Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Assalto in gioielleria da 200mila euro, quattro anni e due mesi al baby rapinatore

Davide Piliego, 20enne di Brindisi, è stato giudicato con il rito abbreviato in tribunale, dopo essere stato arrestato nel 2011 per un colpo da "Arte orafa", a Nardò. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna più pesante

Il negozio "Arte orafa".

 

LECCE – E’ stato condannato a una pena di quattro anni e due mesi di reclusione, Davide Piliego, 20enne di Brindisi, arrestato verso la fine del novembre dello scorso anno perché autore di una rapina in concorso ai danni della gioielleria “Arte orafa” di Nardò, avvenuta la sera del 4 dello stesso mese e che aveva fruttato preziosi per circa 200mila euro. La sentenza è stata emessa dal gup Antonia Martalò, nel processo con rito abbreviato che s’è svolto questa mattina. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei anni e sei mesi.  

La sera del 4 novembre scorso, due giovani (il complice di Piliego non è mai stato identificato), varcarono l'ingresso della gioielleria, con il volto scoperto. Finsero di essere interessati a un acquisto e mentre la commessa stava iniziando a mostrare alcuni preziosi, il titolare aprì la cassaforte per esibirne altri. Fu proprio in quel momento che i due abbandonarono le maniere garbate, per mostrare le loro reali intenzioni, esibendo anche una pistola.

Uno dei due rapinatori scavalcò il bancone ed ebbe una breve colluttazione con il titolare, Davide Ronzino, terminata quando quest'ultimo si ritrovò a sua volta con l'arma puntata addosso. Titolare e commessa furono quindi legati con fascette nere e rinchiusi all'interno del laboratorio. Oltre a sottrarre i gioielli, i due s’impossessarono anche dell'hard-disk del sistema di videosorveglianza, fuggendo a bordo di una Fiat Panda.

Davide Piliego-2-2-2Le indagini del commissariato di polizia di Nardò partirono da alcune cifre del numero di targa dell'auto, ottenuto grazie ad alcune testimonianze. Gli agenti riuscirono a comprendere che si trattava di un veicolo rubato a Brindisi alcuni giorni prima. L’auto fu poi ritrovata il giorno successivo alla rapina distrutta dalle fiamme, nei dintorni di Brindisi. Con il supporto della squadra mobile del capoluogo messapico, le indagini si orientarono verso alcuni giovani già noti del brindisino. E maturarono i primi sospetti Piliego.

Nel frattempo, la polizia, attraverso, scoprì anche il deposito di parte della refurtiva, in un garage usato da un altro giovane, per il quale venne a sua volta emessa un’ordinanza di custodia cautelare, anche se non fu rintracciato, nell’immediato.

Piliego, invece, che nel processo odierno era difeso dall'avvocato Daniela D'Amuri, fu raggiunto dal provvedimento d'arresto quand’era già in carcere, perché ritenuto uno dei tre autori di un'altra rapina, questa però non andata in porto per l’arrivo della polizia, avvenuta qualche giorno dopo a Ostuni. Insieme con lui, gli agenti del commissariato della “Città Bianca” sorpresero anche altri due ragazzi.

 

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