Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Assolta anche dall’ipotesi di omissione. Si chiude l’inchiesta a carico di Vitali

La dirigente dell’ufficio Demanio è stata assolta nel procedimento per la revoca di una concessione

LECCE - Assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste. Si chiude così il secondo capitolo della vicenda giudiziaria legata al rinnovo della concessione demaniale marittima per l’allestimento di un punto d’ormeggio nautico sul lungomare Marconi che aveva già visto archiviata, nel dicembre scorso, l’inchiesta a carico della ex dirigente della polizia municipale e dirigente dell’ufficio Demanio del Comune di Gallipoli, Paola Vitali, per il reato di abuso d’ufficio. Per quella stessa vicenda rimaneva in piedi, tra i capi di imputazione, l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio, con riferimento ad un’istanza di accesso agli atti del 2014, per la quale il giudice per le indagini preliminari, Simona Panzera, aveva disposto l’imputazione coatta. Sulla base di tale accusa si è celebrato il relativo processo che si è concluso ieri con l’assoluzione piena per la dirigente comunale, difesa dall’avvocato Giuseppe Corleto, perché il fatto non sussiste. La sentenza assolutoria è stata emessa dai giudici della seconda sezione collegiale del tribunale di Lecce, che hanno condiviso la richiesta di assoluzione formulata anche dal pubblico ministero e le argomentazioni portate in aula dal legale della Vitali.

La vicenda ha avuto i suoi risvolti giudiziari a seguito di una denuncia presentata da  un’imprenditrice gallipolina, che aveva ottenuto nel 2009 il rilascio di una concessione demaniale marittima per un punto d’ormeggio, che successivamente il Comune aveva revocato. Un procedimento tanto lungo quanto complesso, che risale a più di dieci anni fa e che si è snodato sotto l’egida di dirigenti diversi che si sono succeduti alla guida del settore demanio prima ancora della Vitali. La querelle burocratica ha avuto quindi i suoi strascichi giudiziari con il relativo ricorso e la denuncia formulata dall’imprenditrice, tramite i propri legali, che si riteneva penalizzata dalla decisione e anche dalla condotta degli uffici comunali e della sua dirigente. Da qui l’accusa ipotizzata a carico di Paola Vitali del reato di abuso d’ufficio e di omissione di atti d’ufficio, per la quale il pm ha chiesto, per ben due volte, l’archiviazione (nell’ultimo caso dopo supplemento istruttorio disposto dal gip), non ravvisando gli estremi di alcun reato e definendo “cristallina” la condotta tenuta dalla dirigente. La parte offesa, però, si era opposta alla richiesta di archiviazione della procura, fino al pronunciamento definitivo del giudice. Nello specifico in fase di indagini preliminari, con riferimento all’ipotesi di abuso d’ufficio, il gip non ha accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione già formulata dal pubblico ministero, ed ha disposto quindi l’archiviazione del procedimento, ritenendo “la notizia di reato oggettivamente e soggettivamente infondata e del tutto assente sia qualsiasi condotta contraria alla legge che qualsiasi volontà di ledere o favorire qualcuno”.

Per l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio, con riferimento all’istanza di accesso agli atti del 2014, il gip, come detto, aveva disposto l’imputazione coatta, sulla scorta della quale si è celebrato il processo che si è concluso con l’assoluzione piena per la Vitali perché il fatto non sussiste. “Accolgo con estrema soddisfazione l’esito di questa vicenda” il commento reso da Paola Vitali, “ho confidato sin da subito nella magistratura, certa della trasparenza e della correttezza del mio operato, forte della indiscutibile verità e giustizia della mia condotta. Valori questi imprescindibili ed irrinunciabili, che hanno da  sempre connotato la mia attività lavorativa e che costituiranno anche per il futuro la mia strada maestra”.

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