Cronaca

Assegno per gli invalidi civili. In migliaia tirano un sospiro di sollievo

Si tratta di 21 mila in provincia di Lecce, 2.181 solo in città, interessati dal ritiro della circolare Inps che prevedeva il ricalcolo del reddito. Spi Cgil: “La nostra denuncia ha portato a questo risultato. Ma stiamo all’erta”

LECCE - I 21 mila percettori di assegno d’invalidità civile della provincia di Lecce (di cui 2.181 soltanto nel capoluogo) possono tirare un sospiro di sollievo, dal momento che è stata ritirata dall’Inps la circolare 149 del 28 dicembre, quel provvedimento cioè che ha creato tanto scalpore nei giorni scorsi. Un problema già denunciato, a livello nazionale, dallo Spi Cgil perché prevedeva che gli invalidi civili al 100 percento, per avere la pensione di invalidità, dovessero fare riferimento non più al reddito personale ma anche, a quello del coniuge.

Tuttavia, spiegano i sindacalisti, non c’è da stare tranquilli. “Conoscendo la voracità dell’Inps e la bramosia di fare cassa del presidente, Antonio Mastrapasqua, famoso ricoprire un numero spropositato di incarichi, non è da escludere che si ritorni a bomba. – avvisa una nota del sindacato - Per ora la netta opposizione dei sindacati dei pensionati, in particolare dello Spi, ha conseguito un importante successo”.

La direzione generale, infatti, con messaggio numero 717 del 14 gennaio a firma di Mario Nori, ha sospeso la circolare numero 149 del 28 dicembre 2012, con la quale (estendendo a tutti gli invalidi al 100 percento, percettori della “considerevole” somma di 275,87 euro al mese, una sentenza della Corte di cassazione, sezione lavoro numero 4677 del 25 febbraio 2011, nemmeno emessa a sezioni unite) invitava la direzione provinciale dell’Inps a riesaminare le 21mila prestazioni economiche. Al contrario di quanto avveniva in precedenza, aggiungono i sindacalisti, si esortava a conteggiare anche i redditi dei familiari e del coniuge.

Fino ad ora, infatti, per percepire l’intero assegno di 275 euro, si teneva conto del solo reddito personale dell’invalido, di importo non superiore a 16.127,30 euro lordi annui, ovvero 1.343,90 euro lordi al mese. La circolare di fine anno, ritirata il 14 gennaio dal direttore generale, ribaltava questo principio. A giudizio dello Spi Cgil provinciale, “per ora il pericolo è stato allontanato, ma occorre stare all’erta”.

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