Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Assalto No Tav a Chiomonte: per la Cassazione non fu atto terroristico

Il caso vedeva al centro ancora una volta Graziano Mazzarelli, 24enne di Lecce, Lucio Alberti, 25enne di Segrate, e Nicola Sala, 27enne di Milano. Rischiavano un secondo processo dopo quello in cui sono stati condannati per l'assalto al cantiere dell'alta velocità

@TM News/Infophoto

LECCE – Non ci furono finalità terroristiche nell'assalto al cantiere. E ora è definitivo. La pronuncia della prima sezione della Corte di Cassazione (presidente Saverio Chieffi), chiude un capitolo importante sulla vicenda che verte sui lavori per l'alta velocità a Chiomonte e le proteste violente che ne sono scaturite. E' stato respinto, infatti, il ricorso presentato dalla Procura di Torino contro l'ordinanza del Tribunale del riesame piemontese.

I giudici avevano escluso le ipotesi di reato di attentati con finalità di terrorismo per l'assalto avvenuto nella notte fra il 13 e il 14 maggio del 2013 da parte di attivisti No Tav. E il caso vedeva al centro ancora una volta Graziano Mazzarelli, 24enne di Lecce, Lucio Alberti, 25enne di Segrate, e Nicola Sala, 27enne di Milano, difesi dagli avvocati Francesco Calabro del Foro di Lecce, Claudio Novaro del Foro di Torino, ed Eugenio Losco del Foro di Milano. Il rischio, per loro, era di affrontare un secondo processo dall’esito imprevedibile.

La notte degli scontri, vi fu un assalto portato simultaneamente verso quattro ingressi dell’area, con bombe carta, bottiglie incendiarie, materiale pirotecnico e anche razzi esplosi da un mortaio rudimentale. Tre cancelli furono bloccati con cavi d’acciaio, impedendo alle forze dell’ordine di muoversi

Per quell’assalto i tre imputati erano stati destinatari di due distinte ordinanze di custodia cautelare. La prima risale al luglio 2014, e riguardava i reati di porto d’armi da guerra, danneggiamento seguito da incendio e resistenza aggravata. Con la seconda, che arrivò dicembre, si contestarono però anche l’attentato per finalità terroristiche e l’atto di terrorismo con ordigni micidiali.

Dopo l’annullamento di questa seconda ordinanza, da parte dei giudici del Riesame, la Procura aveva scelto di procedere subito per i primi tre reati. Il processo di primo grado, come noto, si è concluso il 27 maggio scorso con la condanna a due anni e dieci mesi, contro i cinque e sei chiesti dai pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Andrea Padalino.

I due reati più gravi erano stati nel frattempo stralciati, in attesa che la Cassazione si pronunciasse sul ricorso. Ma ora è certo: non potrà essere inoltrata richiesta di rinvio a giudizio anche per le finalità terroristiche, dato che anche la Suprema corte ha ribadito che l’attentato non ebbe quel tipo di connotazioni.

Questa decisione potrebbe riflessi importanti, perché potrebbe comportare la rinuncia, da parte dei pubblici ministeri, all’appello nel processo che corre parallelo. Si tratta di quello a carico degli altri quattro giovani ritenuti autori dell'attentato e individuati in precedenza: Chiara Zenobi, Mattia Zanotti, Claudio Alberto e Niccolò Blasi.

Nel giudizio verso questi ultimi, infatti, rispetto a quanto accaduto per Mazzarelli e gli altri due, la Procura aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per tutti i reati ipotizzati, comuni e con finalità terroristiche. La Corte d’assise, tuttavia, li aveva assolti dai reati più gravi, per insussistenza del fatto.

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