Accusati di aver provocato la morte di un neonato, assolti due medici

Per il giudice, Riccardo Piccinno e Agostino Vincenti non commisero errori al momento del parto nell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina. L’accusa aveva invocato 2 anni ciascuno

LECCE - Morì a cinque mesi per broncopolmonite, dopo un decorso clinico grave causato da errori commessi al momento del parto nell’ospedale “Santa Caterina Novella” a Galatina. Era questa l’accusa, omicidio colposo, che aveva mandato al banco degli imputati due medici: Riccardo Piccinno, 66 anni, di Aradeo, e Agostino Vincenti, 67, di Cutrofiano. Ma il processo, durante il quale il pubblico ministero aveva invocato la condanna a due anni di reclusione ciascuno, ha stabilito che gli imputati non ebbero alcuna responsabilità nel provocare l’infausto evento avvenuto il 22 giugno del 2011.

Assolti “perché il fatto non costituisce reato”, si è pronunciata così il giudice Bianca Maria Todaro che nei prossimi giorni metterà nero su bianco le motivazioni della sentenza.

La difesa (composta dagli avvocati Ester Nemola, Gabriella Mastrolia e Luigi Covella) aveva evidenziato, tra le altre cose, che non poteva essere considerata un errore l’applicazione per due volte della ventosa ostetrica (come sostenuto nel capo d’imputazione): essendo il limite previsto di tre e non essendo necessario un monitoraggio continuo perché non si trattava di una gravidanza a rischio.

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Oltretutto, secondo i difensori, la sofferenza fetale era dovuta al cordone breve e sottile che non favorì l'ossigenazione e costrinse la placenta a sopperire alla carenza di ossigeno causando così un danno al neonato. Il danno quindi non era attribuibile all’utilizzo della ventosa ma a un problema di ossigenazione del feto non prevedibile.

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