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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Sparatorie, agguati e droga: la lotta alla successione del boss Nisi. Quattro arresti

Operazione partita all'alba. I destinatari dei provvedimenti restrittivi avrebbero fatto parte della Sacra Corona Unita e sono ritenuti responsabili di traffico di stupefacenti. Alcuni sono stati coinvolti nelle recenti sparatorie in città

LECCE – Tabula rasa. Un colpo di biro per disporre le ordinanze di custodia cautelare e l’operazione “Reset” ha avuto inizio. All’alba, la squadra mobile di Lecce, guidata dal dirigente Rocco Carrozzo, in collaborazione con quella di Napoli e dal reparto prevenzione crimine del capoluogo salentino, ha eseguito i quattro provvedimenti, emessi dal gip del Tribunale leccese cinque giorni addietro, su richiesta del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Guglielmo Cataldi. Le misure hanno fatto finire in carcere Davide Vadacca, leccese 31enne, Salvatore Notarnicola, 32enne di Torchiarolo (ma domiciliato a Lecce), Luca D’Attis, 34enne di Lecce e Alessio Bellanova, 28enne, anch’egli di Lecce, sebbene originario di Campi Salentina.

I quattro sono ritenuti in odore di Scu e, in particolare, della frangia facente capo a Roberto Nisi (arrestato nell’operazione Cinemastore, per la quale risultava peraltro già indagato anche Notarnicola), del quale avrebbero favorito la latitanza dal 24 gennaio al 12 maggio del 2012, giorno del suo arresto, avvenuto presso lo scalo ferroviario Roma Termini. Vadacca è stato sorpreso in un albergo di Pompei, in provincia di Napoli, dove si era recato di recente per una breve vacanza. Secondo gli investigatori, nel sodalizio criminale Vadacca avrebbe assunto le funzioni di "coordinatore" del territorio, operando principalmente nei territori di Lecce e dei paesi limitrofi, nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, del mantenimento dei detenuti e dei latitanti, tenendo sempre stretti collegamenti con Nisi, durante la latitanza di quest’ultimo nella capitale.

L’attività investigativa è maturata proprio nell’ambito di un procedimento avviato alcuni giorni prima dell’esecuzione di quarantanove ordinanze di custodia cautelare in carcere, cioè la già citata “Operazione Cinemastore”, il 24 gennaio del 2012, e i fatti contestati vanno dal gennaio 2012 all’ottobre del 2013. In quest’arco temporale i quattro sono stati in vari modi destinatari di episodi criminosi. Il 30 ottobre dello scorso anno, Vadacca è stato ferito da alcuni colpi di arma da fuoco calibro 22 mentre si trovava in compagnia di Alessio Bellanova, davanti alla stazione di servizio Esso alle porte di Lecce. Per questo episodio i responsabili, Alessandro Sariconi e Salvatore Corrado, di recente hanno patteggiato. La sera del 19 maggio scorso, a Torchiarolo, ignoti hanno invece esploso alcuni colpi di fucile calibro 12 all’indirizzo dell’abitazione del padre di Notarnicola, e durante la stessa sera altri colpi di fucile dello stesso calibro erano stati indirizzati contro l’abitazione della convivente del 32enne.

Ed ancora, la sera del 20 maggio, sono stati esplosi nuovi alcuni colpi di arma da fuoco, stavolta a Lecce, in via Reno, proprio all’indirizzo del domicilio di Notarnicola, detto “Big Jim”. Il 5 settembre alcuni colpi di fucile contro l’autovettura Renault Clio in possesso della sua convivente. Il 12 settembre, il personale della squadra mobile (su segnalazione di LeccePrima) ha poi accertato la presenza, nei pressi del Cimitero, della Basilica di San Domenico Savio e della Parrocchia di Santa Maria dell’Idria, non lontano dall’abitazione di Bellanova, sottoposto intanto agli arresti domiciliari per vicende di droga, di alcuni manifesti funebri che annunciavano la morte di Vadacca, e nei quali era stato definito “lurdu e infame”. Bellanova, soprannominato “Gabibbo”, nell’autunno del 2012 fu trovato in due distinti episodi con ingenti quantitativi di droga. In un’occasione, in particolare, si accollò la proprietà di un carico di 34 chilogrammi di marijuana, rinvenuti in un’auto in uso al 31enne, ma parcheggiata nella villetta di San Cataldo, intestata a Luca D’Attis.

Il 27 settembre scorso sono stati esplosi tre colpi di fucile calibro 12 contro il portone del condominio di piazzale Siena in cui risiede la suocera di Vadacca. Infine, il ferimento di Bellanova, avvenuto soltanto la settimana scorsa, in cui il giovane è stato gambizzato a seguito di alcuni proiettili esplosi nell’androne del palazzo in cui risiede, nel rione San Pio. Vi sono poi anche altri episodi recenti in cui sono state usate armi da fuoco: quelli contro il bar “Bellini” di via Monti e gli altri, la notte successiva, che hanno scalfito saracinesca del negozio cinese “Good Look” e del portone in cui sorge lo stabile, che però non sono di chiara lettura e non rientrano per il momento nel novero di quest’inchiesta.

All’origine dei contrasti, probabilmente, la detenzione della leadership dopo la cattura di Nisi, che ha lasciato un vuoto di potere, tanto più che uno dei presunti successori, Gioele Greco, è stato poi fermato nel marzo scorso insieme ai presunti sodali in un’altra vasta operazione di polizia.  Uno dei momenti cruciali dell’attività investigativa è scattato proprio durante il ritrovamento di una missiva tra i documenti di Gioele Greco, e presumibilmente destinata a Nisi. Un ritorno alla corrispondenza che rappresenta un prudente espediente per aggirare le intercettazioni ambientali da parte degli inquirenti. Una lettera, in particolare, non ancora ultimata e presumibilmente destinata a Nisi, è stata rinvenuta durante le fasi dell’operazione “Speed drug”, condotta dagli agenti della squadra mobile lo scorso 19 marzo. Nel “pizzino”, si farebbero espliciti riferimenti anche a Vadacca, detto “Ciccione”.

Una serie di arresti che ha indebolito gli assetti criminali del posto, alla quale sarebbe dunque seguita la necessità di ridisegnare nuovi equilibri, generando lotte intestine tra gli affiliati. Nelle ordinanze di custodia cautelare messe dal gip il riferimento alle sparatorie c’è. Così come agli ultimi atti intimidatori registrati nelle ultime settimane in città. I bossoli rinvenuti durante i sopralluoghi sui teatri dei recenti fatti di cronaca, del resto, tutti calibro 7,65 e 9x21, apparterrebbero alle stesse armi. Restano, tuttavia, ancora da chiarire le mansioni all’interno del gruppo e la ricostruzione dei ruoli nel botta e risposta a colpi d’arma di questo periodo. Come è stato, del resto, evidenziato durante la conferenza stampa odierna, alla quale erano presenti  il questore leccese, Vincenzo Carella, il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, il sostituto procuratore Cataldi e i dirigenti della Polizia di Stato.

Operazione "Reset" della squadra mobile

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