Cronaca

Aste giudiziarie, accusata di trattenere le cauzioni, condannata l’ex titolare di una società

La sentenza in abbreviato per Rossana Tornese è di cinque anni, due mesi e 20 giorni, più confisca dei beni per 87mila euro, valore complessivo delle somme che non sarebbero state restituite ai clienti

LECCE - E’ di cinque anni, due mesi e venti giorni di reclusione, la condanna inflitta a Rossana Tornese, la 45enne leccese accusata di essersi intascata le cauzioni versate dai clienti alla Ivg, società impegnata nelle aste giudiziarie, di cui era rappresentante legale.

La sentenza è stata emessa oggi dal giudice Sergio Tosi al termine del processo con rito abbreviato chiesto dall’imputata (attraverso gli avvocati Paolo Pepe e Federico Martella) dopo che le era stato notificato il decreto di giudizio immediato (con il quale viene fissato il processo ordinario senza il passaggio intermedio dell’udienza preliminare).

Secondo l’accusa, la somma di cui si sarebbe appropriata la donna è di circa 87mila euro e per lo stesso importo, il giudice ha disposto la confisca dei beni nei riguardi della Ivg, precisando che nel caso in cui questo non fosse possibile, il provvedimento colpirà direttamente il patrimonio di Tornese.

Non solo. Il verdetto ha imposto anche il risarcimento delle parti civili (cinque) per complessivi 26.560 euro, più gli interessi, maturati dal momento in cui le somme avrebbero dovuto essere versate sul libretto di deposito giudiziario delle procedure o avrebbero dovuto essere restituite, e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Stando agli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza con il pubblico ministero Maria Vallefuoco (che oggi aveva chiesto al giudice una condanna a sei anni), proprio in seguito alla denuncia dei partecipanti alle gare, per quattordici volte, la titolare avrebbe trattenuto le somme versate a titolo di cauzione e per diciannove del ricavo legato alla vendita dei beni pignorati. Questa l’accusa (peculato) che il 3 luglio scorso aprì alla donna le porte del carcere di Roma, città dove soggiornava al momento dell’arresto, poi di quelle di Lecce, ottenendo i domiciliari qualche giorno dopo.

La donna si è difesa sostenendo di non aver amministrato lei la società, ma alla luce del verdetto, le valutazioni del giudice sono state differenti, tanto da aver ottenuto l'assoluzione (“perché il fatto non sussiste”) solo per uno dei 36 capi d’accusa. Di più se ne saprà nelle prossime ore, quando saranno depositate le motivazioni della sentenza e i difensori valuteranno il ricorso in appello.

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