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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca Nardò

Cocaina per giovani e professionisti di Nardò, estorsione e usura. Nuovo blitz della Dda: 8 arresti

Le misure di custodia cautelare al termine di una indagine della Direzione distrettuale antimafia. Alcune in carcere, altre ai domiciliari, sono state eseguite dalla squadra mobile e dal commissariato locale. Un nono indagato si è consegnato nel pomeriggio. Altri sei in stato di libertà

NARDÒ – Dopo quello di venerdì scorso, la polizia esegue un nuovo blitz all’alba di oggi: fermato un gruppo ritenuto a capo della gestione dello spaccio di cocaina destinata ai ragazzi e ai professionisti di Nardò, hinterland e delle sue marine.

Gli agenti della squadra mobile, del commissariato locale e del Reparto prevenzione crimine di Lecce e Siderno hanno infatti raggiunto otto individui accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, usura e violazione della legge in materia di armi. Un ulteriore provvedimento, nei confronti di un nono indagato, non era stato ancora notificato, ma lo stesso si è poi presentato autonomamente nel pomeriggio al cospetto della polizia.  

Le ordinanze di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari, sono scattate al termine di una indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino. Tra gli arrestati anche un nome “eccellente”, quello di Roberto Longo, 55enne neretino noto alle cronache pugliesi anche per il suo coinvolgimento nell'operazione antimafia  "Omega Bis", condotta nel 2017 dai carabinieri di Brindisi tra le due province confinanti.

Oltre al nome di Longo, nell’ordinanza a firma della gip del Tribunale leccese Giulia Proto compaiono anche i nomi di Fernando De Mitri, 36enne; Giulio Falconieri, detto “Antaro” di 34 anni; Alessio Fahrat di 28 anni; Roberto “Robertino” Giammarruto di 31 anni; Chiara Marzano di 28 anni (ai domiciliari); Sergio Spenga di 39 anni  (ai domiciliari) e Antony Fracella di 31 anni. Inizialmente irreperibile un nono individuo, il 42enne Lorenzo Grillo, che si è poi presentato, nel pomeriggio, presso il commissariato neretino ed è stato condotto in carcere. Vi sono anche ulteriori sei indagati che si trovano in stato di libertà.

Nuovo blitz della Direzione distrettuale antimafia

Un gruppo blindato. Chiuso. Temuto e ben organizzato. Tanto arroccato da evitare contatti fra i sodali, rendendo complessa l’attività investigativa: basti pensareche i pagamenti e le transazioni economiche in generale avvenivano tramite ricariche Postepay. Così è stata definita la struttura dell’associazione sgominata nelle scorse ore. Un’indagine durata diversi mesi, avviata nell’estate del 2019 fino all’autunno dell’anno successivo, che trova la sua genesi nelle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni utilizzate anche per l’altra, maxi operazione di polizia: la Final Blow, del febbraio 2020. Precisi i compiti affidati ai vari sodali dell’organizzazione, che ha visto al vertice l’indiscussa figura di Longo.

Da quegli stralci di telefonate e dagli altri riscontri investigativi (dichiarazioni dei pentiti comprese), gli inquirenti hanno sia accertato l’attività del gruppo neretino, sia la persistente operatività di Longo, la cui affiliazione alla Scu è consacrata dalle sentenze. È ritenuto il braccio destro di Marcello Dell’Anna (la cui appartenenza mafiosa è “certificata” da sentenze passate in giudicato) e di  Giuseppe “Pippi” Durante, storico boss della Sacra corona unita a Nardò, condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’assessora comunale di Nardò Renata Fonte. Sul territorio neretino, dunque, pesava la leadership ereditata da Longo, vero “manager” degli affari del territorio, come ha sottolineato la stessa dirigente a capo del commissariato di polizia neretino.

Il video: le parole del dirigente della squadra mobile

Tra i reati contestati all’associazione vi è anche quello della detenzione di armi comuni da sparo, di cui però non vi è traccia fisica. Non per il momento. A quelle armi gli indagati avrebbero tuttavia fatto continui riferimenti espliciti nel corso delle telefonate finite sotto intercettazione.

Di acclarato, inoltre, anche il metodo intimidatorio utilizzato dai componenti del gruppo: modalità violente nei confronti dei pusher che, ottenuti quantitativi di droga, non versavano i pagamenti. Venivano così “esortati” a consegnare quelle somme con minacce, anche nei confronti dei famigliari, e pestaggi. In un caso, avrebbero persino fermato per strada uno dei debitori sottraendogli la Mercedes Classe A. Diversi i chili di stupefacente sequestrato durante le varie perquisizioni nel corso dei mesi di indagine. Si parla di svariate centinaia di grammi di cocaina e qualche chilo di hashish e marijuana.

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E non è tutto. Per coloro che intendevano spacciare nell’area neretina, era imposta una tariffa in denaro. Erano tenuti dapprima a richiedere il consenso. Ottenuta l’autorizzazione, a versare poi il pagamento per “occupazione del suolo”. Ma non era la droga il solo business dell’associazione. La squadra mobile, diretta dal vicequestore Pasquale Testini e il commissariato neretino, coordinato dalla vicequestore Sabrina Manzone, hanno infatti documentato anche un caso di prestito con tassi d’usura. Un commerciante nel settore dell’abbigliamento si sarebbe infatti rivolto al gruppo per ottenere delle piccole somme in denaro. Tranche da circa duemila euro, per un totale di diecimila in tutto.

Per ogni mille euro ottenuti, però, sarebbe stato obbligato a corrispondere interessi pari a venti euro al giorno. Una somma spropositata. Sproporzionata. Tassi vertiginosi da usura. L’imprenditore, stando agli accertamenti, avrebbe sempre restituito tutto. Fortunatamente senza subire violenza. Almeno lui.

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