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Asta pilotata per l’acquisto di un terreno: in cinque a processo. Anche due avvocati

Per l’accusa, l’aggiudicazione della gara fu frutto di un accordo illecito tra gli interessati per i quali oggi il giudice Rizzo ha disposto il rinvio a giudizio. La prima udienza si terrà il 7 maggio prossimo

ARADEO - Accordi illeciti per l’acquisto di un terreno messo all’asta: su questo verterà il processo che si aprirà col rito ordinario il prossimo 7 maggio davanti al giudice della seconda sezione penale del tribunale di Lecce Silvia Saracino nei riguardi dell’avvocato Angelo Mattia Greco, 33enne di Nardò, di Salvatore Palmieri, 63 anni, del figlio Marco, 44, di Aradeo, dell’avvocato Nicola Tramacere, 39, e di Marco Calò, 45 anni, anche questi di Aradeo.

La decisione che la vicenda meriti di essere approfondita a dibattimento è stata presa questa mattina dal giudice Marcello Rizzo, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, il magistrato che ha condotto le indagini con la guardia di finanza di Gallipoli.

A dare il via all’inchiesta fu la denuncia sporta dalla proprietaria del terreno ad Aradeo, messo all’asta pubblica il 13 novembre del 2018 , alla quale fu allegata anche la conversazione “compromettente” avuta con coloro i quali si aggiudicarono la gara, i due Palmieri, registrata a loro insaputa. Dal colloquio si evincerebbe che la vincita sarebbe stata frutto di un patto.

In particolare, secondo l’accusa, padre e figlio, con il loro avvocato Mattia Greco, avrebbero pagato l’avvocato Tramacere e il suo assistito Marco Calò per non partecipare alla gara, con la somma di 100 euro in contanti, più un assegno postdatato di 3.800 euro.

Per questo, nel processo che si aprirà per tutti a maggio, i primi tre risponderanno del reato di turbata libertà degli incanti, mentre gli altri due di quello di astensione dagli incanti.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Giuseppe Bonsegna, Rita Ciccarese, Giuseppe Corleto e Luigi Greco che oggi, durante l’udienza preliminare, avevano chiesto al giudice Rizzo il “non luogo a procedere”.

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