altri suoi conoscenti. Ad esempio, con Torsello e la moglie, gli avrebbero donato una carabina ad aria compressa Diana come retribuzione non dovuta nell'esercizio delle sue funzioni. In quel caso, si sarebbe trattato della procedura per l'istanza di revoca del divieto di detenzione di armi che pendeva a suo tempo su Torsello, soggetto con vari precedenti, fornendo alla Prefettura indicazioni per cui non vi sarebbero stati motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza.

Ma Bianco sarebbe stato in grado di compiere anche altro, a dimostrazione di interessi a tutto tondo. E' accusato, infatti, di truffa aggravata ai danni del Corpo forestale e di falso ideologico aggravato. Si sarebbe appropriato di quasi 930 euro, inducendo in errore l'Ufficio territoriale per la biodiversità marina di Martina Franca. In qualità di impiegato civile, in quel periodo (estate 2014) temporaneamente distaccato presso l'Isola dei Conigli di Porto Cesareo, avrebbe autocertificato falsamente sui fogli di servizio lo svolgimento dei turni, dal 4 agosto al 14 settembre. Un totale di 99 ore eseguite solo in parte.

Infine, vi sono gli episodi legati agli stupefacenti. Un vorticoso passaggio di dosi, tutto racchiuso in una manciata di giorni sul finire di agosto del 2014. In alcuni di questi, Bianco sarebbe rimasto coinvolto sempre con Buccarella, con cui il legame di amicizia era evidentemente solido. Entrambi sono accusati di aver ricevuto 10 grammi di cocaina da Napoletano, per 650 euro, con destinazione ultima l'ulteriore cessione. Altri 10 grammi sarebbero passati invece dalle mani dei due a Semerano, per 700 euro, e anche in questo caso la droga sarebbe stata destinata alla vendita a terzi. Il solo Buccarella, invece, è accusato di aver fatto affari con Napoletano in un'altra circostanza, acquistando da quest'ultimo 30 grammi di cocaina per mille e 800 euro, e poi con un soggetto rimasto sconosciuto, un certo “Alessio”. Buccarella gli avrebbe venduto 5 grammi per 325 euro.

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Molti nodi e storie intrecciate, tutti con un attore principale sotto i riflettori. Paradossalmente, un anomimo impiegato civile. Per gli avvocati degli indagati vi sarà lavoro in quantità per cercare di smontare la montagna di accuse. Arcati è difeso da Cosimo D'Agostino; Buccarella da Giancarlo Dei Lazzaretti; Bianco, Torsello e la conserte di quest'ultimo da Stefano Prontera; Conte da Giuseppe Romano ed Elvia Belmonte; Aronne da Giuseppe Bonsegna; Napoletano da Luigi Rella e Antonio Savoia; Semerano da Pantaleo Cannoletta.

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