Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Rapinò poste e fu sorpreso a tentare un altro colpo. Incastrato dal Dna

Donato Parrotto, di Casarano, è finito in carcere questa mattina. E' accusato di rapina aggravata in concorso, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo e ricettazione di veicolo rubato. Grazie all'esame effettuato dal Ris, è stata accertata la responsabilità nel colpo ai danni dello sportello di Patù nel 2011. Una 64enne del posto, inoltre, dovrà scontare un anno e 11 mesi

Uno dei fotogrammi dei filmati visionati

PATU’ - E’ stato incastrato dalla prova del Dna, il rapinatore dell’ufficio postale di Patù. Donato Parrotto, di Casarano, è stato arrestato questa mattina dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Tricase, guidati dal capitano Simone Clemente, e da quelli della compagnia di Casarano, coordinati dal capitano Aniello Mattera. Già noto alle forze dell’ordine e ristretto al regime degli arresti domiciliari, è stato fermato e accompagnato in carcere con l’accusa di rapina aggravata in concorso, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo e ricettazione di veicolo oggetto di furto, sulla scorta di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Lecce Alcide Maritati, e su richiesta del sostituto procuratore Roberta Licci.

I fatti risalgono al novembre 2011 quando tre rapinatori, armati di pistole, entrarono nell’ufficio postale di Patù e sotto la minaccia delle armi portarono via un bottino pari a circa 15mila euro e vari monili di proprietà di dipendenti e clienti. Nel giro di alcune ore, i militari di Tricase trovarono una Fiat Punto,  provento di furto commesso in Alliste la sera prima della rapina, con all’interno vari indumenti utilizzati dai rapinatori e abbandonati durante la fuga.PARROTTO DONATO_Stampa-2

Grazie alle perquisizioni e ai sequestri, sia delle tracce biologiche estratte sui capi sequestrati, i carabinieri arrivarono al nome di Parrotto. Nel mese di ottobre del 2012, infatti, gli uomini dell’Arma di Melissano e Ruffano, nel corso di un servizio perlustrativo, notarono due individui nei pressi di una tabaccheria del posto che, alla vista dei militari, si diedero alla fuga. Si avvicinarono dapprima a una Fiat Uno, per poi desistere improvvisamente dall’accedervi. Un comportamento che insospettì gli inquirenti. I due uomini riuscirono a far perdere le proprie tracce durante l’inseguimento, ma i carabinieri avevano già annotato i loro identikit.

Dalla descrizione operata dagli investigatori risulta che uno dei due, quello alto circa un metro e 80 con corporatura media, con un cappellino di colore viola, un giubbino verde militare, pantaloni di colore nero, si diede alla fuga disfacendosi di un qualcosa, che occultò dietro un'autovettura facendo perdere le proprie tracce;. Idem per il complice: sempre alto un metro e 80, sui 40 anni, con scarpe da ginnastica ai piedi. Quella sera, i militari recuperarono lungo la via un passamontagna, guanti e cappello.

All'interno dell'autovettura Fiat Uno di colore nero, risultata rubata a  Ugento, fu poi rinvenuto un fucile a canne mozze con calcio segato pronto all'uso e carico con due cartucce, e un altro passamontagna di colore grigio uguale a quello rinvenuto poco prima. I filmati di videosorveglianza installati in zona, inoltre, hanno ripreso una scena che non ha lasciato dubbi. Il giorno successivo all’inseguimento, un’altra autovettura è sopraggiunta sul posto, per recuperare un indumento abbandonato nel tentativo di seminare i carabinieri. Il modello del mezzo, e la fisionomia dell’uomo corrispondevano  a quelle di Donato Perrotto.DSC06299-2

I gravi indizi portarono i militari a chiedere una misura cautelare nei confronti dell’uomo, quanto meno per l’arma detenuta illegalmente.  Poi arrivò la svolta delle indagini sulla rapina di Patù del 2011. La Procura della Repubblica di Lecce chiese al Ris di Roma, l’accertamento del Dna sui reperti sequestrati dai carabinieri di Casarano quella sera di ottobre. E la conferma non tardò ad arrivare e il profilo genetico di Parrotto risultò conforme a quello rilevato dagli elementi raccolti sul luogo della rapina nel Capo di Leuca.

Nella mattinata di oggi, inoltre,  i militari di Casarano, hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Lecce,  per furto aggravato e rapina. Il provvedimento è scattato nei confronti di  Giovanna  Proto, 64enne. L’arrestata, espletate le formalità di rito, è stata accompagnata nell'istituto penitenziario, dove dovrà scontare la pena di un anno e 11 mesi di reclusione, per fatti che risalgono a oltre un anno addietro.

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