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Un fotogramma del video del Noe.

Un fotogramma del video del Noe.

Sangue di macellazione animale sversato nel pozzo artesiano e smaltito sui terreni: otto arresti

Un’indagine, condotta dal Noe dall’ottobre del 2018, è sfociata nella misura cautelare richiesta dalla Dda. Al vaglio la posizione di altri sette individui. Tra i beni sequestrati anche un’impresa nel Brindisino: il valore totale dei sigilli è di 3 milioni di euro

LECCE – Gli scarti ematici della macellazione di animali smaltiti illecitamente all’interno di alcuni terreni e persino sversati in pozzo anche con la complicità di due aziende operanti a Caivano, in provincia di Napoli e a Latina. Arresti e sequestri fra Puglia, Campania e Lazio. All’alba è scattata l’operazione denominata appunto “Sangue amaro” nel Salento. Sette gli arresti, poi diventati otto in giornata- eseguiti dai carabinieri del Noe di Lecce, il Nucleo operativo ed ecologico, assieme ai colleghi del Nucleo di polizia ambientale e forestale - nei confronti di altrettanti imprenditori accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e gestione illecita di rifiuti.

Le misure, richieste dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Giovanna Cannarile, sono state disposte dal gip del tribunale del capoluogo salentino, Cinzia Vergine. Ai domiciliari sono finiti: Annunziata Gioffredi, 51enne di Francavilla Fontana; Fabio Leo, concittadino di 47 anni; Omar Leo, 36enne francavillese; Gianfranco Mingolla, 37enne francavillese e Vitantonio Turrrisi, coetaneo residente sempre a Francavilla Fontana. Sono tutti collegati alla società “Orm srl”. Altri due destinatari della misura, inoltre, sono Michele Martena, 32enne residente a Carmiano, ma rintracciato dai militari a Latina e Gaetano Salerno, 52enne di Acerra, nel Napoletano: entrambi fanno invece riferimento a un’altra ditta, la “Ilsad srl”. Un ottavo individuo arrestato in giornata: Roberto Martena, 59enne romano e titolare di un'azienda di Latina che ha prestato il fianco all'attività illecita della società salentina. Oltre agli otto arrestati, gli investigatori stanno valutando la posizione di altri sette individui, riconducibili alla gestione illecita di diverse società operanti nel settore della gestione dei rifiuti di altre province italiane.

Il video: sigilli allo stabilimento da parte dei militari del Noe

Alle indagini, partite nel mese di ottobre del 2018, hanno anche preso parte il gruppo forestali di Lecce, i militari dei comandi provinciali di Brindisi, Latina, Roma, Napoli e dello stesso capoluogo salentino. Durante l’attività del Noe, coordinato dal colonnello Dario Campanella, sono stati apposti i sigilli a uno stabilimento industriale,  la Orm srl , la villa di uno dei suoi titolari,  sei automezzi e una cisterna. Tutto è cominciato dopo un controllo all’interno di un deposito di sottoprodotti di origine animale, la Orm srl con sede nel Brindisino, che si occupa di smaltimento e recupero di scarti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo aver ricevuto un’ingente quantità di rifiuti di origine animale dai vari mattatoi della Puglia, compreso un notevole quantitativo di liquido ematico, gli indagati salentini avrebbero falsificato dei documenti per certificare uno smaltimento di quel sangue tramite canali legali che nella realtà, però, legali non lo erano affatto.

Avrebbero infatti usato un pozzo artesiano per disfarsi del materiale ematico, invece di trasferirlo negli impianti autorizzati al trattamento. La cisterna, come appurato dal Noe, si trovava sul terreno di uno degli indagati, a Francavilla Fontana.  Il pozzo, a diretto contatto con la falda acquifera,  rientra tra i beni posti sotto sigillo durante l’operazione: ammonta a circa 3 milioni di euro il valore del sequestro a 300mila il profitto illecito scaturito dai presunti affari degli individui coinvolti nell'inchiesta. Durante l’attività investigativa di oltre due anni sono emersi atteggiamenti irregolari, da parte di alcuni degli indagati, anche sul fronte burocratico e della compilazione dei formulari di identificazione dei rifiuti: contenevano informazioni non veritiere sulla distruzione di rilevanti quantità di scarti.

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