menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La pineta in cui fu ritrovato il cadavere

La pineta in cui fu ritrovato il cadavere

Assassinò un uomo e immerse il suo corpo nell’acido muriatico: 30 anni

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna per Marco Barba, alias “U Tannatu”, il 47enne gallipolino accusato di aver assassinato Khalid Lagraidi il 23 giugno del 2016

GALLIPOLI - Sono stati confermati i 30 anni di reclusione inflitti a Marco Barba, alias “U Tannatu”, il pluripregiudicato 47enne gallipolino, accusato di aver assassinato il 23 giugno del 2016 Khalid Lagraidi, un 41enne originario del Marocco, e di aver immerso il suo cadavere in un fusto pieno di acido muriatico.

Così ha deciso la prima sezione della Corte di Cassazione, alla quale si era rivolto l’imputato attraverso l’avvocato difensore Fabrizio Marra.

Il dispositivo emesso dagli “ermellini” ha così lasciato invariato il verdetto emesso nel gennaio di due anni fa dalla Corte d’assise d’appello di Lecce (composta dal presidente Roberto Tanisi, a latere la collega Francesca Mariano, e i giudici popolari), che a sua volta aveva convalidato la pena contenuta nella sentenza del giudice per l’udienza preliminare (gup) Carlo Cazzella dinanzi al quale era stato discusso il processo con il rito abbreviato.

Barba rispondeva di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e di occultamento di cadavere. Reato, quest’ultimo, contestato anche alla figlia di Barba, Rosalba che, poi, schiacciata dai rimorsi, trovo il coraggio di denunciare il delitto e in seguito patteggiò una condanna a un anno e mezzo di reclusione.

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Alessio Coccioli (oggi procuratore aggiunto a Brindisi) e condotta dai carabinieri della compagnia di Gallipoli, portò in carcere “U Tannatu”, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. Stando alle indagini, Barba dopo aver colpito la il corpo del marocchino con un oggetto contundente si sarebbe procurato, oltre bidone e alla calce, anche un centinaio di bottiglie di acido muriatico per disfarsi di lui.

Durante l’interrogatorio di garanzia, l’arrestato spiegò di aver agito per gelosia nei riguardi della figlia che avrebbe avuto una relazione sentimentale con la vittima.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • Auto e moto

    Cambio gomme invernali: date e normativa per il 2021

  • Cura della persona

    Manicure semipermanente fai da te senza l’uso della lampada

  • Cucina

    Cavolo verza stufato da preparare in primavera

  • Cucina

    Trippa alla pugliese, oggi pranziamo così

Torna su

Canali

LeccePrima è in caricamento