Da Sokor alla Grecia, poi la virata per il Salento: il viaggio dei due scafisti

Confermate le accuse per i due russi fermati ieri. Avevano noleggiato la barca a vela in Montenegro. Ma non a scopo turistico

OTRANTO – I due russi che si trovavano ieri a bordo della barca a vela “Blues”, battente bandiera montenegrina, sulla quale erano stipati ottantanove migranti di varie nazionalità del Vicino Oriente, sono finiti in arresto, come si era ipotizzato, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nella tarda serata di ieri, infatti, i militari della guardia costiera di Otranto hanno terminato tutte le indagini e gli accertamenti.   

Come già raccontato in anteprima LeccePrima, l’imbarcazione, di 15 metri, era stata noleggiata nei giorni precedenti in Montenegro. A firmare il contratto, nello specifico, un moscovita, Ilya Sokolskiy, di 47 anni. Probabilmente, Sokolskiy e il suo amico si sono spacciati per comuni turisti al cospetto di una società di noleggio, per poi fare una rotta particolare.

Si sa che la barca è salpata da Sokor, poi si è diretta verso la Grecia. Fin qui, tutto in regola. Solo che, su qualche isola, è avvenuto l’imbarco di migranti. Quindi, la decisione di virare verso le coste italiane. Non proprio secondo i piani di viaggio manifestati. Tant’è. Al largo di Otranto, nel cuore della notte, sono stati intercettati dai mezzi navali della guardia costiera.

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A bordo erano novantuno, la barca a vela rischiava quasi di affondare per il sovraccarico. Afghani, pakistani, iraniani. Intere famiglie, con bimbi piccoli, persino una neonata di appena due anni colta da ipotermia e portata in ospedale, a Scorrano, per accertamenti. E poi, quei due unici russi, la cui posizione è apparsa subito molto ambigua.

A Otranto, dove sono stati trasportati i migranti, sono iniziati gli accertamenti. E anche fra i trasportati, sono arrivate conferme su chi fossero i soggetti a condurre l’imbarcazione. Altri accertamenti sono stati svolti, ovviamente, sentedo anche la società che aveva noleggiato loro la "Blues". Tutto questo, ma è implicito, presuppone inoltre un contatto avvenuto in precedenza con l'organizzazione che, a monte, ha gestito il transito dei migranti dai loro Paesi d'origine vero la Grecia. 

Di certo, gli investigatori hanno raccolto una mole di prove di fronte alla quale i due russi hanno potuto replicare con ben poche controdeduzioni. E così, il loro viaggio è finito con un soggiorno a Borgo San Nicola, rione di Lecce che ospita, notoriamente, il penitenziario.

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