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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Ugento

Traffico di cocaina e marijuana a Ugento e hinterland: tredici arresti all’alba

Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce: undici in carcere e due ai domiciliari. Il blitz dei carabinieri della compagnia di Casarano e della stazione ugentina coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia

UGENTO – Non deve essere stato poi così fantasioso il vocabolario utilizzato tra spacciatori e tossicodipendenti, se ha finito per essere decodificato con facilità: troppi  i “metri”, i  “minuti”, i litri di “nafta”, e  i “caffè” intercettati dalle microspie del 112. Traffico di cocaina e marijuana a Ugento e nei paesi limitrofi: all’alba fermati in 13, undici in carcere e due agli arresti domiciliari. È infatti scattato alle prime luci del giorno il blitz dei militari della compagnia di Casarano e della stazione ugentina che hanno eseguito il provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Lecce, Simona Panzera.

I destinatari della misura restrittiva in cella sono: Cosimo Luigi Catino, 30enne di Ugento; Matteo Congedi, 37enne di Ugento;  Daniele Deiana, 30enne di Ugento; Vincenzo Minicozzi, 32enne ugentino; Luigi Petrachi, 46enne ugentino; Cristian Angelo Pierri, 22enne di Ugento; Emanuel Giuseppe Pierri, 25enne di Ugento; Pasquale Preite, 68enne di Ugento; Radames Trianni, 30enne di Torre San Giovanni; Katriel Scarcella, 23enne residente a Ugento e Michele Scarcella, 65enne di Ugento. A i domiciliari sono inoltre finite Annalisa Molle e Miriam Trianni, rispettivamente 29enne e 21enne, entrambe di Ugento. Oltre ai tredici nomi sopracitati, vi sono anche ulteriori 12 indagati in stato di libertà.

L’attività di indagine, concentrata soprattutto nel comune messapico, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce dall’inizio del 2019 sino all’estate del 2020. Per l’operazione sono stati impegnati oltre 70 carabinieri, supportati dai colleghi dello Squadrone eliportato Cccciatori “Puglia” e le unità antidroga e anti-esplosivo del Nucleo carabinieri cinofili di Modugno. Durante le varie fasi dell'indagine sono state sottoposte a sequestro dosi di droga e armi.Z4-2

Nello specifico si tratta di 25 grammi di cocaina, un paio di grammi di “erba" e quasi otto di hashish in un episodio. Una piantagione di canapa indiana, per un totale di 181 esemplari, è stata rinvenuta sempre nel corso delle indagini e poi distrutta. Infine, nei mesi sono stati rinvenuti tre fucili, altrettante pistole e una novantina di munizioni.

Stando ai riscontri investigativi raccolti nel corso del tempo gli indagati avrebbero imposto un proprio monopolio sul territorio del basso Salento nell’ambito della gestione dello spaccio della droga. Avrebbero fatto ricorso, in alcuni episodi, ad atteggiamenti intimidatori, riuscendo a far prevalere un clima di subordinazione e omertà. Ed è proprio da fatti di violenza, negli ultimi mesi del 2018, che trae spunto l’indagine. Alcuni individui infatti, non essendo più in grado di fronteggiare i debiti contratti per l’acquisto delle dosi di stupefacenti – in determinati casi anche somme superiori a tremila euro- sarebbero stati pestati per poi ricevere minacce aggravate dall’utilizzo di armi da fuoco. Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno messo in evidenza gli aspetti smaccatamente criminali del gruppo stanato dall’Arma.

Piuttosto chiari i contorni dei vari ruoli ricoperti all’interno dell’organizzazione: capi, promotori, coordinatori, “responsabili” di vendita e infine i vari galoppini della droga. Al vertice del gruppo si collocherebbe Minicozzi: sue le direttive emanate agli altri, sua anche l’autorizzazione finale per qualunque iniziativa. Nelle sue mani, inoltre, anche la gestione degli investimenti per “ricapitalizzare” il fondo destinato all’acquisto di altra droga. Il suo uomo di fiducia, in un certo senso “vice”, sarebbe stato Emanuel Pierri. Non soltanto gli sarebbe stato consentito assistere alle campagne acquisto della sostanza, ma a lui sarebbe spettato il compito di divulgare le direttive del capo agli altri componenti del sodalizio.

Altro incarico quello di esattore: la riscossione dei crediti era un suo specifico ruolo. Per  la  "distribuzione e vendita”, inoltre, avrebbero incaricato Radames Trianni. A lui anche l’incarico del taglio della droga e quello dell’imposizione del silenzio e dell’omertà, che spesso avrebbe corredato la riscossione del denaro con metodi violenti. A procacciare acquirenti anche sua sorella, Miriam Trianni, addetta alla cessione dello stupefacente secondo gli inquirenti.

Il video: mesi di indagine dell'Arma supportata dai vari reparti

 C’è da dire che diverse attività eseguite dai carabinieri in questo biennio di indagine hanno portato a scoprire in flagranza cessioni di stupefacente che hanno aitato a risalire ai nomi degli indagati fermati nelle ultime ore. Fatti confermati grazie alle dichiarazioni rese dagli assuntori di droga. L’organizzazione del gruppo, oltre a essere verticistica e ben strutturata, avrebbe fatto leva su consolidate frequentazioni, ai soliti luoghi di frequentazione e con tanto di basi logistiche. Un maneggio, in particolare, sarebbe stato utilizzato come posto per impartire le “linee guida” ai gregari. Gli inquirenti sono risaliti inoltre anche ad alcuni appartamenti usati invece per coltivare la marjuana e alla successiva coltivazione delle dosi. Coinvolti nella struttura anche esercizi commerciali, utili all’attività (apparentemente insospettabile) di vendita al dettaglio.

A conferma dell’omogeneità dell’associazione, anche il ricorso di una cassa comune dalla quale attingere le somme per le “spese vive”: il carburante per le auto, in primis. Ma anche per reperire le armi e pagare il personale. Quanto scoperto dagli investigatori dell’Arma dei carabinieri potrebbe tuttavia rappresentare soltanto la “punta dell’iceberg”, come si legge nell’ordinanza a firma del giudice per le indagini preliminari. Lo stesso ha posto l’accento sulla “pervasività del gruppo criminale” il quale potrebbe anche essersi reso responsabile di ulteriori, presunti episodi delittuosi ancora prima del tempo monitorato o aver gestito altri affari illeciti sfuggiti alle intercettazioni finite sulle scrivanie della procura. Solitamente, del resto,  per ogni business criminale ve ne sarebbero diversi altri rimasti sommersi.

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