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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Asl di Brindisi, appalti truccati per 34 milioni di euro: indagati anche imprenditori leccesi

Ventidue arresti per 133 indagati totali. Nei guai anche gli imprenditori leccesi Vittorio Marra, 68enne e Adolfo Rizzo, 43enne. Secondo finanzieri e Nas, un sistema collaudato permetteva a ditte di amici di ottenere appalti grazie al supporto di dipendenti. Nell'inchiesta anche Rodolfo Rollo e Guido Scoditti

BRINDISI – Un vero e proprio terremoto s’è abbattuto alle prime luci dell’alba sull’Asl di Brindisi. L’ennesimo caso che vede al centro la sanità pugliese. E ancora una volta nell’ordinanza appaiono anche nomi illustri di Lecce e provincia.

Sono ben 133 gli indagati, di cui ventidue finiti in arresto, equidivisi fra carcere e domiciliari. I reati, a vario titolo: associazione per delinquere, turbativa d’asta, falso in atti pubblici, corruzione, frode in pubbliche forniture, violazione del segreto d’ufficio. L’inchiesta ricopre un arco temporale dal 2006 al 2011 ed è stata portata a termine dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Brindisi con il Nas dei carabinieri di Taranto.

Le misure cautelari riguardano alcuni dipendenti pubblici dell’Asl di Brindisi (Area gestione tecnica) e vari imprenditori. Fra questi ultimi compaiono due leccesi, entrambi condotti in carcere: Vittorio Marra, 68enne e Adolfo Rizzo, 43enne. Residenti nel capoluogo salentino, sono amministratori della Re.Vi. Srl, servizi d’ingegneria clinica, che ha sede nella zona industriale di Surbo.

Gli altri che hanno subito la misura più grave del trasferimento nel penitenziario: Vincenzo Corso, 60enne di Brindisi, Giovanni Borromeo, 54enne di Brindisi, Roberto Braga, 48enne di Brindisi, Emilio Piliego, 44enne di Brindisi, Antonio Ferrari, di Brindisi, Cesarino Perrone, 68enne di Brindisi (anche se nativo di San Donato di Lecce), Antonio Camassa, 52enne di Brindisi, Giuseppe Rossetti, 50enne di Torre Santa Susanna, Tommaso Vigneri, 53enne di Bari.

Ai domiciliari, invece, sono stati destinati: Armando Mautarelli, 58enne di Brindisi, Gianluca Pisani, 42enne di Brindisi, Giovanni De Nuzzo, 68enne di Brindisi, Mauro De Feudis, di Manfredonia, Claudio Annese, di Bari, Cosimo Bagnato, di Brindisi, Grazia Cito, 43enne di Ostuni, Daniele Di Campi, 53enne di Brindisi, Francesco Perrino, 52enne di Brindisi, Salvatore Perrino, 85enne di Brindisi, Ivo Grifoni, 39enne di Bergamo. 

In origine la Procura aveva richiesto i domiciliari anche per Rodolfo Rollo, 52enne di Cavallino, all’epoca direttore generale dell’Asl di Brindisi. La misura cautelare non è però stata avallata dal gip Valerio Fracassi. Risulta dunque fra gli indagati a piede libero. Stessa sorte anche per Antonio Perrino, 45enne di Novoli. Anche per lui era giunta, non accolta, la richiesta di custodia cautelare ai domiciliari. Fra gli indagati leccesi ricorre anche un altro ex manager dell'Asl noto, Guido Scoditti, oggi 70enne, già coinvolto in passato in un'altra inchieste giudiziaria sulla sanità.

Al centro di tutto, secondo quanto contestato dai pm Nicolangelo Ghizzardi e Giuseppe De Nozza, una vicenda legata a un numero impressionante di gare d’appalto. Sarebbero state pilotate in modo tale che i lavori fossero aggiudicati a un vincitore già prescelto. Gravi gli indizi raccolti per ben trentasei gare, ma il sospetto - per il quale non è però evidentemente giunta la prova decisiva - riguarda un numero più elevato. Da capogiro la cifra: 34 milioni di euro. 

Stando a quanto emerso, il sistema sarebbe stato piuttosto semplice, quanto efficace. Quando le gare superavano i 50mila euro, i plichi contenenti le offerte presentate dalle ditte partecipanti sarebbero stati preventivamente visionati. I suggelli alle buste sarebbero stati aperti e richiusi, per suggerire all’imprenditore “amico” l’offerta da presentare. Tutto certificato, a quanto pare, da intercettazioni di conversazioni telefoniche.

Diverso il caso, invece, per le gare di valore inferiore ai 50mila euro. Puntualmente, sarebbero state invitate a partecipare cinque ditte di conoscenti, quattro delle quali avrebbero giocato solo un ruolo di facciata. Ovvero, o non avrebbero presentato offerte, o le loro sarebbero state decise a tavolino in modo che fossero superiori rispetto a quella del vincitore predeterminato. Il tutto in attesa del proprio turno, in una sorta di rotazione grazie alla quale prima o poi tutti ci avrebbero guadagnato.

Inutile dire che la commissione aggiudicatrice delle gare sarebbe stata composta sempre dagli stessi appartenenti all’Area gestione tecnica. Alcuni fra i dipendenti avrebbero anche costituito imprese, affidate a parenti o prestanome, per spartirsi la torta. Vi sarebbero però stati anche altri vantaggi, come quote societarie di un albergo, la proprietà di un’agenzia immobiliare, ma anche mobili, viaggi e oggetti preziosi. Sarebbe anche emerso anche un episodio di frode in pubbliche forniture. L’aggiudicatario avrebbe fornito pannoloni per incontinenti di qualità inferiore rispetto alla promessa.

Per le indagini è stata esaminata una mole immensa di documentazione relativa a gare d'appalto e alcuni riscontri sarebbero emersi grazie al confronto incrociato con le movimentazioni bancarie. Non sono mancati neanche i metodi classici d’indagine: osservazione, controllo e pedinamento, con rilievi fotografici degli incontri. In alcuni casi vi sarebbero state intercettazioni di conversazioni telefoniche e ambientali, in altri anche riprese video.

Senza dimenticare gli accertamenti sulla manomissione dei plichi contenenti le offerte e l’ascolto di diverse persone informate sui fatti. Tutto ciò che è emerso è confluito in una voluminosa ordinanza di 400 pagine che racconta cinque anni di malefatte all'ombra della sanità.

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