Cronaca

Processo agli ultras per il derby del 2006: tutti assolti i quattordici imputati

Il verdetto emesso dal giudice Fabrizio Malagnino. E' stata accolta la linea difensiva, argomentata anche attraverso diverse riproduzioni digitali. Tra le accuse, l'istigazione alla disobbedienza delle leggi e violenza privata

Foto di Andrea Stella.

LECCE – Tutti assolti  i quattordici imputati di uno dei processi a carico di altrettanti tifosi giallorossi, alcuni appartenenti agli Ultrà Lecce. Si tratta, in particolare dell’inchiesta relativa a fatti riguardanti la stagione 2006/2007 e in particolare a tre partite: Lecce-Bari, Lecce-Parma (relativa all’accensione e lancio di torce in campo con sospensione dell’incontro) e Lecce-Piacenza. I quattordici tifosi giallorossi erano accusati a vario titolo di scontri con le opposte fazioni e con le forze dell’ordine, istigazione alla disobbedienza delle leggi, accensione e lancio di torce in campo con sospensione dell’incontro, favoreggiamento e violenza privata (secondo l’accusa gli ultras, con metodi minacciosi, avrebbero intimato agli altri tifosi di abbandonare la curva). 

Tra le accuse contestate inizialmente, erano già cadute l’associazione a delinquere e altre che avrebbero fatto riferimento a persone che non erano presenti. Nel corso del dibattimento sono inoltre emerse alcune contraddizioni e imprecisioni da parte degli investigatori. A processo erano finiti: Andrea De Mitri, 37enne di Lecce; Marco Cannone, 36enne di Lecce; Renato Orlando, 41enne di Morciano di Leuca; Salvatore De Matteis, 34enne di Lecce; Stefano Masciullo, 46enne di San Donato di Lecce; Simone Schipa, 42enne di Lecce; Tommaso Caputo, 30enne di Zollino; Giancarlo Serio, 36enne di Surbo; Rocco Durante, 28enne di Leverano; Mirko Quarta, 33enne di Lecce; Alessandro Bosco, 29enne di Lecce; Stefano Luperto, 36enne di Lecce; Alessandro Chiriatti, 38enne di Lecce; ed Emanuele Fuso, 29enne di Lecce.
Oggi, al termine di un lungo processo, il giudice Fabrizio Malagnino ha assolto tutti gli imputati al termine di una breve camera di consiglio (circa mezz’ora), sposando in pieno la tesi difensiva. In poco più di un’ora e mezza l’avvocato Giuseppe Milli (difensore di nove degli imputati) aveva, attraverso una complessa e dettagliatissima memoria difensiva interattiva, smontato punto dopo punto la tesi accusatoria. Il penalista leccese ha dimostrato, attraverso riscontri temporali, ricostruzione dei luoghi, mappe, testimonianze, analisi tecniche e riproduzioni digitali, come non vi fosse alcuna connessione tra i reati contestati e i suoi assistiti. Alcuni passaggi della memoria, raccolti in un Dvd già depositato agli atti, sono stati visionati in aula. Un’arringa difensiva cui si sono associati anche gli altri legali, gli avvocati Renata Minafra, Fabio Valenti, Massimo Franco e Nicola Caroli.
“E’ la vittoria di questi ragazzi che per oltre sei anni hanno subito la gogna mediatica – ha commentato l’avvocato Giuseppe Milli –. Questa sentenza rende loro giustizia, ripagando almeno in parte chi ha dovuto subire un lungo processo e il Daspo per tre anni, perdendo in alcuni casi anche il posto di lavoro”. 
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