Assoluzione di Narracci, Tanisi: “Nessun comportamento anomalo da parte del pm Arnesano”

Lo ha dichiarato il presidente del collegio che giudicò l’ex direttore della Asl come testimone nel processo sul presunto scambio di favori tra il magistrato salentino e noti medici

POTENZA - Non usò l’auto aziendale per scopi personali: stabilì questa verità il processo per peculato e abuso d’ufficio nei riguardi dell’ex direttore della Asl di Lecce Ottavio Narracci. E per il giudice che era a capo del collegio giudicante, non ci fu alcun comportamento anomalo da parte del pubblico ministero Emilio Arnesano. Lo ha dichiarato oggi in aula, il presidente Roberto Tanisi davanti ai colleghi di Potenza, stavolta indossando i panni di testimone nel processo in cui il medico risponde di aver beneficiato del “sostegno” del pm che, secondo la magistratura potentina, condusse l’istruttoria dibattimentale in modo funzionale all’imputato piuttosto che all’accusa, così da sdebitarsi con l’amico Carlo Siciliano per l’acquisto vantaggioso di una barca avvenuto anni prima (nel 2014).

In particolare, secondo le indagini Arnesano che presenziò alle udienze (a partire dal novembre del 2015 fino al 1° febbraio 2017, giorno del verdetto), già al momento della richiesta prove rinunciò all’ascolto di un teste ritenuto il più importante, mentre ad altri avrebbe posto poche e generiche domande senza alcun approfondimento investigativo. E ancora: non produsse alcuni fogli di viaggio, poi acquisiti d'ufficio dallo stesso presidente “perché serviranno per capire cosa è successo”. Sul punto, Tanisi ha spiegato che quei documenti non erano stati inseriti nel fascicolo del pubblico ministero ma erano rimasti negli uffici della Guardia di Finanza.

Dall'analisi dei dati relativi al traffico telefonico, inoltre, fu possibile accertare che il 30 novembre 2016, quindi in piena istruttoria dibattimentale, Arnesano provò a contattare per due volte l'utenza intestata alla Asl di Lecce ma in uso a Narracci. Le chiamate non trovarono risposta, per “prudenza” del destinatario che conosceva l’identità del chiamante: l’interpretazione data dal gip Americo Palma che firmò l’ordinanza di custodia cautelare (eseguita lo scorso 6 dicembre), descrivendo la condotta “inaccettabile per un pm e giudice titolare del fascicolo che non prende contatti con il proprio imputato durante lo svolgimento di una delicata istruttoria dibattimentale relativa ad un processo nel quale peraltro si può pregiudicare la carriera del medico”. E a proposito di carriera, lo stesso giudice Palma aveva ripercorso quella di Narracci, facendo presente che una condanna avrebbe potuto comprometterla irrimediabilmente: già direttore sanitario dell'Asl di Lecce, all'epoca del processo è direttore generale dell'Asl della provincia di Barletta-Andria-Trani e un anno dopo la sua assoluzione diventa direttore generale dell'Asl Salentina.

Stando a quanto riferito da Tanisi (teste scelto dai difensori del magistrato, gli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia) tutto si svolse in modo regolare.

Per il gip Palma, invece, quella di Arnesano era invece “un’anomalia comportamentale che non è confinata solamente alle infelici ma non certo casuali scelte processuali del giudizio a carico del medico ma che si estende più ampiamente il singolare interessamento proprio quell'unico procedimento in evidente contraddizione con la segnalata anemia lavorativa del predetto sostituto”.

Di comportamento anomalo e singolare del pm aveva riferito in aula come teste dell’accusa anche il procuratore aggiunto di Lecce Elsa Valeria Mignone, che coordinò proprio l’inchiesta su Narracci.   

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