Cronaca

Addetti all’assistenza oncologica, la protesta si sposta in Regione

I 100 operatori della provincia di Lecce, insieme ai sindacati Fsi ed Usb, si sono recati a Bari per incontrare il governatore. Servizio prorogato fino al 31 marzo e tavolo tecnico convocato a breve per una soluzione definitiva

BARI - Se Maometto non va alla montagna, i 100 addetti all’assistenza dei malati oncologici della provincia di Lecce si recheranno da Maometto, alias il numero uno della Regione Puglia, Nichi Vendola. Detto fatto, questa mattina i 50 operatori socio sanitari e i 50 autisti addetti al trasporto si sono recati a Bari per incontrare il presidente.

Da ieri, con l’ennesima occupazione dei tetti del polo oncologico “Vito Fazzi” di Lecce, la protesta ha ripreso fiato. “Il tempo dell’attesa è finito”, avvisano gli operatori: Vendola e i lavoratori si erano infatti lasciati, il 28 dicembre, con la promessa di incontrarsi immediatamente dopo le feste per individuare un percorso di “stabilizzazione” della loro professionalità. Il progetto di “assistenza ai malati oncologici”, durato a Lecce poco più di un anno e in scadenza a fine dicembre 2011 per mancanza di fondi, era stato prorogato per un altro mese. In vista di una soluzione definitiva.

Ma ci risiamo. Il conto alla rovescia fino al 31 gennaio è iniziato, e la conferma si una proroga del servizio fino al 31 marzo è arrivata solo oggi, al termine della seduta del consiglio di via Capruzzi. A breve si attende anche la convocazione di un nuovo tavolo tecnico, che offra risposte certe sul futuro di questa prestazione fondamentale per tutti i degenti salentini. Specie per chi non è più in condizioni di autosufficienza.

 Del resto, le strade percorribili non sono molte. “La proposta iniziale del precedente assessore alla Salute, Tommaso Fiore, era di assorbire i lavoratori in cooperativa, per poi passare attraverso la società in house, Sanitaservice, e attendere la fine del blocco del turn over, (imposto dal piano di rientro sanitario, ndr) per arrivare all’assunzione diretta da parte della Asl”, spiega Dario Cagnazzo, sindacalista Fsi.

Il direttore dell’azienda sanitaria leccese, Valdo Mellone avrebbe però bocciato l’idea della cooperativa, “considerando illegale l’assegnazione diretta di un budget di due milioni e mezzo di euro”, chiarisce Cagnazzo. Mellone è già all’opera per studiare un percorso alternativo che passa attraverso l’assegnazione dei 100 operatori alle associazioni di volontariato (vedi Lilt) che gestiscono un servizio simile. “Un’ipotesi che noi respingiamo nettamente”, avvisa il segretario Fsi.

Usb invece preme per l’assunzione di tutti in Sanitaservice: soluzione avanzata oggi al nuovo assessore regionale alla Sanità, Ettore Attolini che l’ha accolta con soddisfazione. “La proroga fino a marzo non può essere fine a se stessa, perché significherebbe prolungare l’agonia di un servizio che invece deve continuare. – sottolinea Palazzo – Bisogna sottrarre i lavoratori dall’incubo del contratto a termine, applicando loro il contratto della sanità privata”.

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