Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Il poker live non è un gioco d'azzardo, assolto titolare di un circolo

Il giudice della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, Fabrizio Malagnino, ha assolto Antonio Zambrini, stabilendo che per il gioco del poker, nella variante "Texas Hold'em" in modalità torneo, il reato non sussiste

Il Tribunale di Lecce

 

LECCE – Quella con cui il giudice della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, Fabrizio Malagnino, ha assolto Antonio Zambrini, titolare del circolo “Salento Hold’em poker club” di Lecce, è una sentenza che potrebbe cambiare le sorti del “Texas Hold’em”, il celebre poker texano ormai diffusissimo anche da noi. Nella sentenza, infatti, il giudice ha stabilito che il reato non sussiste poiché il poker, nella variante “Texas Hold’em” in modalità torneo, non è un gioco d’azzardo ma di abilità e che, in mancanza in di una vera regolamentazione, praticare il poker live nei circoli per il momento non costituisce reato. Il pubblico ministero, invece, aveva chiesto per l'imputato una condanna a tre mesi di reclusione e un’ammenda da 500 euro, per aver organizzato eventi che prevedevano giochi d'azzardo.

Nella sentenza si evidenzia che senza una regolamentazione del settore non si compie reato se si organizza un evento dove “i partecipanti versano una quota di iscrizione (in questo caso di 30 euro) e la possibile vincita viene costituita da un premio in natura (nel caso specifico un viaggio per due persone)”. I partecipanti “non possono utilizzare il proprio denaro per effettuare puntate ma sono dotati di un monte gettoni (dal valore puramente nominale) di partenza uguale per tutti. Lo scopo del gioco è riuscire ad accumulare tutti i gettoni in gioco e l'esito della vittoria finale è remunerato con un premio generalmente in natura”.

Lo stesso giudice Fabrizio Malagnino spazza ogni dubbio scrivendo: “Nessun giudice sano di mente condannerebbe mai per gioco d’azzardo quattro ragazzi che si fossero riuniti per giocare una partita a “Monopoli” (il noto gioco da tavolo finalizzato all’accumulo di soldi finti in base ai risultati combinati di dadi e carte) con in palio il biglietto di ingresso ad un concerto; viceversa, gli stessi ragazzi andrebbero condannati se sorpresi a giocare a “Monopoli” adoperando soldi veri anziché i noti biglietti fac-simile”.

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