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Foto LeccePrima, tutti i diritti riservati.

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Lavoratori informatici in presidio all’Asl: “Acceleriamo le assunzioni”

Dopo il via libera alle internalizzazioni in Sanitaservice, è ancora tutto fermo nell'Azienda sanitaria locale. I dipendenti Edinform pagati in ritardo. Protestano le operatrici dei bimbi disabili, con loro anche una madre

 

 

LECCE -Attendono di essere assunti in Sanitaservice anche i 134 lavoratori del sistema informatico: Cup, Ced e personale di supporto amministrativo negli uffici della Asl di Lecce. Ma, nonostante il via libera della direzione generale, le lungaggini burocratiche proseguono e i lavoratori, ormai sulle spine, intendono accelerare la procedura.

Un’assemblea convocata dalle Rsu per questa mattina è diventata l’ennesimo sit in di protesta presso i locali di via Miglietta: ad appesantire la lunga attesa, infatti, c’è il ritardo nei pagamenti accumulato dalla ditta Edinform. “Un dipendente non riceve gli assegni addirittura da luglio”, denuncia Gianni Palazzo della Usb.

Nessuno sa spiegare il motivo dei ritardi sulla busta paga. Di certo, se la situazione non dovesse rientrare, il sindacato ha già in tasca la carta dello sciopero da proclamare dopo la pausa natalizia. “Alla luce di questa situazione, occorre procedere spediti con l’internalizzazione di tutto il personale, inviando semplicemente la delibera dell’azienda sanitaria a Bari, per l’avvallo della Regione Puglia”, spiega Palazzo che è riuscito a strappare un incontro con la dirigenza della Asl già per oggi.

Con le lavoratrici dei bambini disabili, protestano anche le madri

asl (3)-2Se i nodi della sanità si aggrovigliano tutti nei locali della direzione generale, il primo piano di via Miglietta è la sede deputata, ormai da un anno, alle occupazioni dei lavoratori. E da un paio di settimane ci sono anche loro, le 17 operatrici che assistevano i bambini con problemi di disabilità. Licenziate a settembre dalla Asl, per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo un comma della legge omnibus in virtù del quale erano state stabilizzate, “attendono risposte da tutti” ripetono scoraggiate.

Aspirano ad essere reintegrate dopo “più di dieci anni di esperienza e onorato servizio”, anche se il loro ruolo non rientra nei livelli di assistenza essenziale. E quindi sono un considerate un surplus, quasi “un lusso” per la Asl di Lecce.

Il volto più oscuro di questa vertenza è però nelle madri dei bambini assistiti,  molti dei quali rifiutano i nuovi assistenti temporanei, provenienti da cooperative. “Persone demotivate, prive della necessaria esperienze e spesso inadatte a lavorare con minore affetti da particolari patologie” spiega Tiziana. Sua figlia, nove anni, un problema di salute importante, rifiuta nettamente l’assistente rumena: la seconda che le hanno mandato dopo che Marcella, una signora che si è occupata di lei per anni, è stata licenziata.

La bambina non vuole più andare a scuola e Tiziana oggi era alla Asl per trovare una soluzione. Scriverà una lettera alla dirigenza, per richiedere il reintegro immediato della signora che ha storicamente seguito la figlia. E per sensibilizzare l’opinione pubblica e chi è chiamato a prendere decisioni, sulle competenze che, a suo dire, sono indispensabili per un lavoro che non si improvvisa. 

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