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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Porto Cesareo

Picchiarono un pastore per rapinarlo. Arrestati quattro presunti responsabili

I carabinieri della compagnia di Campi Salentina, in collaborazione con i colleghi di altri reparti, hanno identificato quattro uomini, delle province di Brindisi e Taranto, ritenuti coinvolti nella rapina in cui, a metà maggio, aggredirono uno straniero, nelle campagne di Porto Cesareo, portandogli via il gregge

PORTO CESAREO – Ha vinto la zoologia. E’ stato quell’incedere disomogeneo del gregge, poco integrato con il resto del gruppo,  a incastrare i presunti responsabili di una violenta rapina avvenuta a maggio. E’ come se, “autoemarginandosi” dalle altre bestie, quella quarantina di esemplari avesse voluto manifestare il proprio disappunto nei confronti dei nuovi quattro proprietari. I quali, finiti in manette nel pomeriggio di ieri, sono stati accusati di rapina aggravata in concorso e lesioni aggravate.

Si tratta di tre fratelli residenti a Monteparano, in provincia di Taranto, anni addietro titolari di una masseria. Tutti pastori e noti alle forze dell’ordine, sono i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, assieme a un quarto individuo, non imparentato, di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi. Questi i nomi dei coinvolti nell’operazione condotta dall’Arma ribattezzata “Dolly”: Salvatore Esposito, 33enne, nato a San Pietro Vernotico e i tre fratelli Luigi, Giuseppe e Daigoro Merico, rispettivamente di 43, 40 e 26 anni. Sarebbe stato quello minore a inferire un colpo alla testa del giovane pastore romeno, dipendente della masseria “La Grande”, nelle campagne tra Torre Lapillo e San Pancrazio Salentino, poco distante da Boncore.

I fatti ebbero origine lo scorso 14 maggio, quando in tre si presentarono all’interno di una masseria nelle campagne al confine tra Nardò e Porto Cesareo, e aggredirono la vittima. Portarono via alcune decine di bestie, tra capre e pecore, del valore di diverse migliaia di euro. Dopo aver colpito l’impiegato, di origini romene, lo legarono a un albero per immobilizzarlo. Gli sottrassero anche due telefoni cellulari, ma sfuggì loro un terzo.  Quello che la vittima utilizzò per allertare i soccorsi. Lo stesso proprietario dell’azienda agricola e casearia, non vedendo il dipendente rientrare, si rivolse a una guardia giurata dell’istituto di vigilanza. Il giovane pastore, dopo essere stato medicato, fu molto preciso nel fornire agli inquirenti l'identikit dei suoi aggressori.

Durante la fase investigativa, nella quale non sono mancati complessi appostamenti e perizie, i carabinieri della compagnia campiota, guidati dal maggiore Nicola Fasciano, è stato l’atteggiamento sprovveduto della moglie di uno degli arrestati, Luigi Merico, a fornire una svolta decisiva. La donna, poi denunciata in stato di libertà per il reato di ricettazione, ha infatti attivato uno dei due telefoni sottratti al pastore romeno, inserendo una sim.IMG_8937-2

Una “svista” che ha reso più semplice le indagini e che ha dato stimolo a una serie di perquisizioni. Davanti al gregge, composto da circa 550 esemplari, non vi erano più dubbi. Persino all’occhio distratto di un pubblico poco esperto, infatti, (come si può notare nello stesso video realizzato durante le indagini) è ben visibile l’atteggiamento “scontroso” di pecore e capre, che procedono in autonomia, scollate dalle altre.

A conferma di quel sospetto, la mancanza della “timbratura” sulle orecchie degli esemplari rubati. Quando sono state portati via, infatti, gli animali erano ancora troppo giovani per essere sottoposti a quella ordinaria procedura ritenuta dolorosa.

Le ordinanze sono state eseguite dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina, e disposte dal gip Carlo Cazzella, su richiesta del sostituto procuratore di Lecce, Massimiliano Carducci. All’attività hanno anche partecipato i militari del Reparto operativo di Lecce, dei comandi provinciali di Brindisi e Taranto, e gli uomini dei reparti elicotteristi e cinofili di Bari.

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