Tragica esplosione, sospesa per la seconda volta la revoca della licenza

Braccio di ferro continuo al Tar fra la Prefettura e l'azienda Cosma. Che la spunta di nuovo. Per i giudici "decisione abnorme"

LECCE – L’inchiesta penale è ancora in corso, certo, ma intanto ci sono già due pronunciamenti del Tar che, per quanto riguardanti – ovviamente - questioni di tipo amministrativo, ribadiscono: non si possono rinvenire responsabilità nella ditta Cosma di Arnesano, azienda pirotecnica, per l’esplosione che, il 9 novembre scorso, portò alla morte istantanea di Gabriele Cosma, 20enne, figlio del titolare e, nei giorni seguenti, in ospedale, anche di Giovanni Rizzo, 41enne di Carmiano, operaio della stessa ditta che era rimasto a sua volta investito dall’onda d’urto e gravemente ferito.   

Una doppia tragedia alla quale si è accompagnato anche lo stop alla produzione, per ben due volte ordinato dalla Prefettura e altrettante rispedito al mittente dal Tribunale amministrativo regionale. Insomma, come già nei mesi scorsi, il Tar ha nuovamente giudicato non corretta la revoca della licenza di fabbricazione e vendita.

Dopo l’incidente, il prefetto Maria Teresa Cucinotta aveva disposto la revoca della licenza e la cessazione dell’attività, ravvisando l’esistenza di responsabilità in capo al titolare dell’azienda che, assistito dagli avvocati Pietro e Antonio Quinto aveva impugnato il provvedimento contestando i rilievi sulla dinamica dell’incidente e sulle irregolarità contestate all’interno dell’area della fabbrica.

Il 16 maggio scorso, emettendo un’ordinanza, il Tar aveva accolto il ricorso, sospendendo il provvedimento per mancanza di un’adeguata motivazione che giustificasse l’adozione della revoca, evidenziando l’erroneità delle obiezioni mosse.

Secondo quanto ricostruito nel giudizio al Tar, l’incidente si verificò in una zona periferica dell’area di pertinenza della fabbrica dove era collocata una piccola tettoia e dove si effettuava l’asciugatura naturale dei semilavorati; inoltre, il personale addetto era stato impiegato nel rispetto della normativa di settore.

L’esplosione, stando sempre a quelle ricostruzioni, sarebbe quindi stata generata da un’imprevista combustione dei materiali e non aveva investito la fabbrica proprio perché verificatasi in una zona aperta ai margini dell’area di produzione.

Ma la Prefettura non si è certo arresa e il braccio di ferro è andato avanti. Dopo la sospensiva, infatti, ha adottato un nuovo provvedimento di revoca. E anche contro questo nuovo atto, è stato proposto ricorso. Risultato: ancora una volta, con un’ordinanza, il Tar (presidente Enrico D’Arpe, estensore Anna Abbate) è intervenuto giudicando illegittimo l’operato della Prefettura. Insomma, provvedimento di nuovo sospeso.

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I giudici, accogliendo le argomentazioni difensive degli avvocati Quinto, hanno evidenziato che il ritiro della licenza è una misura abnorme tenuto conto che le lavorazioni eseguite nel sito dell’incidente sarebbero state corrette e che non sarebbe possibile ipotizzare ulteriori elementi di responsabilità a carico del titolare per le tragiche morti. Il Tar ha quindi invitato la Prefettura a un riesame della pratica sulla base degli accertamenti emersi nel giudizio. E ora la Cosma spera in una riapertura. L’attività, di fatto, è ferma fin da quel terribile giorno di novembre.

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