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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca Via Bonifacio Bernardino

Armi e droga in quantità, blitz della squadra mobile: due leccesi in arresto

Operazione della squadra mobile. Dopo appostamenti in via Bonifacio e pedinamenti attraverso la città sono finiti ieri pomeriggio in manette un 34 enne e un 24 enne. Tra il materiale sequestrato anche Beretta e una Browinng con silenziatore

LECCE – “Questa volta Padre Pio non mi ha protetto”. Davide Corlianò, 33enne leccese, ha una lunga carriera alle spalle. Fu “pizzicato” le prime volte a spacciare ancora minorenne nel rione Salesiani. Nel frattempo di carriera ne ha fatta pure Padre Pio, diventato Santo, che però di coprirgli le spalle, da lassù, non ha proprio voluto saperne.

E’ stata con quella frase, testualmente, che Corlianò ha aperto le porte agli investigatori della squadra mobile, ieri pomeriggio. Il perché è presto detto. In quell’appartamento di via Bonifacio, nel quartiere Rudiae, non c’era nulla che lo facesse somigliare a un normale luogo abitato. Non una sedia, un tavolo, un arredo. Solo un immenso quadro del Santo di Pietrelcina a vegliare su una valigia aperta, quasi fosse un’esposizione, una specie di “Expo” del crimine.

Dentro: droga in quantità, pistole e un centinaio di proiettili. Via Bonifacio, però, va subito detto, era in punto di passaggio, un immobile preso in affitto da Corlianò in una palazzina abitata da ignare famiglie, in cui custodire la merce scottante. Solo i soldi finivano direttamente nelle vere case del 33enne e del suo socio in affari, Stefano Rizzato, 24enne, anch’egli leccese con precedenti. E di denaro n’è stato trovato un bel po’: circa 5mila euro.

Giochi ormai finiti, dunque, per Corlianò e Rizzato, sorpresi in flagranza. L’hanno capito subito quando, davanti all’uscio di via Bonifacio, non si sono presentati i soliti acquirenti, ma agenti della questura. Che hanno così visti ben ripagati gli sforzi profusi. Un mese di appostamenti per studiare i movimenti e appuntare anche le targhe dei presunti clienti. Questo anche per dare una risposta agli abitanti della zona, sempre più inquieti e infastiditi, visto il passaggio continuo di volti poco rassicuranti a più ore del giorno. Tanto che negli uffici di polizia ormai si erano accavallate segnalazioni ed esposti. Diversi anche quelli anonimi.

E così gli uomini diretti dai vicequestori aggiunti Sabrina Manzone ed Elena Raggio hanno deciso di andare a fondo. Scoprendo che il lucroso affare era gestito da due loro vecchie conoscenze, giovani sul conto dei quali avevano già da qualche tempo un’idea precisa. “L’operazione si può considerare una propaggine di Eclisse”, hanno spiegato nel corso di una conferenza stampa che s’è svolta in tarda mattinata nella sala “Arcuti” della questura, in viale Otranto.

Durante quel blitz, una sorta di compendio di tutte le precedenti operazioni contro la malavita locale, diversi personaggi non furono arrestati, nonostante il sospetto che si potesse in qualche modo inserirli in quel contesto. Al momento ai due non è stato contestato il 416 bis, hanno comunque tenuto a chiarire i dirigenti della mobile, ma ciò potrebbe accadere in seguito. Insomma, l’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Valeria Elsa Mignone, è ancora nel vivo.

Oltre alla droga (297 grammi di cocaina, molta già divisa in dosi, 4 chili e mezzo di hashish in 45 panetti e 760 grammi di marijuana), forte è l’interesse per le due armi rinvenute: una Beretta 7,65 priva di matricola e una Browning calibro 9 predisposta per l'uso con silenziatore. Saranno analizzate a fondo dalla scientifica per capire se siano state usate ed eventualmente se si possano associare a qualche episodio preciso.

Blitz in via Bonifacio: droga a volontà

“Operazione Santo protettore”

“Operazione Santo protettore”, è stata ribattezzata l’indagine, per motivi che è facile intuire. Il blitz è scattato ieri quando gli investigatori hanno visto Rizzato fare ingresso nel pluri-segnalato condominio di via Bonifacio. Vi era giunto poco prima a bordo di una moto Ducati 1199. Corlianò, che invece aveva una Fiat Punto, vi sarebbe arrivato poco dopo.

La polizia ha annotato ogni movimento successivo con minuzia. Rizzato, infatti, dopo qualche minuto, è uscito dall’abitazione, incontrando prima due giovani all'interno del parco di via Pozzuolo (nelle vicinanze), poi gli occupanti di un'auto parcheggiata in via Bonifacio. A tutti ha consegnato un involucro, prima di fare rientro nell’appartamento.

Rizzato, dopo circa mezz'ora, se n’è poi andato seguito da Corlianò, entrambi in marcia con i rispettivi mezzi. I due – sempre pedinati - si sono quindi fermati in via della Giravolte ed hanno proseguito a bordo della Fiat Punto, raggiungendo via Basento, dove hanno cambiato autovettura, salendo su una Smart con la quale, dopo un lungo percorso in città, forse proprio per eludere eventuali pedinamenti, sono tornati nuovamente in via Bonifacio. Tanti giri, molta prudenza, ma tutto inutile.

Intorno alle 17,30, infatti, i due sono usciti dall’immobile, per essere subito bloccati. Nelle tasche di Corlianò, ritenuta la figura leader, c’erano le chiavi di un miniappartamento. Non ha opposto resistenza. Ha aperto la porta e proferito la frase “Padre Pio non mi ha protetto”, con un invidiabile senso di autoironia, vista la piega che stava assumendo la situazione. Durante la perquisizione dei locali sono stati trovati la cocaina e i panetti di hashish, mentre l’altro involucro, con la marijuana, era nella Smart.

E non è tutto. I poliziotti hanno trovato anche 40 grammi di mannite (usata abitualmente come sostanza da taglio), tre bilancini elettronici, e molti sacchetti di cellophane per frigo con chiusura ermetica, rotoli di nastro gommato, carta stagnola e cellophane, forbici, taglierini e persino mascherine per uso medico. Tutto questo, per avviluppare le sostanze in singole confezioni. Senza dimenticare pistole e munizioni, che sono fra gli oggetti di maggior interesse investigativo.

Corlianò in tasca aveva anche 2mila e 300 euro, mentre altri mille 785 si trovavano nella sua abitazione. Rizzato, invece, aveva addosso 375 euro (per la precisione in un borsello) e altri 2mila e 640 euro in casa. Entrambi, difesi dall’avvocato Giuseppe De Luca, rispondono di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e di armi alterate. E gli investigatori adesso sono al lavoro anche per svelare eventuali complicità di terzi. 

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