Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Rifiuti dalla Campania stoccati in capannoni del Salento o tombati nei terreni: 13 arresti in tutta Italia

All’alba di oggi è scattata l’operazione “All black” condotta dai carabinieri del Noe e coordinata dalla Dda di Lecce. Quattro tra gli indagati sono salentini. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e riciclaggio

LECCE – Seicento tonnellate di rifiuti urbani e industriali provenienti dalla “Terra dei fuochi” e poi stoccati in capannoni tra Lecce e Surbo, e Massafra. In alcuni casi, persino “tombati” nei terreni con un rischio per la falda e il sottosuolo inenarrabili. Scatta l’operazione “All black” dei carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ed ecologico in collaborazione con la guardia di finanza di Taranto. In tredici, all’alba di oggi, sono finiti in arresto: dieci in carcere, gli altri ai domiciliari.

Fra gli indagati, tre sono di Lecce e provincia. Si tratta di Palmiro Mazzotta, 74enne di Surbo; Claudio Lo Deserto, 66enne di Lecce e Luca Grassi, 48enne di Surbo. i primi due sono nomi noti alle forze dell'ordine. Sono stati arrestati assieme ad altri individui di Taranto, Brindisi, Palermo, Cosenza, Reggio Calabria, Salerno, Napoli e Caserta. In carcere sono infatti finiti anche: Roberto Scarcia, 66enne di Taranto; Luca Di Corrado, 42enne di Taranto; Davide D’Andria, 40enne di Taranto; Francesco Sperti, 56enne di Manduria; Oronzo Marseglia, 57enne di San Vito dei Normanni; Salvatore Coscarella, un 76enne di Cosenza; Nestore Coseglia, 55enne di Marano di Napoli. Ai domiciliari, invece, Biagio Campiglia, 42enne di San Pietro al Tanagro; Franco Giovinazzo, 41enne di Siderno e Antonio Li Muli, un 41enne di Palermo.

Il video: i sopralluoghi e i sequestri eseguiti dal Noe

L’operazione, partita dal Noe di Torino, è stata coordinata in un secondo momento dal pm Milto De Nozza della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino ed è la somma di tasselli investigativi raccolti in tre anni di indagini. Due filoni, quello dei carabinieri e quello dei finanzieri tarantini, poi confluiti in unico fascicolo. Nell’attività investigativa sono stati indagati, in totale, 44 individui – molti dei quali salentini - e una società casertana specializzata nel trattamento e gestione dei rifiuti. Per i 13 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, spesso anche altamente pericolosi per la salute umana, su tutto il territorio nazionale e riciclaggio. Su disposizione del gip del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, è stato inoltre eseguito un sequestro per equivalente di 200mila euro e apposti i sigilli a due tir.

Tutto comincia nel 2018

L’indagine è stata avviata esattamente tre anni addietro, nel mese di maggio del 2018. A dare l’input investigativo il sequestro di un tir nelle campagne del Torinese: il conducente aveva scaricato illegalmente dei rifiuti su un terreno. Gli esiti degli accertamenti finiti nella mani dell'Arma del capoluogo piemontese hanno fatto sì che si risalisse a un gruppo di persone, tra Taranto e il Salento: queste avrebbero creato ad hoc delle società, fittizie così come fittizie erano le autorizzazioni in loro possesso. Le ditte, dotate di portali online, offrivano servizi di smaltimento di rifiuti tramite un’altra società piemontese che avrebbe funto da “intermediatrice”.

Sono 28 i conferimenti illeciti accertati da Noe e dalle fiamme gialle nel Salento: si tratta di 600 tonnellate, di cui 142 di rifiuti pericolosi, tra fanghi, plastiche, gomme, resti di guaine in catrame e ingombranti. Scarti che, una volta giunti nel Tacco, venivano poi stoccati in capannone e dati alle fiamme. In altri casi, invece, sotterrati tra terreni e cave del territorio. Uno degli indagati salentini avrebbe creato una fitta rete di contatti con aziende produttrici di rifiuti, anche nocivi. In un contesto storico in cui queste ditte avrebbero trovato non poche difficoltà di accesso al mercato cinese, si sarebbero dunque rivolte alla ditta fittizia salentina per poter individuare altri siti di stoccaggio e smaltimento sul territorio italiano. La vicinanza fra le regioni, quella di partenza e quella di destinazione, avrebbe inoltre favorito una più semplice gestione del traffico, riducendo dunque le possibilità di controlli da parte delle forze dell’ordine.

Sono così emersi almeno due trasporti di rifiuti partiti da Torino e dal Bresciano e diretti alle campagne salentine, nelle province di Lecce e Taranto, con la complicità dei proprietari di terreni e cave che hanno prestato il fianco all’attività criminosa. Un episodio risalirebbe al dicembre del 2012, l’altro al marzo di quest’anno. Davanti alle complicazioni organizzative nei trasporti, anche dettate dalla pandemia, sarebbero nati alcuni contrasti fra i responsabili dell’organizzazione illegale. Attriti che hanno provocato la rottura dei rapporti tra i piemontesi e i salentini. Questi ultimi si sono pertanto riorganizzati, guardando al Casertano (Spartanise il nome del comune) e al Reggino per nuovi affari: da lì, l’indagine è poi approdata sulle scrivanie della Dda leccese.

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