“Street food”, 4 arresti per corruzione e abuso d’ufficio: nei guai anche maresciallo della polizia locale

Sono quattro le ordinanze di custodia cautelare eseguite nella notte, di cui una in carcere. Tutto è partito da un'intimidazione, a colpi d'arma da fuoco, ai danni del precedente sindaco di Copertino nel 2012

Il maresciallo Pellone scortato dai carabinieri all'uscita della caserma.

COPERTINO – Movimenti tellurici. Una scossa giudiziaria di “assestamento” rispetto a fatti che si sono verificati nel dicembre del 2012. In quattro, nella notte, sono finiti in manette tra Copertino e Gallipoli: i carabinieri della tenenza locale hanno infatti eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella su richiesta del pm Massimiliano Carducci e del procuratore aggiunto Antonio De Donno. Le misure sono state emesse nei confronti di altrettanti cittadini, ora accusati di vari reati, nell'ambito di un'operazione denominata "Street food".

Gli arrestati, di cui uno in carcere e gli altri ristretti ai domiciliari, risponderanno a vario titolo in concorso di corruzione per l’esercizio della funzione e per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, abuso d’ufficio, occultamento di atti pubblici autentici, falsità ideologica in atto pubblico aggravato, omissione di atti d’ufficio, furti aggravati in luogo di privata dimora. A Borgo San Nicola è stato accompagnato Giuseppe Gallucci, detto “Pino”, venditore ambulante di Copertino, un maresciallo della polizia locale gallipolina Roberto Pellone, Giacomo Fiorita, anche lui di Copertino, genero e “socio” di Gallucci e, infine, Oronzo Aramini detto “Ronzino”, originario di Surbo ma residente a Lecce.

L’attività investigativa da parte dei militari, coordinati dal luogotenente Salvatore Giannuzzi,  fu avviata nel dicembre del 2012, quando alcuni malviventi esplosero alcuni colpi di arma da fuoco contro l’Audi A6 del sindaco della cittadina in quel periodo, Giuseppe Rosafio. Dalle indagini, che proseguono fino al 2014, emergono non soltanto discutibili comportamenti sulla gestione e sul controllo delle licenze di tipo “A”, per l'esercizio della somministrazione di cibi e bevande degli ambulanti. Ma, in un complicato intreccio di eventi e reciproche denunce tra gli stessi commercianti, gli uomini dell'Arma risalgono ai presunti autori di un sistema torbido, architettato a dovere,  ai danni della cittadinanza e di onesti lavoratori. Da una prima ricostruzione, infatti, sembrerebbe che Gallucci, contrariato dalla restrizione del numero di licenze per ambulanti a Copertino, disposta dall'allora primo cittadino, decida di ripiegare sulla piazza di Gallipoli: un posto di gran lunga più redditizio. Prima di approdare col suo furgoncino nella Città Bella, però, ne accadono di eventi.

Il bltiz nella notte (VIDEO)

Gallucci, stando alle intercettazioni, si ribella a quella decisione impopolare che allarga anche ad altri ambulanti: lui non sarà più solo sulla piazza di Copertino, ma dovrà condividerla. Si rivolge, pertanto, all’allora assessore al Commercio Tommaso Leo: contatti, quelli con l’esponente della giunta, che fanno emergere immediatamente un rapporto di sudditanza. Dalle telefonate registrate, e ora nelle mani dei miliIMG-20160718-WA0002_1468842236937-3tari della compagnia di Gallipoli, guidati dal capitano Michele Maselli, viene alla luce quel tono quasi reverenziale dell’assessore nei confronti di Gallucci. Quest’ultimo gli mostra risentimento per quella decisione del Tar di aumentare il numero delle licenze. E, quando il sindaco pro tempore Giuseppe Rosafio dà attuazione a questo nuovo piano di “allargamento”, Gallucci non risparmia il suo tono adirato in una telefonata con l’assessore Leo. Né risparmia minacce esplicite allo stesso primo cittadino. L’ex assessore è ora uno dei due indagati in stato di libertà (l’altro è G.F., collaboratore di Gallucci e fiorita nella vendita dei panini). Sarà poi la Procura della Repubblica di Lecce a fare chiarezza sulla sua posizione e sulle sue, eventuali e presunte responsabilità. Al momento, non ricoprendo alcun incarico politico, i giudici non hanno ravvisato pericoli di reiterazione del reato. Non è tuttavia escluso che, nell’ambito delle successive indagini, possano emergere altre sfaccettature sulla vicenda.

In una delle telefonate intercettate tra l’arrestato e l’ex politico indagato, sono emerse parole non proprio dispiaciute per l’attentato che l’ex sindaco aveva subito il 22 dicembre rimasto ancora senza autori. Vista la circostanza sfavorevole, a quel punto, Gallucci “emigra” a sud, verso Gallipoli. Lo fa aiutato spesso da Fiorita, suo genero nonché socio nella gestione dei suoi affari legati alla vendita di hot-dog. Qui si scontra, però, con un'altra ordinanza comunale disposta nel 2012 da Francesco Errico, allora sindaco, che vietava l'attività ai commercianti ambulanti in una precisa area che va da Lido San Giovanni fino allo stadio "Antonio Bianco" della Città Bella. Nessun ambulante esercita più la vendita di panini e bibite nelle estati 2013 e 2014, tranne uno, dicono gli inquirenti: è Gallucci.

