Cronaca

Sgozzò l'ex e dirottò aereo. Si presenta in un b&b nel Lazio: salentino collabora alla cattura

Insolito check-in in una struttura ricettiva di Bolsena, in provincia di Viterbo. Luciano Porcari, noto alle cronache italiane per aver ammazzato la compagna, e aver dirottato un aereo per oltre 60 ore, si è stranito alla richiesta del documento da parte dell’imprenditore leccese. Il quale, insospettito a sua volta, ha allertato subito i carabinieri

Il centro di Bolsena in cui è stato rintracciato

BOLSENA (Viterbo) – “Sono un principe, appartenente a una famiglia del 1022”. Ma a 75 anni non era forse a conoscenza del servizio telematico di archiviazione dati, ed è finito nei guai. E’ stato l’intervento di Francesco Vesmile, un imprenditore leccese nel ramo turistico, che ha portato all’arresto di Luciano Porcari, noto per aver ucciso l’ex convivente e per il dirottamente aereo più famoso della storia dell’aviazione civile.

L’anziano fuggiasco ha violato le misure di sorveglianza speciale e libertà vigilata a cui era stato sottoposto a Terni, dopo la scarcerazione dello scorso 30 maggio. Tutto è cominciato quando si è presentato presso un noto bed and breakfast della località dell’omonimo lago, chiedendo una stanza. Uno dei due soci della struttura ricettiva è proprio l’imprenditore  salentino, il quale si è subito insospettito davanti ad alcune note bislacche di quell’insolito check-in. In primis perché Porcari era in possesso di un passaporto privo di foto.

Tanto che alla reception ha poi fornito la carta di identità, ma dichiarando di non aver bisogno di ricevuta. Quando gli è stato spiegato che il suo nominativo era necessario non solo per la fattura, ma soprattutto per la segnalazione in questura, il latitante si è stranito. Ha dichiarato di aver bisogno di uscire urgentemente per comprare una borsa più resistente. Ha poi aggiunto: “Se mi cercano, io non ci sono per nessuno”. E si è defilato lasciando il suo zaino in camera. L’imprenditore ha allertato immediatamente i carabinieri: sul posto, i militari di Bolsena e Orvieto per dare la caccia al 75enne. E’ stato rintracciato poco dopo in centro ed è finito in manette.

Porcari, ha trascorso gli ultimi 21 anni della sua vita nel carcere della città umbra per l’omicidio di Roberta Zanetti, una infermiera della zona di Orvieto che, al momento dell’assassinio, nel 1994, aveva appena 27 anni: un episodio che scaturì a causa dell’affidamento della figlia alla madre da parte del Tribunale. In quell’occasione Porcarì cercò di uccidere la suocera, senza riuscirci, per poi freddare senza pietà la giovane ex compagna. Si barricò in casa, e quando le forze dell’ordine riuscirono ad accedere per la 27enne non c’era più nulla da fare.

Nel 1977, peraltro, Porcari salì su un volo che da Siviglia lo avrebbe condotto a Madrid. Esibì un contenitore al personale, dicendo di essere in possesso di una bomba pronta per l’esplosione. Costrinse i piloti a volare sui cieli di Europa e Africa per oltre 60 ore. Tenne in ostaggio equipaggio e passeggeri soltanto per poter rivedere due figli avuti da una donna della Costa d’Avorio. Si arrese soltanto una volta giunto all’aeroporto di Ginevra. Prima di consegnarsi alla polizia, aprì la scatola e, all’interno, c’era champagne che offrì a tutti i passeggeri.

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