Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Assalti e spaccate: tre condanne e quattro assoluzioni per la "Banda della 166"

A distanza di circa nove anni il verdetto di primo grado per l'operazione condotta dalla Squadra mobile e denominata "Challenge"

LECCE – Si chiude con tre condanne e quattro assoluzioni il processo ai presunti esponenti della cosiddetta "banda della 166",. Un gruppo smantellato nel novembre del 2008 dagli uomini della squadra mobile di Lecce, all'epoca diretta da Annino Gargano, nel corso dell’operazione ribattezzata “Challenge”, la sfida. Un nome particolarmente evocativo, quello scelto. Perché di questo si trattò: una vera e propria sfida ad alta velocità, a cavallo del leccese e del brindisino, con la polizia, i carabinieri, le pattuglie di vigilanza. Spesso intercettati, riuscivano a svanire, sfrecciando a oltre 200 chilometri orari. I componenti del gruppo avrebbero eseguito furti e "spaccate" tra il 2007 ed il 2008 ai danni di distributori di carburanti, negozi, rivendite di tabacchi, abitazioni private. Sotto tiro, ogni tipo di attività.

I giudici hanno condannato a 7 anni e nove mesi Francesco Liuzzi, brindisino, 47enne; 6 anni e otto mesi per Angelo Balestra, 47enne di Brindisi; 5 anni per Alessandro Levante, 40enne di Trepuzzi. Assoluzione per Domenico Centocelle, 64enne di Galatone; Luciano Balestra, detto "Pierino", 46enne di Brindisi; Giuseppe Casilli, detto “Pino”, 55enne di Cellino San Marco; Leonardo Costa, 55enne di Corigliano d'Otranto. Nel collegio difensivo gli avvocati Ladislao Massari e Antonio Degli Atti.

Le indagini furono avviate gennaio del 2008, dopo una serie di assalti che sembravano ricondurre ad un'unica matrice, un gruppo in grado di agire con vetture di grossa cilindrata per seminare le forze dell'ordine. L'inchiesta permise di individuare i luoghi dove venivano nascoste le auto rubate per le azioni notturne, un'Alfa 166 ed un'Alfa 156 station wagon, entrambe con targa svizzera e rubate fra Lecce e provincia. In un garage sotterraneo di un'abitazione estiva della marina di Casalabate, la polizia identificò uno dei luoghi dove venivano nascosti refurtiva e mezzi. Era il marzo del 2008. Furono trovati la 156 e attrezzi vari: guanti, torce e soprattutto uno dei "mefisto" impiegati per nascondere i volti.

La 166 è fu invece scovata nelle campagne di San Vito dei Normanni, nel brindisino. La squadra mobile di Lecce, che operò con il reparto prevenzione crimine della questura di Brindisi, ritenne che fosse proprio questo il veicolo preferito per furti con "spaccata", ovvero sfondando le vetrate degli obiettivi prescelti con l'auto lanciata in velocità. Negozi, dunque, ma anche ruberie di auto, sempre di grossa cilindrata, che sarebbero poi state smistate verso i ricettatori.

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