Una sorta di monopolista del settore dello street food. Secondo una dettagliata ricostruzione, per i carabinieri sarebbe stato il maresciallo Roberto Pellone, figura chiave della polizia locale di Gallipoli, a favorire l'unica attività commerciale presente in quella fascia a ridosso del litorale. Il dipendente della polizia locale è già gravato da alcuni precedenti legati ai reati contro la pubblica amministrazione e la pubblica fede, perché coinvolto in vecchie vicende giudiziarie. Avrebbe chiuso un occhio, forse entrambi, ma non è bastato a chiudere anche quelli dei militari dell’Arma. Pellone lo lascia in pace, sebbene assieme ai suoi colleghi della polizia annonaria, fosse tenuto a svolgere attività di controllo del commercio. Per gli inquirenti ha ricoperto per anni un ruolo che gli ha consentito di conoscere a menadito il mondo dei venditori ambulanti, così come quelli del mercato settimanale della cittadina. Forte di questa sua posizione, stando alle accuse, favorisce Gallucci. E quest’ultimo, dal canto suo, lo ripaga con una Fiat 600 d’epoca, consegnatagli il 30 aprile del 2013, del valore di circa seimila euro, finita sotto sequestro questa mattina: per alcuni precedenti periodi, pare che il mezzo sia stato parcheggiato proprio nelle aree della polizia locale.

Ma non è tutto. L’attività investigativa che militari di Copertino e Gallipoli concentrano sulla figura del maresciallo, portano anche ad altre scoperte. Dalla ricostruzione, infatti, sembrerebbe che Pellone gestisse una sorta di “ufficio privato”. Documenti e atti relativi alla sua professione, infatti, erano da lui stesso detenuti e a volte non depositati. Come è accaduto per il verbale di un incidente stradale. In quell’occasione, Pellone avrebbe stabilito la ragione per un suo conoscente, consigliere comunale, che aveva invece palesemente torto. Avrebbe redatto un verbale, mai depositato negli uffici del Comune, consentendo di fatto alla fantomatica vittima del sinistro di riscuotere il premio assicurativo. Quando le reali vittime hanno però hanno adito le vie legali, sono emerse le anomalie: l’ente comunale non è infatti riuscito a rintracciare quella parte di documento che attestava la ricostruzione dell’incidente. Ma il vizietto dei verbali “smarriti”, senza “duplice copia”, pare che fosse causa anche di altri dissapori: quelli con i commercianti ambulanti, appunto. Più di un venditore avrebbe raccontato agli inquirenti di aver subito pressioni e ingerenze, con verbali sottoscritti da Pellone, ma mai completati.

I carabinieri bussano alla porta (VIDEO)

Forse semplicemente tenuti lì, in un cassetto della scrivania (di casa propria?), come un’arma di carta pronta a censurare la libertà di un commerciante. E’ per questo atteggiamento in qualche modo “persuasivo” che risponde, fra le altre accuse, di falso in atto e occultamento di documenti  e corruzione in concorso. Nell’ambito di questa intricato assemblaggio di informazioni, inoltre, i militari hanno anche potuto ricostruire la “società” dedita ai furti: Aramini, Fiorita e Gallucci sono considerati gli autori dei due colpi messi a segno rispettivamente il 16 e il 27 febbraio del 2013, ai danni del deposito di materiale edile “Edilizia 2000 snc” di Copertino. In quell’occasione, per un bottino totale di 17mila euro, furono asportati tubi in rame, caldaie, rubinetti e diversi altri utensili. Gallucci è un individuo noto alle cronache locali perché ritenuto vicino agli ambienti della Scu, in particolare del clan Tornese di Monteroni di Lecce. Nel suo “curriculum” disponibilità corpose di armi, alcune delle quali utilizzate per il tentato omicidio di Angelo Vincenti, come raccontato da Luigi Cirfera e Giuseppe Modonato. Gallucci avrebbe, in passato, anche protetto la latitanza del boss Vito Di Emidio.

“Relativamente a quanto accaduto oggi, posso affermare che si tratta di una vicenda che ha colto tutti noi di sorpresa – dichiara a LeccePrima il neo sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva. “E’ sempre un dispiacere leggere notizie di cronaca su Gallipoli, ma quanto avvenuto non può passare in secondo piano. E’ una questione delicata che ci auguriamo possa essere risolta quanto prima. Riponiamo massima e totale fiducia nell’operato della magistratura, affinché faccia chiarezza sulla vicenda”, è l’augurio del primo cittadino della Città Bella.

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