Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Arrestato per violenza sessuale, s'impicca in carcere con le lenzuola

Gli agenti di polizia penitenziaria non hanno potuto fare nulla per quell'uomo. Era un 37enne greco, senza fissa dimora, arrestato il 1° maggio scorso dalla polizia, dopo una situazione quasi surreale: entrò in un bar vicino alla questura e molestò una commessa

LECCE – Di lui si ricorderà bene la storia, perché quasi surreale. La mattina del 1° maggio, mentre buona parte del mondo ancora dormiva assorto nel giorno di festa, entrò in un bar di Lecce che aveva appena aperto i battenti, proprio a due passi dalla questura, fingendosi normale cliente, per poi lanciarsi addosso alla commessa. La donna, in quel momento, era da sola.

Quell’uomo cercò di abusare di lei. “Ti voglio”, avrebbe anche detto, palpeggiandola. La dipendente, terrorizzata, dovette rinchiudersi in uno stanzino per recuperare il telefono e chiamare il proprietario. Il molestatore, un 37enne greco, arrivato nel Salento chissà come, fu fermato dalle volanti di polizia a breve distanza, mentre si stava allontanando, e trasferito in carcere con l’accusa di violenza sessuale.

Ora quell’uomo, che aveva già manifestato problemi nei giorni che precedettero l’arresto (senza fissa dimora, più volte la polizia era stata chiamata per comportamenti molesti), s’è tolto la vita. La notizia è trapelata tramite alcuni sindacati della polizia penitenziaria, quali il Cosp (di cui segretario generale è Domenico Mastrulli) e l’Osapp (retto da Pasquale Montesano).

Il Cosp ha diramato alcuni dettagli specifici: il personale della polizia penitenziaria, durante un’ispezione notturna tra le celle e nei vari altri reparti detentivi, ha ritrovato il 37enne appeso al telaio della porta del bagno, ormai privo di vita. Pare abbia usato le lenzuola come cappio.  

“Un’altra vita spezzata tra le sbarre, un’altra vita soffocata, in mezzo a una società che dimentica il pianeta carcere, abbandonato da tempo nella sua criticità e inadeguatezza strutturale e sanitaria”, è il succo dell’amaro commento di Mastrulli del Cosp.  

“Purtroppo, nonostante il prezioso e costante lavoro svolto dalla polizia penitenziaria - fa eco il segretario generale aggiunto dell'Osapp, Montesano -, pur con le criticità che l’affliggono, non si è riusciti ad evitare tempestivamente il fatto”.

“Quel che mi preme mettere in luce – aggiunge Montesano – è la professionalità, la competenza e l’umanità che ogni giorno contraddistinguono l’operato delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria in Puglia e in particolare a Lecce, per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative come le gravi carenze di organico di poliziotti e le strutture spesso inadeguate”.

La vicenda, l’ennesima, da un lato spinge i sindacati a riportare a galla le antiche battaglie, dall’altro a porsi interrogativi sempre più pressanti sulle falle di un sistema che troppo spesso sembra dimenticarsi di chi, pur in presenza di evidenti problemi che a volte possono essere il reale movente di comportamenti antisociali, sembra godere di meno garanzie, per essere quasi “dimenticato” in una cella, con tutto il carico dei suoi problemi e l’impossibilità reale di riconquistare una posizione nel mondo. Con buona pace di quegli intenti rieducativi che troppo spesso sono solo parole sulla carta, in assenza delle strutture adeguate.     

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