Riforma della sicurezza e tagli alle forze di polizia: assemblea con i vertici del Sap

Incontro presso la questura di Lecce sui provvedimenti della Legge di stabilità. Presente il segretario nazionale Gianni Tonelli, al centro di forti polemiche per le dichiarazioni rese dopo la sentenza di appello sulla morte di Stefano Cucchi

Una foto dell'assemblea del 7 novembre.

LECCE – L’apparato di sicurezza va riformato con una razionalizzazione delle strutture. Parola di Sap, il sindacato autonomo di polizia, che ieri ha tenuto a Lecce un’assemblea con il personale iscritto. Presente, oltre al segretario provinciale Carlo Giannini, al presidente onorario Nicola Tanzi e al segretario nazionale Francesco Pulli, anche il segretario generale Gianni Tonelli finito nel mirino delle polemiche per alcune dichiarazioni rese dopo la sentenza di non colpevolezza non processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi.

Per il Sap bisogna partire dal dato oggettivo dei numeri contenuti nella legge di stabilità in cui sono previsti tagli per 310 milioni di euro al ministero dell’Interno, con 230 milioni in meno per il Dipartimento di pubblica sicurezza (e 30 decurtati dal fondo delle indennità). Il che si tradurrebbe in minori servizi. Secondo il sindacato la strada da seguire è quella dello snellimento dell’apparato di pubblica sicurezza: “Vi sono una serie di strutture infinite; nella città di Lecce per esempio, abbiamo molte centrali operative e uffici amministrativi e contabili per ogni forza di polizia. Purtroppo però l'unica risposta che abbiamo ricevuto, e che è la peggiore possibile, è invece che uno snellimento dell'apparato, una serie di tagli ai servizi. 267 uffici in tutta Italia, che incidono sulla polizia ferroviaria, polizia postale, squadra nautica e polizia di frontiera”.

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Il Sap per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della riforma, comunque necessaria: “Abbiamo ben 7 forze di polizia, 5 a carattere nazionale e 2 locali, senza contare vigili del fuoco e guardia costiera. È quindi necessario dar corso ad un processo di unificazione, pur parziale, delle forze di polizia, accorpando - tra l'altro - le polizie provinciali e regionali, e unificando nel Ministero dell’Interno i dipartimenti della Pubblica Sicurezza e dei Vigili del Fuoco. Siamo l’unico esempio al mondo di come si possono sprecare ingenti risorse economiche per mantenere un apparato di sicurezza ridondante, elefantiaco e poco efficiente sul piano economico e nel contempo proporre di ridurre la sicurezza dei cittadini chiudendo importanti presidi di sicurezza su tutto il territorio nazionale. Forse una vera riforma della sicurezza costa troppo in termini di posti Dirigenziali, Prefettizi o da Generali che unificando si sarebbe costretti a ridurre?”

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