Stalking a tre cameriere e un'infermiera, assolto agente del carcere di Lecce

Per l'accusa, l'uomo, un 49enne, di Martano, perseguitò le quattro donne in servizio nel penitenziario, ma per il giudice il "fatto non sussiste"

Il carcere di Lecce.

LECCE - Era finito al banco degli imputati con l'accusa di aver perseguitato tre cameriere e un'infermiera in servizio nel carcere di “Borgo San Nicola”. Ma ieri, l'agente di polizia penitenziaria, M.M.S., 49 anni, di Martano, è stato assolto con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) dal reato di stalking. E' questo il verdetto emesso ieri dal giudice della prima sezione penale Annalisa De Benedictis. Per la pubblica accusa (il titolare del fascicolo d'inchiesta era il pubblico ministero Giuseppe Capoccia, oggi a capo della Procura di Crotone), il 49enne avrebbe meritato una condanna a dieci mesi perché, tra la primavera e l'estate del 2013, con le cameriere del bar dell'Eap (Ente di assistenza per il personale dell'amministrazione penitenziaria) si sarebbe rivolto con frasi equivoche a sfondo sessuale, e in altri casi, le avrebbe messe a disagio, lamentandosi in modo plateale del servizio.

Secondo il quadro accusatorio, l'agente sarebbe andato oltre con l'infermiera: l'avrebbe corteggiata in modo insistente, cercandola sul luogo di lavoro, invitandola a prendere un caffé, facendole trovare sull'auto biglietti anonimi con richieste di fidanzamento. E ai rifiuti della malcapitata, l'imputato avrebbe reagito in modo minaccioso. Insomma, queste le accuse che avevano dato il via al procedimento e che le presunte vittime (parte civile al processo con l'avvocato Patrizia Giammaruco) hanno confermato in aula.

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Ma il giudice De Benedictis, che finirà di mettere nero su bianco le motivazioni della sentenza entro novanta giorni, ha stabilito che “il fatto non sussiste”, accogliendo così la tesi dell'avvocato difensore Carlo Caracuta. Questi aveva inoltre fatto presente che, anche nell'ipotesi in cui l'atteggiamento dell'agente fosse stato insistente, non ha provocato danni in nessuna delle vittime, venendo così meno la condizione necessaria per poter giustificare il reato di stalk

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